La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.

Martin Luther King

Se vedi la carità, vedi la Trinità.

( Sant'Agostino )

venerdì 18 luglio 2014


LA VITA DELLA MADONNA
 Secondo le contemplazioni
della pia Suora STIGMATIZZATA
Anna Caterina Emmerick 

La vita di Maria, dalle sue nozze fino alla nascita del bambino Gesù.
Parte Seconda
64 – Gli Angeli annunciano la Nascita del Signore ai pastori - Movimento ed emozione negli uomini e nella natura 
La torre dei pastori

In queste immagini del Natale di Cristo vidi vivere nella stessa notte quei simboli antichi pieni di significati meravigliosi. Vidi che un insolito movimento regnava nella natura, negli uomini e in molti luoghi del mondo. Dappertutto si manifestava un’ecceziona­le energia emozionale. I simboli cosmici del Natale della Luce del mondo scesero nel­la coscienza e nei cuori di molti uomini. I cuori di tutta la gente buona furono commossi dalla lieta attesa, quelli dei malvagi invece furono riempiti di timore. Anche gli animali si sentirono turbati soavemente dalla lieta attesa. In molti luoghi vidi nascere fiori, erbe e virgulti dal terre­no; vidi gli alberi rinfrescati diffondere un dolce olezzo; vidi dal suolo scaturire molte nuove fonti d’acqua cristallina che scorrevano copiose. Nello stesso momento in cui nacque il Salvatore, nella caver­na posta più a meridione di quella del presepio scaturì una ricca fonte; il giorno seguente San Giuseppe ne scavò un canale per dare all’acqua il suo corso. 

Sopra Betlemme il cielo era triste e di color rossiccio, ma so­pra la Grotta del Presepio, la caverna di Maraha e la valle dei pastori, si stendeva una nebbia luminosa. Nella valle dei pastori, ad un’ora e mezzo di cammino dalla grotta, cominciavano i colli vitiferi che si estendevano fino a Gaza. Sui medesimi si trovavano le abitazioni di tre capi dei pastori, come i tre Magi erano capi di tre tribù. Ad una certa lontananza dalla Grotta del Presepio vi era la torre dei pastori: in mezzo al fogliame delle alte piante, si alzava un’impalcatura gigantesca di travi combinate in forma piramidale. 

La torre era il punto di congiungimento per tutti i pastori della regione; aveva una scala e delle gallerie. Era fornita di pic­cole vedette simili alle torrette delle guardie, e molte stuoie ne co­privano 
i lati. Questa torre aveva alcune similitudini con quella dei tre Magi su cui si usava di notte contemplare gli astri; vista da lontano la torre di vedetta dei pastori sembrava quasi una nave alta, munita di molti alberi con le relative vele. 

Dalla torre si gode­va il panorama generale dei dintorni, si vedevano Gerusalemme ed il monte della tentazione, presso Gerico. I pastori vi tenevano delle vedette per poter controllare gli armenti, e poterli ritirare prontamente al suono del corno quando vi era il pericolo dell’assalto dei predoni o di qualche popolazione nemica. 

Le singole famiglie dei pastori abitavano non lontano dalla torre; le loro case erano circondate da campi e da giardini. Lungo il colle erano state erette delle capanne, in una molto più grande delle altre e suddivisa con vari tramezzi, abitavano le consorti dei guardiani, che preparavano le vivande. 

Stanotte ho visto vicino alla torre le greggi sparse qua e là sotto il cielo aperto, mentre sul colle dei pastori gli armenti erano al coperto sotto una capanna. La notte santa era particolarmente immersa nel silenzio stel­lato; vidi una nube luminosa calare su tre pastori mentre osservavano ammirati la bellezza del cielo.

