Dipinto dell'esimio Artista Charles Courtney Curran (1861-1942)
Però c’è silenzio e
silenzio…
Ci possono essere silenzi “pietrificati”, cioè, puramente
materiali. Silenzi fatti di vuoto e di ascolto di se stessi e auto compiacenti.
Tale specie di silenzio, taglia le gambe ad ogni possibilità
di dialogo, perché esso rimane impossibile se non emergono in primo piano le
persone interessate. Solamente quando il nostro silenzio s’appoggia su una fede
teologale e sgorga dall’amore verso Chi per primo ci amò, solo allora favorirà
l’ascolto e la risposta. Cioè, il dialogo, la preghiera.
Esistono pure silenzi “assordanti”. Pregni di rumore.
Faticosi silenzi, piagati da immagini, sentimenti e affetti, come pressati
nello strano “mixer” del nostro subcosciente. Non gli serve tale tipo di
silenzio, al nostro orante. Finché non cesserà tale chiacchierio profondo, ma
assordante, la voce dell’Amico non sarà udibile…, né la sua Presenza
percepibile.
Alla fine, ci può essere persino un silenzio di “piombo”,
pesantissimo, schiacciante. E questo silenzio minaccioso, che nasce dalla
fatica fisica o psichica, dalla notte o aridità del proprio spirito, che non si
riesce a riempirlo di preghiera, pur volenterosa. Silenzio misterioso, questo.
Misterioso perché, nonostante sia un silenzio, può divenire pure comunicazione
di Dio, giacchè Lui parla molte volte più con il silenzio che con le parole.
Perciò non ci scoraggiamo dinanzi a questo silenzio
purificatore. Per suo mezzo ci libereremo da non poche impurità che di continuo
aderiscono alla nostra fede. Grazie ad esso crescerà la nostra semplice e piena
disponibilità di fronte alla sola e nuda presenza divina.
Tutti questi modi diversi di “silenzio” che non sono ascolto
ed ancora non sono risposta. Non sono ancora preghiera.
Comunque, “fare silenzio”, creare spazi per l’incontro è già
una premessa alla preghiera. Si prende infatti coscienza di vivere in
superficie, di camminare troppo rivolti verso un “esteriore” che svuota.
C’incontriamo con noi stessi nella nuda verità di sentimenti,
affetti, atteggiamenti, reazioni che forse ignoravamo che fossero così vivi in
noi. E questo ci aiuta a non vivere nell’illusione, ad aprici nella verità al
Dio della nostra preghiera. Sappiamo che una delle condizioni essenziali della
preghiera evangelica è la verità, quella che ci apre alla salvezza.
La volontà efficace di “far silenzio”, di cercare il luogo
silenzioso, di porci alla presenza di Dio, accendendo la scintilla della fede,
è già condizione indispensabile per un autentico incontro di preghiera.
Ecco il primo passo, la prima tappa del cammino che ci siamo
proposti: gustare il silenzio.
Preparare il silenzio esteriore attraverso la creazione o la
ricerca di certi spazi che lo propizino:
Essere capaci di creare e dilatare con l’aiuto del Signore
il nostro spazio interiore di silenzio.
Nello stesso modo che non c’è possibile scorgere il fondo di
un lago finchè le sue acque ribollono e tutta la sua sporcizia è in sospensione,
così non ci sarà possibile captare la Parola del Signore, né a rispondergli,
senza un autentico silenzio.
(Da "Pregare" Ed. OCD Roma )

