La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.

Martin Luther King

Se vedi la carità, vedi la Trinità.

( Sant'Agostino )

sabato 1 settembre 2012



Dipinto dell'esimio Artista Fernand Toussaint


"Quando il silenzio è puro dono"


E’ come un terzo passo in questa scalata del silenzio. Si compie quando si giunge ad un silenzio di gratuità assoluta… che non proviene dalle nostre arti di “far” raccoglimento. E si dà quando l’uomo si sperimenta immerso in un misterioso movimento di attrazione verso Dio  (o come ci spiega S. Giovanni della Croce: in “un’ attenzione generale e amorosa”).
Ma occorre che la fiamma sia viva e che all’atteggiamento di adorazione e di gratuità corrisponda effettivamente una totale resa alla volontà di Dio, un’assenza di ricerca di sé e una piena disponibilità al servizio del Signore.
Allora, tutto tace, non solo all’esterno, alla “periferia” dell’orante, ma anche dentro  di lui. Tacciono le parole, i ricordi, i sentimenti, i ragionamenti.  Tacciono…  e si produce il silenzio pieno.
 Una specie di “alto – o profondo – silenzio”.
Dio appare come concentrato in un punto del cuore; questo l’accoglie e la volontà gli si dona completamente.
E’ il “divino silenzio” che tracciò S. Giovanni della Croce sulla cima del suo Monte. Questa è la preghiera totale cui allude la formula  liturgica, quando recita: “silentium Tibi laus”, il silenzio è una lode per Te.

Elisabetta della Trinità è una testimone qualificata di questa preghiera silenziosa, suscitata in noi dalla presenza del Signore, mediante l’inabitazione trinitaria. “ Dio scava abissi nella mia anima: profondità che Lui solo può colmare. E in questo modo m’introduce in un silenzio profondo da cui non vorrei giammai uscirne”.
Non esistono tecniche possibili che conducano a queste zone di “alta silentia”. Stiamo varcando le soglie della contemplazione, e la contemplazione è pura gratuità, posta molto al di là dei nostri poveri sforzi. Molto al di là dei nostri piccoli meriti umani.
Che però nessuno consideri questi “spazi” come qualcosa somigliante alla “Città proibita”. No. Ogni cristiano è chiamato per il battesimo a gustare queste meraviglie. Il fondamento sta nell’esplicita volontà di Dio di fissare in noi la sua dimora, secondo le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni (14,23): “Se qualcuno mi ama, osserverà le mie parole, e il Padre mio lo amerà e verremo a lui e fisseremo in lui la nostra dimora”.
Ma non si tratta di una specie d’assorbimento del nostro essere nell’essere di Dio, perché Egli è diverso da noi. Non è possibile la fusione, che sarebbe indegna di Lui e di noi; ma è possibile la comunione, che non annulla la diversità che esiste ed esisterà fra Dio e la creatura. Per questo, tale grazia d’altissima preghiera contemplativa non può essere il frutto o il risultato di una tecnica. Non è neppure un debito che Dio ha verso di noi per i nostri meriti. Si tratta di un dono che bisogna chiedere con umiltà, e al quale è necessario disporvisi con purezza. Proprio perché  è dono, alla presenza di un Dio che riempie il silenzio contemplativo non si può rispondere se non con la medesima gratuità del dono di una preghiera adorante, silenziosa.

Siamo al vertice di un silenzio che possiamo definire contemplativo, unificazione della fede e dell’amore in Dio per ascoltare e per rispondere.
Un silenzio pieno di Dio, un’ineffabile comunione che si può avverare nella preghiera del cristiano, che è chiamato alla contemplazione  già a partire dalla grazia del battesimo.


(Da "Pregare" Ed. OCD Roma )