"Quando il silenzio è puro dono"
E’ come un terzo passo in questa scalata del silenzio. Si
compie quando si giunge ad un silenzio di gratuità assoluta… che non proviene
dalle nostre arti di “far” raccoglimento. E si dà quando l’uomo si sperimenta
immerso in un misterioso movimento di attrazione verso Dio (o come ci spiega S. Giovanni della Croce: in
“un’ attenzione generale e amorosa”).
Ma occorre che la fiamma sia viva e che all’atteggiamento di
adorazione e di gratuità corrisponda effettivamente una totale resa alla
volontà di Dio, un’assenza di ricerca di sé e una piena disponibilità al
servizio del Signore.
Allora, tutto tace, non solo all’esterno, alla “periferia”
dell’orante, ma anche dentro di lui.
Tacciono le parole, i ricordi, i sentimenti, i ragionamenti. Tacciono… e si produce il silenzio pieno.
Una specie di “alto –
o profondo – silenzio”.
Dio appare come concentrato in un punto del cuore; questo
l’accoglie e la volontà gli si dona completamente.
E’ il “divino silenzio” che tracciò S. Giovanni della Croce
sulla cima del suo Monte. Questa è la preghiera totale cui allude la formula liturgica, quando recita: “silentium Tibi
laus”, il silenzio è una lode per Te.
Elisabetta della Trinità è una testimone qualificata di
questa preghiera silenziosa, suscitata in noi dalla presenza del Signore,
mediante l’inabitazione trinitaria. “ Dio scava abissi nella mia anima:
profondità che Lui solo può colmare. E in questo modo m’introduce in un
silenzio profondo da cui non vorrei giammai uscirne”.
Non esistono tecniche possibili che conducano a queste zone
di “alta silentia”. Stiamo varcando le soglie della contemplazione, e la
contemplazione è pura gratuità, posta molto al di là dei nostri poveri sforzi.
Molto al di là dei nostri piccoli meriti umani.
Che però nessuno consideri questi “spazi” come qualcosa
somigliante alla “Città proibita”. No. Ogni cristiano è chiamato per il
battesimo a gustare queste meraviglie. Il fondamento sta nell’esplicita volontà
di Dio di fissare in noi la sua dimora, secondo le parole di Gesù nel Vangelo
di Giovanni (14,23): “Se qualcuno mi ama, osserverà le mie parole, e il Padre
mio lo amerà e verremo a lui e fisseremo in lui la nostra dimora”.
Ma non si tratta di una specie d’assorbimento del nostro
essere nell’essere di Dio, perché Egli è diverso da noi. Non è possibile la
fusione, che sarebbe indegna di Lui e di noi; ma è possibile la comunione, che
non annulla la diversità che esiste ed esisterà fra Dio e la creatura. Per
questo, tale grazia d’altissima preghiera contemplativa non può essere il
frutto o il risultato di una tecnica. Non è neppure un debito che Dio ha verso
di noi per i nostri meriti. Si tratta di un dono che bisogna chiedere con
umiltà, e al quale è necessario disporvisi con purezza. Proprio perché è dono, alla presenza di un Dio che riempie
il silenzio contemplativo non si può rispondere se non con la medesima gratuità
del dono di una preghiera adorante, silenziosa.
Siamo al vertice di un silenzio che possiamo definire
contemplativo, unificazione della fede e dell’amore in Dio per ascoltare e per
rispondere.
Un silenzio pieno di Dio, un’ineffabile comunione che si può
avverare nella preghiera del cristiano, che è chiamato alla contemplazione già a partire dalla grazia del battesimo.
(Da "Pregare" Ed. OCD Roma )

