La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.

Martin Luther King

Se vedi la carità, vedi la Trinità.

( Sant'Agostino )

lunedì 15 settembre 2014

LA VITA DELLA MADONNA
 Secondo le contemplazioni
della pia Suora STIGMATIZZATA
Anna Caterina Emmerick


Capitolo X

135 – Aspetto di Maria Santissima e Maddalena durante la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo


Marzo 1823 – Domenica Laetare, Festa di San Giuseppe. In­terruzione delle visioni sulla Passione di Gesù Cristo.

Le visioni di Suor Emmerick della Passione di Nostro Signore ac­compagnarono la Veggente dal 18 febbraio all’8 marzo, vigilia della quarta domenica di Quaresima. 


In questo periodo fu assorta in quotidiana contemplazione, soffrendo indicibili pene nel 
corpo e nello spirito. La veggente sembrava completa­mente rapita da queste visioni, come se avesse l’anima chiusa ad ogni sensazione esteriore.

Il suo viso aveva assunto l’aspetto di una persona sottoposta a duri supplizi: un sudore sanguinoso scorreva spesso sulle sue spalle e sul dorso, così abbondante che ogni cosa intorno a lei ne fu inondata e lo stesso letto ne rimase inzuppato. 

La pia Suora soffriva una sete tremenda, e, specialmente al mattino, la sua bocca appariva disseccata e la lingua contratta e ritirata. 

Sabato 8 marzo 1823, Anna Caterina finì di narrare, con visibili sofferenze, la flagellazione di Gesù. Col calar deI sole queste visioni
s’in­terruppero completamente. 

Il giorno di San Giuseppe Suor Emmerick vide solo alcune scene della vita del Santo e descrisse pure l’aspetto della Santa Vergine e di Maddalena.

Oggi, Domenica Laetare e festa di San Giuseppe, non ho avuto alcuna visione sulla Passione di Nostro Signore, ma invece ho visto la Santissima Vergine, che mi ha spiegato tutte quelle cose che avevo dimenticato o che non avevo compreso. 

Le guance della Madonna erano pallide e smunte, 
il naso di linea purissima e sottile, gli occhi rossi come se fossero insanguina­ti dal gran piangere. Indescrivibile è il suo aspetto semplice e mo­desto. 

Da ieri sera ha errato continuamente in mezzo alla folla per le vie di Gerusalemme e poi attraverso la valle di Giosafat, eppu­re nulla vi è di scomposto nelle sue vesti, né alcun disordine: non vi è una piega nel suo abbigliamento dalla quale non traspaia la sua santità; tutto in Lei è semplice, degno, puro e innocente. Il suo modo di guardare è regale, e le pieghe del suo velo, quando Ella si volge, danno al suo movimento singolare maestà. 

I suoi movimenti e tutto il suo contegno sono semplici, calmi e allo stesso tempo dignitosi. 
La sua veste è inumidita dalla rugiada della notte e dalle ab­bondanti lacrime versate, mentre Lei appare pulita e bene ordinata in ogni cosa. 

La Vergine è bella, di una bellezza inesprimibile ed assolutamente soprannaturale; bellezza ineffabile, fatta di purezza, semplicità, maestà e santità.

Maddalena invece appare di tutt’altro aspetto: è più alta e robusta di Maria, nella sua persona e nei movimenti c’è qualche cosa di più accentuato. 

La passione, il pentimento, il dolore e la disperazione l’hanno sfigurata. Vedo le sue vesti, inzuppate e in­zaccherate di fango, in disordine e lacere; i suoi lunghi capelli ca­dono sciolti sotto il velo umido, pressoché ridotto in cenci. E tut­ta sconvolta, non pensa ad altro che al suo dolore ed ha l’aria d’una pazza. Molte persone di Magdalum e dei dintorni, dirette al tempio di Gerusalemme, la segnano a dito, perché l’hanno vista passare da una vita fastosa e piena di scandalo ad un’esistenza na­scosta e ritirata. Ma ella non si accorge di nulla, tanto è immersa nel suo dolore.

