La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.

Martin Luther King

Se vedi la carità, vedi la Trinità.

( Sant'Agostino )

venerdì 24 agosto 2012

IL SILENZIO



“Sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene”. 

(S. Agostino)







“L’orazione e il silenzio sono fratelli.  Dio non sta nel tuono. Dio non sta nell’uragano. Nel silenzio interiore sta Dio!”.

Il nostro mondo, così saturo di rumore e di parole vuote, sente in cambio una notevole nostalgia del silenzio. E il bello è che per soddisfarla non abbiamo bisogno di costruirci un mondo distinto da questo, di uno spazio fra l’artificiale e l’immaginario. Perché già in questo nostro stesso mondo, fra di noi, esiste una “Chiesa dei silenziosi”, la grande assemblea di tutti gli oranti disseminati per il pianeta. Ecco la risposta per la nostra nostalgia!


Il Silenzio. 


In fondo a noi stessi esiste come una vena freatica, come un sostrato di silenzio: uno spazio la cui acustica è l’unica che permette l’ascolto di certi balbettii e gemiti della nostra storia particolare. Una solitudine dove cercare e scoprire la propria identità. Soprattutto dove affrontare l’appassionata avventura del nostro “dialogo con Dio”.

Dal momento in cui Dio si fece interlocutore e Parola, si mostrò a noi anche come Amico che conversa con noi. D’allora, questo dialogo,  che si può svolgere nel silenzio, feconda la nostra società, introduce  in essa la salvezza che scende nella storia, il divino che penetra l’umano e l’umano che entra nell’eternità.
Si tratta, però di un tipo di conversazione – sarebbe meglio chiamarla rivelazione – che ha origine nel più insondabile silenzio e che nel silenzio deve essere ascoltata.
Il silenzio ha costruito la storia. Se ritorniamo alle fonti, costatiamo effettivamente che l’origine stessa della rivelazione si perde nel silenzio. Da quello in cui risuonava la Parola che si convertiva in luce, mari, terre o esseri viventi nei giorni della Creazione e mentre lo Spirito di Yahvè volteggiava sulle acque…, fino alla “pienezza dei tempi”, in cui si svela a noi lo stesso mistero di Cristo, “rimasto nascosto nei secoli nell’eterno silenzio divino” (Rom 16, 25 ).
Se ripercorriamo lo svolgersi della storia della salvezza. Costatiamo ugualmente che il silenzio è stato la forgia da cui sono scaturite quelle figure che noi chiamiamo “santi”. In quel clima, fatto di ascolto, meraviglia e balbettii sotto forma di risposta, sono sorte tutte l’esperienze profetiche e tutte le comunicazioni divine. In esso maturarono tutte le personali generosità e le decisioni che cambiarono la storia. Sotto il suo dettato si redassero le grandi pagine che oggi impreziosiscono le nostre biblioteche di spiritualità.
Un teologo orientale, O. Clemente, nella sua opera “Il volto interiore”, scrive: “La parola chiave dell’antica spiritualità monastica è “esichia” in Oriente, e “quiete” in Occidente. Si tratta in ambedue i casi di un silenzio fatto come di pace, di godimento, di “riposo”…, di una componente molto simile a quella che esprimiamo quando annunciamo che lo Spirito scese su Gesù Cristo.

Al contrario, oggi, non solo il rumore, ma persino una rara specie di silenzio fatto di auto deificazione, minaccia l’Occidente, e il Cristianesimo stesso. Per questo, l’Occidente non deve dimenticare che solamente un Cristianesimo fatto di ascolto della Parola di Dio, in un’atmosfera di silenzio, può salvarci, liberarci dalla vana chiacchiera o dai silenzi alienanti. Per questo la Chiesa cercò sempre la forza di questo Spirito per fecondare la sua preghiera silenziosa. Senza di Lui, infatti, non si ode né la Parola, né sorge la risposta dell’orante. Diceva a questo proposito Paolo VI: “La Chiesa non sarebbe più Chiesa se nell’attuazione della carità fraterna non vi anteponesse la carità divina; e questo esige il colloquio silenzioso dell’anima, nell’anima si è reso presente – le parole sue, infantili e superlative, balbettanti, piangenti, supplicanti, esultanti e cantanti, ma sue, segrete e forse solo a Dio comprensibili…, e forse dallo Spirito stesso in noi  e per noi pronunciate ineffabilmente con gemiti inesprimibili”.

 (Da "Pregare" Ed. OCD Roma )