Contemporaneamente udii levarsi nelle immensità del silenzio notturno un canto dolce e tranquillo. Sul principio i pastori si spaventarono di fronte a quelle manifestazioni, ma ben presto un Angelo apparve loro e così li tranquillizzò: “Non temete! Io vi reco una lieta novella che rallegrerà tutto il popolo, poiché oggi è nato il vostro Salvatore nella città di Davide, il Cristo, il Signore. Voi lo riconoscerete nel Bambino che avvolto in miseri panni gia­ce in un presepio. Mentre l’Angelo così parlava, lo splendore circostante cresce­va sempre più, ed allora scorsi sei o sette graziose figure di An­geli luminosi apparire ai pastori. 
Tenevano nella mano una specie di lungo nastro o pergamena, sulla quale in lettere grandi, quasi tutte come un palmo della mano, stavano scritte alcune parole. Si levò poi un canto magnifico e così udii: “Sia gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà”. Poco dopo anche i pastori di guardia alla torre ebbero la stessa apparizione, e così pure altri, i quali stavano raccolti intorno ad una fontana distante tre ore da Betlemme. I tre pastori, dopo la visione degli Angeli, non si avviarono immediatamente al 
prese­pio da cui erano lontani circa mezz’ora, né vi andarono quelli della torre, i quali avevano da percorrere un doppio cammino; ma tutti preferirono raccogliersi in consiglio e discutere quali doni doves­sero portare al Neonato. Quando decisero di comune accordo che doni portare al prodigioso Bambino, allora si affaccendarono per procurarli con ogni sollecitudine. I pastori giunsero al presepe il mattino presto.


65 – La Nascita di Cristo viene annunciata nel mondo antico: a Gerusalemme, 
a Roma e in Egitto 

Noemi, la maestra della Santa Vergine, Anna la profetessa, il vecchio Simeone, la madre Anna ed Elisabetta di Juta, ebbero tut­ti delle rivelazioni concernenti la nascita del Messia. 

Il fanciullo Giovanni fu subito commosso e invaso da profon­da gioia. Tutti ebbero una visione in cui videro Maria, ma nessu­no sapeva dove si era compiuto l’Evento meraviglioso. 

Solo Anna sapeva che Betlemme era il luogo della salvezza. Vidi che tutti gli scritti dei sadducei, uscendo dalle custodie, si spargevano al suolo. 
I sadducei, spaventati, attribuirono l’avve­nimento alla stregoneria e pagarono affinché il fatto rimanesse se­greto. 

Durante la notte ebbi delle visioni su alcuni avvenimenti a Roma collegati con la nascita del Signore. Nello stesso momento in cui nacque Gesù, in un quartiere della città dove abitavano molti Giudei, improvvisamente zampil­lò una fonte di olio nero; tutti ne rimasero fortemente impressio­nati. 

Contemporaneamente un idolo magnifico di Giove si frantu­mò sotto il crollo del tetto di un tempio romano. I sacerdoti, spaventati da questo nefasto avvenimento, offrirono molte vittime agli dei del tempio. Poi interrogarono un altro ido­lo 
(credo fosse la statua di Venere) chiedendogli perché fosse av­venuto questo prodigio, la statua rispose loro: “Tutto questo av­viene a Roma perché una Vergine ha generato un figlio concepito senza opera d’uomo”. 

I sacerdoti atterriti da questa notizia, andarono a consultare i loro libri e ricordarono che 
settant’anni prima quell’idolo, adorno d’oro e di pietre preziose, era stato messo nel tempio; gli furono offerte vittime con grande solennità. 

In quel tempo viveva a Roma una profetessa assai religiosa, Serena o Cyrena, credo fosse una Giudea. Aveva delle visioni e prediceva il futuro, sapeva spiegare il motivo della sterilità di diverse donne, e godeva di buona consi­derazione. 

Aveva dichiarato pubblicamente che non era giusto tributare all’idolo onori così dispendiosi perché un giorno si sareb­be frantumato in mille pezzi. 

I sacerdoti la fecero rinchiudere in una prigione dove la torturarono perché non aveva saputo dire loro quando sarebbe avvenuto il triste evento. 

La veggente allora pregò Dio affinché le suggerisse la rispo­sta, seppe così che l’idolo si sarebbe frantumato quando una Ver­gine immacolata avrebbe generato un figlio per volere divino. 

