La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.

Martin Luther King

Se vedi la carità, vedi la Trinità.

( Sant'Agostino )

mercoledì 2 luglio 2014



Città del Vaticano (AsiaNews) - A pagare "i corrotti politici, i corrotti degli affari e i corrotti ecclesiastici" non è "chi porta la tangente", ma i poveri, "gli ospedali senza medicine, gli ammalati che non hanno cura, i bambini senza educazione".

E' il monito lanciato da papa Francesco durante la messa celebrata stamattina a Casa santa Marta, quando ha parlato della corruzione come di uno dei peccati più "a portata di mano" e "antichissimo", per vincere il quale la strada è "il servizio" agli altri.

Il Papa ha preso spunto dalla vicenda biblica di Nabot, proprietario da generazioni di una vigna. 
Quando il re Acab - intenzionato "ad allargare un po' il suo giardino" - gli chiede di vendergliela, Nabot rifiuta perché non intende disfarsi dell'"eredità dei suoi padri". 

Il re prende molto male il rifiuto, così sua moglie Gezabele ordisce una trappola: con la complicità di falsi testimoni, fa trascinare in tribunale Nabot, che finisce condannato e lapidato a morte. E alla fine, consegna la vigna desiderata al marito, il quale la prende "tranquillo, come se niente fosse accaduto". 

"Questa storia - il commento di Francesco - si ripete continuamente" tra chi detiene "potere materiale o potere politico o potere spirituale":

"Sui giornali noi leggiamo tante volte: ah, è stato portato in tribunale quel politico che si è arricchito magicamente. E' stato in tribunale, è stato portato in tribunale quel capo di azienda che magicamente si è arricchito, cioè sfruttando i suoi operai. Si parla troppo di un prelato che si è arricchito troppo e ha lasciato il suo dovere pastorale per curare il suo potere. Così i corrotti politici, i corrotti degli affari e i corrotti ecclesiastici.

Dappertutto ce ne sono. E dobbiamo dire la verità: la corruzione è proprio il peccato a portata di mano, che ha quella persona che ha autorità sugli altri, sia economica, sia politica, sia ecclesiastica. Tutti siamo tentati di corruzione. E' un peccato a portata di mano. Perché quando uno ha autorità si sente potente, si sente quasi Dio".

Del resto si viene corrotti lungo la "strada della propria sicurezza". Con "il benessere, i soldi, poi il potere, la vanità, l'orgoglio... E di là, tutto. Anche uccidere". 
Ma "chi paga la corruzione?" Chi "ti porta la tangente"? No, sostiene, questo è ciò che fa "l'intermediario". 

La corruzione in realtà "la paga il povero". 

"Se parliamo dei corrotti politici o dei corrotti economici, chi paga questo? Pagano gli ospedali senza medicine, gli ammalati che non hanno cura, i bambini senza educazione. 

Loro sono i moderni Nabot, che pagano la corruzione dei grandi. E chi paga la corruzione di un prelato? La pagano i bambini, che non sanno farsi il segno della croce, che non sanno la catechesi, che non sono curati. La pagano gli ammalati che non sono visitati, la pagano i carcerati che non hanno attenzioni spirituali. I poveri pagano. 

La corruzione viene pagata dai poveri: poveri materiali, poveri spirituali".

"L'unica strada per uscire dalla corruzione, l'unica strada per vincere la tentazione, il peccato della corruzione, è il servizio". Perché "la corruzione viene dall'orgoglio, dalla superbia, e il servizio ti umilia": è la "carità umile per aiutare gli altri". "Oggi, offriamo la Messa per questi - tanti, tanti... - che pagano la corruzione, che pagano la vita dei corrotti. Questi martiri della corruzione politica, della corruzione economica e della corruzione ecclesiastica.

Preghiamo per loro. Che il Signore ci avvicini a loro. Sicuramente era molto vicino a Nabot, nel momento della lapidazione, come era molto vicino a Stefano. Che il Signore gli sia vicino e gli dia forza per andare avanti nella loro testimonianza, nella propria testimonianza".