La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.

Martin Luther King

Se vedi la carità, vedi la Trinità.

( Sant'Agostino )

giovedì 11 luglio 2013

LA PACE DEL CUORE



di Padre Jacques Philippe


Dipinto dell'esimia Artista Dona Gelsinger


5. Le ragioni per cui perdiamo la pace sono sempre cattive ragioni

Uno degli aspetti dominanti della lotta spirituale è la lotta sul piano dei pensieri. Spesso consiste nell'opporre a pensieri che provengono dal nostro spirito, dalla mentalità che ci circonda, oppure dal nemico e che ci turbano, ci spaventano o ci scoraggiano, dei pensieri che possano confortarci e ristabilire in noi la pace. In previsione di questa lotta, 

« beato l'uomo che piena ha la faretra »(Sal 127) di quelle frecce che sono i buoni pensieri, vale a dire quelle solide convinzioni basate sulla fede, che nutrono l'intelligenza e fortificano il cuore nel momento della prova. Tra queste frecce nella mano dell'eroe, una delle affermazioni che deve esserci sempre presente è che tutte le ragioni che ci fanno perdere la pace sono sempre delle cattive ragioni.Questa convinzione non può certo basarsi su considerazioni umane, ma è una certezza di fede, fondata sulla parola di Dio. Non poggia sulle ragioni del mondo; Gesù ce lo ha detto chiaramente: « Vi lascio la pace, vi dò la mia pace. Non come la dà il mondo, io la dò a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore »(Gv 14,27).
Se cerchiamo la pace come la dà il mondo, cioè se ci aspettiamo una pace secondo i criteri di vita che fanno dipendere lo stato interiore dal buon andamento delle cose esteriori, dall'assenza di contraddizioni, dalla realizzazione di tutti i nostri desideri ecc., sicuramente non saremo mai in pace, oppure la nostra pace sarà estremamente fragile e di breve durata.
Per noi credenti, il motivo essenziale per il quale possiamo rimanere sempre nella pace non viene dal mondo: « II mio regno non è di questo mondo », dice Gesù (Gv 18,36); viene dalla fiducia nella
promessa del Signore. Quando Egli afferma di donarci la pace, di lasciarci la pace, questa è parola divina ed ha la stessa forza creatrice di quella che ha fatto sorgere dal nulla il cielo e la terra; lo stesso potere di quella che ha calmato la tempesta o di quella che ha guarito i malati e risuscitato i morti. Poiché Gesù dice - per ben due volte - che ci dà la sua pace, noi crediamo di averla in possesso e che essa non venga mai ritirata: « I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili » (Rm 11,29).
Siamo noi che non sempre li sappiamo accogliere e conservare, perché molto spesso manchiamo di fede.« Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo! » (Gv 16,33).
In Gesù possiamo sempre dimorare nella pace, perché Egli ha vinto il mondo, ha vinto ogni male e peccato, perché è resuscitato dai morti. Con la sua morte ha vinto la morte, ha annullato la sentenza di condanna che gravava su di noi. Ha manifestato la benevolenza di Dio a nostro riguardo. E « se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?
 Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? » 
(Rm 8,31).

Partendo da questo incrollabile fondamento della fede, esamineremo più avanti alcune situazioni nelle quali ci capita sovente di perdere più o meno la pace del cuore, cercando di superarle alla luce
dell'insegnamento del Vangelo. Prima però vorremmo far capire quale è, da parte nostra, la condizione fondamentale per essere in grado di ricevere la pace promessa da Gesù.







6. La buona volontà, condizione necessaria alla pace.

La pace interiore, di cui trattiamo, dipende fondamentalmente dall'atteggiamento nei confronti di Dio.
La pace interiore è dono di Dio, l'uomo che gli si oppone, che più o meno coscientemente lo rifugge orifugge alcuni dei suoi appelli o delle sue esigenze, non potrà godere di una vera pace.
Notiamo però una cosa: quando qualcuno è vicino a Dio. l'ama e desidera servirlo, sarà in grado di
ricevere il dono della pace; l'ordinaria strategia, messa in atto dal demonio consisterà nel cercare di fargli perdere questa pace del cuore, mentre Dio, al contrario, viene in suo aiuto per rendergliela. I fattori di questa legge si invertono per una persona il cui cuore è lontano da Dio e che vive nel male e nell'indifferenza: il demonio cercherà di tranquillizzarla, di mantenerla in una falsa pace; mentre invece il Signore,che desidera la sua salvezza e la sua conversione, turberà ed agiterà la sua coscienza per cercare di condurla al pentimento.La pace di un uomo non può essere profonda e duratura, se egli è lontano da Dio, se la sua più profonda volontà non è interamente orientata verso Lui: « Tu ci hai fatti per te, Signore, ed il nostro cuore è inquieto se non riposa in te » (Sant'Agostino).
Condizione necessaria alla pace interiore è dunque quanto potremmo definire la buona volontà. Sipotrebbe parimenti chiamare purezza di cuore. È quella stabile e costante disposizione d'animo dell'uomo deciso ad amare Dio più di ogni altra cosa, sinceramente desideroso di anteporre in tutte le circostanze la volontà di Dio alla sua. Potrà succedere - accadrà sicuramente - che nella vita di tutti i giorni il suo comportamento non sia in perfetta armonia con questo proponimento. Molte imperfezioni si sommeranno nella realizzazione di questo desiderio, ma egli ne soffrirà, ne domanderà perdono al Signore e cercherà di correggersi. Dopo gli smarrimenti eventuali, si sforzerà di rientrare in questo sì a Dio in tutto, senza eccezione.

Ecco cos'è la buona volontà. Non è la perfezione, in quanto può ben coesistere con delle esitazioni, delle imperfezioni, con degli errori, ma è la via verso di essa, perché è proprio questa disposizione abituale del cuore (fondata su virtù quali fede, speranza, carità), che permette alla grazia di Dio di condurci poco a poco alla perfezione.

Questa buona volontà, questa abituale determinazione di dire sempre di sì a Dio, nelle grandi come nelle piccole cose, è una conditio sine qua non della pace interiore. Fin quando non avremo acquisito questa determinazione, continueranno a dimorare in noi una certa inquietudine ed una certa tristezza: l'inquietudine di non amare Dio tanto quanto Lui ci invita ad amarlo, la tristezza di non avergli ancora donato tutto. Perché l'uomo che ha donato la sua volontà a Dio, in un certo qual modo gli ha già donato tutto. Fin quando il nostro cuore non avrà così trovato la sua armonia, non potremo essere veramente in pace. Esso non sarà unificato che nel momento in cui tutti i nostri desideri saranno subordinati al desiderio d'amare Dio, di piacere a lui e di fare la sua volontà. Ciò implica, ben inteso, anche la determinazione a staccarci da tutto quanto sarebbe contrario a Dio.


(continua)