A tale rivelazione, i sacerdoti tacciarono per pazza Serena e la allontanarono. Quando il tetto del tempio crollò, spaccando la statua in mil­le pezzi, 
i sacerdoti si resero conto tristemente che la donna ave­va detto il vero. 

Vidi l’imperatore Augusto sulla cima di una collina a Roma, circondato da altre persone. Al suo lato scorsi il tempio crollato. Vidi pure alcune scale che conducevano alla vetta di un monte dove si trovava una porta d’oro. Era quello il luogo dove si decidevano gli affari più importanti dello stato. 

Mentre l’imperatore scendeva dal monte, 
ammirò in cielo alla sua destra un’apparizione. Vide una Vergine seduta su un arcoba­leno che stringeva al petto un Bambinello. Credo che il simbolo fosse veduto dal solo Augusto. 

Consultato un oracolo per conoscere il significato di tale apparizione, l’imperatore apprese che era nato un Fanciullo divino dinanzi al quale tutti dovevano cedere. Subito Augusto fece innalzare un altare sul luogo dove gli era apparso il simbolo, e con molta pompa si dedicarono numerosi sacrifici sull’ara del “Primogenito di Dio”. 

Anche in Egitto si verificò un avvenimento testimoniante la nascita di Cristo: un idolo immenso, non lontano da Maratea e Menfi, era ammutolito e non dava più oracoli. Allora il sovrano dell’Egitto comandò che in tutto il paese fossero elevati grandi sacrifici affinché l’idolo spiegasse la causa del cambiamento. 

Così il feticcio fu costretto da Dio a dire che si era piegato alla potenza del Figlio nato da una Santa Vergine. Inoltre egli ag­giunse che in quel luogo si sarebbe dovuto erigere un tempio dedicato al Figlio del vero Dio. Il re osservò la volontà dell’idolo e fece costruire il tempio. Infine vidi che il feticcio venne abolito dal loro culto e si tri­butò il culto devozionale alla Vergine col Bambino; però nel sen­so pagano. 

Quando Gesù bambino, vestito della santa Luce di Dio, fu ac­colto dalla Vergine Maria, i Re Magi colsero il simbolo di questa Nascita ed ebbero la sua meravigliosa visione mentre scrutavano i segreti del cielo. I Magi erano astronomi e avevano sulla cima di un monte una torre piramidale di legno per studiare i movimenti stellari. Uno di essi era di vedetta fissa sulla sommità di questa torre per osservare le stelle insieme con i sacerdoti. Ho visto spesso due Re scrutare il cielo e comunicarsi vicendevolmente le varie osservazioni; l’al­tro abitava in un paese lontano, posto a mezzogiorno del Mar Ca­spio. I Magi contemplavano in particolare un astro, dalle cui rela­tive alterazioni 
o cambiamenti, sviluppavano la teologia del firmamento stellato. Questa notte ho visto il simbolo da loro tanto atteso, il quale era costituito di vari movimenti degli astri. Non si trattava di una sola stella, bensì di una costellazione. 

Vidi un bell’arcobaleno dove stava assisa la Vergine; posava il piede sulla mezzaluna, alla sua destra apparve un ceppo di vite e alla sinistra un fascio di spighe. Dinanzi alla Vergine emerse un calice simile a quello dell’ultima Cena. 

Dal suo interno vidi spor­gere un Bambino 
aureolato di raggi luminosi come quelli del San­to Sacramento; questi raggi si diramavano in tutte le direzioni. Vidi i due Magi venire a conoscenza della santa Nascita av­venuta in Giudea. 
Il terzo, che abitava nel paese lontano, ebbe 
an­ch’egli la visione del santo Evento. Allora i Re, mossi dall’indicibile gioia, radunarono i tesori e una quantità di doni ed intrapresero il viaggio per rendere omaggio al Redentore dell’umanità. 
Dopo pochi giorni il terzo Re raggiunse gli altri due e così continuarono il viaggio insieme. 
La lunga attesa del Messia era finalmente terminata; spesso li avevo visti sulla torre ad osservare le stelle e a contemplarne i simboli.
(continua)