136 – La Madonna sviene di fronte al giudizio di Pilato Il culto mistico della Via Crucis


Quando Suor Emmerick ricominciò ad avere le visioni sulla Passione di Gesù e la coronazione di spine, fu presa da febbre fortissima e fu assalita da una sete ardente. Dopo un certo tempo riuscì a narrare come segue:

Vidi Gesù in piedi, sotto i gradini del tribunale in mezzo agli arcieri, esposto al dileggio e al furore dei nemici. “Così io condanno Gesù Nazareno, re dei Giudei, ad essere crocifisso” e, così dicendo, Pilato ordinò agli arcieri di portare la Croce. 

La Santa Vergine, che dopo la flagellazione si era ritirata spezzata dal dolore, si gettò nuovamente tra la folla per udire la sen­tenza di morte del Figlio suo e Dio. La Madonna, appena udite le parole di Pilato, si senti mancare come se la vita l’avesse ab­bandonata; ormai non c’era più dubbio: la morte più crudele, do­lorosa e ignominiosa, era stata decisa per il suo dilettissimo Figliolo e Salvatore.

Allora Giovanni e le pie donne la portarono via affinché quei ciechi non si rendessero ancor più colpevoli insultando la Madre del loro Salvatore. 

Non appena l’Addolorata fu in grado di sorreggersi da sola, si fece condurre di nuovo nei luoghi dove il suo Figliolo aveva tanto sofferto, poiché voleva compiere il mistico sacrificio di coprire con le sue lacrime il Sangue di Gesù. Le sue compagne dovettero accompagnarla quindi un’altra volta di stazione in stazione. Con questa consacrazione l’Addolorata divenne Lei stessa e de­finitivamente Chiesa vivente, Madre comune di tutti i Cristiani. 

Così come Giacobbe eresse a monumento, e consacrò con l’olio la pietra accanto alla quale aveva ricevuto la Promessa. 
Vidi ancora Pilato mentre sottoscriveva definitivamente il giu­dizio. 
I due ladroni erano già stati condannati alla croce, ma la loro esecuzione era stata protratta fino a quel giorno su proposta del Sommo Sacerdote. 

Infatti costui intendeva fare a Gesù un insulto maggiore, associandolo nel suo supplizio a malfattori della peggior specie. 

Le croci dei ladroni giacevano a terra accanto a loro, men­tre quella di Gesù veniva appena portata.

Mentre la Madre di Dio visitava i luoghi della sofferenza di suo Figlio, udì il suono agghiacciante delle trombe che annunziavano il muoversi del corteo di Pilato verso il Calvario. Ella allora volle rivedere Gesù, e pregò perciò Giovanni di condurla in uno dei luoghi presso i quali Gesù doveva passare. Allora, percorrendo uno dei lati della piazza dalla quale era usci­to il Redentore, passarono attraverso porte e viuzze laterali 
ordi­nariamente chiuse, ma che in quel giorno erano rimaste aperte per non ostacolare l’enorme folla accorsa a Gerusalemme. Entrarono poi dal lato occidentale di un palazzo con un grande portone aperto. 

Non mi è chiaro se questa costruzione fosse un’appendice del palazzo di Pilato, col quale sembra comunicare con viali e cortili, oppure la dimora del Sommo Sacerdote Caifa. 

Giovanni ottenne da un servo di questo palazzo la misericordia di passare attraverso quel portone con l’Addolorata e con quelli che l’accompagnavano. Costui li fece entrare e si prestò ad aprir loro il portone dalla parte opposta. Erano con loro un nipote di Giuseppe d’Arimatea e Su­sanna, inoltre vidi Giovanna Cusa e Salomè di Gerusalemme.



137 – Seconda caduta di Gesù sotto la Croce. La Santa Vergine abbraccia Gesù

La Madre di Dio, pallida in volto e con gli occhi rossi di pian­to, attraversò questa casa. Mi sentii straziare il cuore quando la vidi, avvolta in un mantello grigio-azzurro, tremante e senza for­ze per reggersi. Frattanto il clamore e gli squilli di tromba, an­nunzianti che un condannato veniva condotto alla crocifissione si avvicinavano. 

Mentre pregava, Maria chiese a Giovanni: “Debbo stare a guardare o debbo fuggire? Come potrò sopportare tanto strazio?” 
Giovanni allora Le rispose: “Se tu non rimanessi, più tardi te ne pentiresti”. 

Si fermarono allora sotto il portone orientale che era stato loro aperto, e stettero fermi guardando giù per la via che saliva. Un altro suono di tromba, questa volta più vicino, trapassò il cuore della Vergine. Il triste corteo era visibile e si avvicinava, era ormai a un’ottantina di passi da quel portone.

