La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.

Martin Luther King

Se vedi la carità, vedi la Trinità.

( Sant'Agostino )

mercoledì 10 luglio 2013

LA PACE DEL CUORE

di Padre Jacques Philippe

Dipinto dell'esimia Artista Dona Gelsinger


1. Senza di me non potete fare nulla

Per comprendere quanto sia fondamentale, per lo sviluppo della vita cristiana, sforzarsi di acquisire e conservare la pace del cuore, la prima cosa di cui dobbiamo essere ben convinti è che tutto il bene che possiamo fare viene da Dio e da lui solo. « Senza di me non potete fare nulla », ha detto Gesù (Gv 15,5).

Non ha detto: « Non potete fare grandi cose », ma
 Non potete fare nulla ». E per noi essenziale essere persuasi di questa verità. 

Avremo spesso bisogno di insuccessi, umiliazioni e prove - permesse da Dio-perché detta verità possa non solo essere colta dalla nostra intelligenza, ma divenire esperienza per tutto il nostro essere. Dio, se potesse, ci risparmierebbe tutte queste prove, ma esse sono necessarie per farciscoprire la nostra innata impossibilità a fare del bene da soli. Secondo la testimonianza di tutti i santi, è indispensabile acquisire la conoscenza dei nostri limiti, perché è il terreno adatto nel quale potranno
fiorire tutte le grandi cose che il Signore farà in noi con la potenza della sua grazia.

E per questo che santa Teresa di Gesù Bambino diceva che la più grande cosa che il Signore aveva fatto nella sua anima era l'averle mostrato la sua piccolezza e la sua impotenza. Se analizziamo seriamente la parola del Vangelo di Giovanni, sopra citata, comprendiamo allora che il problema fondamentale della nostra vita spirituale diventa questo: Come lasciare agire in noi Gesù? Come permettere alla grazia di Dio di operare liberamente nella nostra vita?

Non dobbiamo dunque tanto imporci di fare determinate cose secondo i nostri progetti e le nostre capacità, bensì dobbiamo cercare di scoprire quali siano le disposizioni della nostra anima che permettono a Dio di agire in noi. Solo in questo modo potremo portare un frutto duraturo, un frutto che rimanga (Gv 15,16).

Alla domanda:

« Cosa fare per lasciar agire liberamente la grazia di Dio nella nostra vita? », non esiste una risposta univoca, una ricetta che vada bene per tutti. Per rispondere in modo completo, bisognerebbe
scrivere un trattato di vita spirituale in cui si parli della preghiera, dei sacramenti, della purificazione del cuore, della docilità allo Spirito santo e di tutti i modi attraverso i quali la grazia di Dio viene a inondarci.

Non intendiamo farlo, vogliamo semplicemente trattare un aspetto della vita spirituale, oggi troppo dimenticato. Si tratta di questa verità essenziale: per permettere alla grazia di Dio di agire e produrre in noi - con la nostra cooperazione - tutte queste « opere buone che il Signore ha predisposto perché noi le praticassimo » (Ef 2,10), è estremamente importante che ci sforziamo di acquisire e conservare la pace interiore, la pace del cuore.

Per una migliore comprensione, useremo un'immagine (da non prendere troppo alla lettera, come tutti i paragoni). Consideriamo la superficie di un lago sulla quale brilli il sole: se questa sarà calma e tranquilla il sole vi si potrà riflettere quasi perfettamente e tanto più perfettamente quanto più il lago sarà calmo. In caso contrario, l'immagine del sole non vi si potrebbe riflettere.

Accade un po' la stessa cosa alla nostra anima, nei confronti di Dio: più questa è calma, più Dio vi si riflette, la sua immagine s'imprime in noi, la sua grazia agisce attraverso noi. Se invece la nostra anima è agitata e turbata, l'azione della grazia diventa molto più difficoltosa. Tutto il bene che possiamo fare è un riflesso di questo sommo Bene che è Dio. Più la nostra anima è nella calma e nell'abbandono, più questo Bene si comunica a noi e, attraverso noi, agli altri. « II Signore darà forza al suo popolo, il Signore benedirà il suo popolo nella pace », dice la Scrittura (Sal. 29,11).

Il nostro Dio è il Dio della pace. Non parla e non opera che nella pace, non nel turbamento e nell'agitazione. Rammentiamo l'esperienza del profeta Elia sul monte Oreb: Dio non era nell'uragano, né nel terremoto, né nel fuoco, ma nel mormorio di un vento leggero (IRe cap. 19).

Spesso ci agitiamo, ci inquietiamo nel tentativo di voler risolvere tutto da soli, mentre sarebbe molto più efficace restare calmi, sotto lo sguardo di Dio, lasciandolo agire ed operare in noi con la sua saggezza e la sua potenza, infinitamente superiori alle nostre. « Poiché così dice il Signore Dio, il Santo d'Israele: Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell'abbandono confidente sta la vostra forza. Ma voi non avete voluto » (Is 30,15).

Il nostro non vuole essere, ben inteso, un invito alla pi-grizia e all'inerzia; ma un'esortazione a non agire mossi da uno spirito d'inquietudine e di fretta eccessiva, bensì sotto l'impulso mite e pacifico dello Spirito di Dio. San Vincenzo de' Paoli, la persona meno sospettabile di pigrizia, diceva:

« II bene che Dio opera si fa da sé, quasi senza che uno se ne accorga. Bisogna essere più passivi che attivi; e così Dio solo farà per mezzo di voi ciò che tutti gli uomini insieme non potrebbero fare senza di lui ».
(continua)