La Madre Addolo­rata vide avanzare con aria insolente e trionfante coloro che por­tavano gli strumenti del supplizio, allora incominciò a tremare, a gemere e a torcersi le mani. 

Uno di quei miserabili, pieno di ar­roganza, chiese: “Chi è quella donna che si lamenta?”. Un altro ri­spose: “È la madre del Galileo”. Appena udirono queste parole tutti quegli scellerati colmaro­no di beffe la Madre Dolorosa.

 Uno di essi prese perfino i chiodi che dovevano attaccare Gesù alla Croce e li presentò in atto can­zonatorio sulla mano aperta alla Vergine. A quella vista la Santa Madre fu spezzata dal Dolore, pallida come un cadavere e con le labbra livide, giungendo le mani si appoggiò alla porta per non cadere. 

I farisei passarono per primi orgogliosi sui loro cavalli, poi un bambino che portava l’iscrizione, infine lo seguiva di due passi il Figlio di Dio, suo Figlio, il Santissimo, il Redentore, il suo amato Gesù, barcollante, curvo sotto il pesante fardello e scostante doloro­samente la sua testa coronata di spine dalla pesante croce che gra­vava sulla sua spalla, mentre gli arcieri lo tiravano avanti con le corde. 

Vidi il suo volto livido, sanguinante, contuso, la barba inon­data dal sangue mezzo coagulato che ne incollava insieme tutti i peli. I suoi occhi spenti e insanguinati gettarono uno sguardo tri­ste e compassionevole alla Madre Dolorosa; poi, inciampando sot­to il peso della Croce, cadde per la seconda volta sulle ginocchia. 

L’Addolorata, violentata da quel dolore immenso, non vide né soldati e neppure carnefici, non vide nemmeno il suo amatissimo Figliolo ridotto in quello stato miserando, ma si precipitò dalla porta orientale della casa in mezzo agli sbirri che maltrattavano suo Figlio, e nel tentativo di abbracciarlo cadde in ginocchio vici­no a Lui, 
poi riuscì a stringerlo tra le braccia. 

Io udii pronunciare: “Figlio!”, “Madre mia!”, ma non sono certa se queste parole furo­no pronunciate realmente o soltanto nel loro spirito. Vi fu allora un momento di disordine generale nel quale Gio­vanni e le pie donne volevano rialzare Maria. 

Gli sbirri la ingiuriarono e uno di essi disse: “Donna, che vieni a fare qui? Se tu lo avessi educato meglio, non sarebbe fra le nostri mani!”

 Vidi alcuni soldati tuttavia commossi: ognuno di loro aveva ancora, o aveva avuto, una mamma. Così respinsero la Santa Ver­gine ma non ebbero il coraggio di farLe del male. Circondata da Giovanni e dalle pie donne, l’Addolorata fu portata via e il cor­teo proseguì il cammino. Ella cadde in ginocchio contro la pietra angolare della porta; quando cadde voltava le spalle al corteo. Le mani della Vergine toccarono a una certa altezza la pietra contro la quale si era accasciata. 

Era una pietra venata di verde, le ginoc­chia della Santa Vergine vi lasciarono delle cavità, e le sue mani lasciarono pure dei segni, sebbene meno profondi, nel punto dove le aveva appoggiate.

Erano delle impronte un po’ confuse, simili a quelle che la mano lascia su una densa pasta. Più tardi questa pietra fu trasportata nella prima chiesa 
catto­lica, quella eretta presso la piscina di Bethsaida sotto l’episcopato di San Giacomo Minore. Ho visto parecchie volte, in occasione di grandi avvenimenti, le impronte dei Santi prodursi sulle pietre. 
Da qui il detto: Le pietre si commuoveranno. 

La verità eterna trasmette in tutti i modi sante testimonianze. La Madonna fu dunque portata all’interno della casa di cui fu chiusa la porta. Vidi frattanto che la soldataglia aveva rialzato Gesù, caduto sotto il peso della Croce, e gli avevano sistemato la Croce sulle spalle in altro modo. 

In mezzo al popolaccio che seguiva il corteo lanciando maledizioni e ingiurie, vidi alcune figure di donne ve­late e piangenti.
(continua)