La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.

Martin Luther King

Se vedi la carità, vedi la Trinità.

( Sant'Agostino )

lunedì 7 luglio 2014


 LA VITA DELLA MADONNA
 Secondo le contemplazioni
della pia Suora STIGMATIZZATA
Anna Caterina Emmerick 

La vita di Maria, dalle sue nozze fino alla nascita del bambino Gesù.


48 – Maria e Giuseppe si mettono in viaggio per recarsi da Elisabetta

Alcuni giorni dopo l’Annunciazione dell’Angelo a Maria, Giu­seppe ritornò a Nazareth per sistemare alcune faccende e vi dimorò solo alcuni giorni. 


Egli non sapeva ancora nulla dell’incarnazione che si era compiuta nella sua sposa. Maria Santissima, divenuta la madre di Dio e la serva del Signore, conservava il segreto per umiltà. 

Quando la Vergine si accorse che il Verbo si era incarnato nel suo corpo, senti un’ardente necessità di recarsi a visitare la cugina Elisabetta in Juta, presso Hebron, poiché l’Angelo le aveva detto che il corpo di Elisabetta era stato benedetto come il suo, sei mesi prima. Giuseppe accompagnò Maria ed intraprese il viaggio verso Juta perché voleva recarsi a Gerusalemme per celebrarvi la Pa­squa. Si diressero, quindi, verso il sud e portarono con loro un asino sul quale saliva Maria quando era stanca di camminare a piedi. L’asino portava il carico di una bisaccia con i viveri e vari arnesi. 

La santa Coppia aveva portato con sé, ben conservata, una veste marrone di Maria con una specie di cappuccio; questa si chiudeva con dei nastri e la Vergine l’indossava quando andava al tempio. Maria indossava per il viaggio una camicia scura di lana, so­pra aveva un abito grigio con una cintura e in testa portava una specie di cuffia gialla. 

Non restarono molto in viaggio. Li vidi attraversare la pianu­ra di Esdrelon e, dirigendosi verso il sud, entrarono in Dothan, città posta sopra un’altura; presero alloggio nella casa di un ami­co del padre di Giuseppe. Il padrone di casa si chiamava Eldoa ed era considerato qua­si un fratello da Giacobbe, il padre di Giuseppe. Ela, Eldoa o Eldadera un uomo agiato e discendeva da un re della tribù di Davide.

Una volta li vidi pernottare in un tugurio, ed un’altra volta li ho veduti prendere alloggio in una capanna di vimini per i viag­giatori. La capanna si trovava a circa dodici ore di cammino dalla dimora di Zaccaria; il verde dei rami coperti di candidi fiori ne rendeva l’aspetto graditissimo. In quella regione si vedono nume­rosi pergolati di questo tipo o anche massicci edifici che, eretti lungo le strade maestre, servono ai pernottamenti o alle soste dei pellegrini. Qualche famiglia delle vicinanze si prendeva cura della capanna e forniva ai viaggiatori quanto occorreva loro di più es­senziale, ricevendone un lieve compenso. Dopo aver assistito alle celebrazioni della Pasqua, la santa Coppia si diresse verso Juta, prendendo la via più lunga ma confortevole. Passarono vicino ad una piccola città nei pressi di Emanus. Queste strade saranno battute più tardi da Gesù nei suoi pellegrinaggi. 

Vidi San Giuseppe e Maria seduti in una valle per riposare. Tra i dintorni montuosi, mangiarono e si dissetarono con acqua mista ad un balsamo da loro molto usato. Ripresero il cam­mino passando tra enormi rupi ed arbusti secchi, dappertutto c’erano spaziose caverne dove si vedevano pietre stranissime di svariati tipi. Le valli erano assai fertili. Il loro percorso attraversava boschi, campi e immensi prati; giunti in vista della casa di Zaccaria vidi un albero adorno di bel­lissime foglie di un bel colore verde e mazzetti di fiori. Ogni fio­re era composto di nove campanelle di color rosso pallido. Com­presi il simbolismo mistico di questo fiore bellissimo.


49 – La Visitazione: Giuseppe e Maria arrivano alla casa di Zaccaria e di Elisabetta. 

Le due maternità più eccelse della storia cristiana si incontrano 


La casa di Zaccaria era posta sopra una collina isolata, attor­niata da gruppi di case sparse nella zona. Un torrente scorreva da un monte non molto lontano. Dopo aver celebrato la Pasqua al tempio, Zaccaria ritornò a casa. Vidi Elisabetta agitata andargli incontro. Era una donna attempata, d’alta statura e di viso gentile, ave­va la testa coperta da un velo. La vidi percorrere emozionata la strada verso Gerusalemme. Zaccaria si preoccupò non poco nel ve­derla così lontana da casa in quelle delicate condizioni. Appena lei lo vide, gli narrò di aver sognato che la cugina, Maria di Nazareth, era in cammino per visitarla. Il pio uomo, servendosi di gesti e segni, cercò di dissuaderla dimostrandole con diverse argomentazioni l’inconcretezza 
del so­gno. Egli era convinto che una donna sposata da poco tempo non avrebbe potuto intraprendere un viaggio così lungo. Malgrado tutte le premure di Zaccaria per convincere la con­sorte a desistere da quell’attesa, la santa Donna non sapeva rinunciarvi. 

Aveva visto in sogno che una sua parente sarebbe divenuta madre del promesso Messia. Il pensiero correva alla Santissima Maria e nel suo spirito la vedeva arrivare. Alla destra del vestibolo dell’abitazione di Zacca­ria c’era una stanza con delle sedie, là sedutasi, il giorno seguen­te, Elisabetta stette per molto tempo ad osservare l’orizzonte. Im­provvisamente scorse due figure lontane, allora si alzò e corse loro incontro. 

Maria, lasciando indietro Giuseppe, affrettò il passo. Le due donne si porsero calorosamente ma con timidezza la mano; ammirai allora un fascio di luce trasmettersi dalla Vergine a Elisabetta. Giuseppe era rimasto indietro, rispettoso. 

La meravigliosa figura carismatica della Vergine, aureolata di luce soprannaturale, aveva attratto la timida curiosità della gente del vicinato che, pur mantenendosi rispettosamente ad una certa distanza, fu inconsapevolmente testimone del santo incontro. Le vedo, l’una al braccio dell’altra, attraversare il cortile inter­no ed entrare in casa. 

Giunte alla porta, Elisabetta diede nuova­mente a Maria Santissima il benvenuto, ed entrarono. 

Giuseppe, frattanto, tirava il somaro conducendolo all’interno del cortile della dimora di Zaccaria, e consegnatolo ad un servo, entrò in una sala della casa dove vide l’anziano sacerdote. Al cospetto del venerabile saggio, Giuseppe s’inchinò umil­mente e si mostrò stupito di trovarlo muto. Zaccaria, abbraccian­dolo con effusione, gli scrisse su una tavoletta il motivo per cui era rimasto muto dall’apparizione dell’Angelo, che Maria già 
sa­peva. Le due donne, oltrepassata la soglia, entrarono in una sala che mi pareva servisse anche da cucina. Qui si abbracciarono per la felicità di essersi trovate. Vidi di nuovo il raggio che, più luminoso di prima, da Maria Santissima penetrò nel cuore di Elisabetta. 

Questa, allora, inonda­ta di Spirito Santo e di ardore celeste, alzò le palme al cielo ed esclamò: “Tu sei la benedetta tra le donne, e benedetto è il frutto delle tue viscere. Come posso spiegarmi il turbamento che tutta mi commuove? Perché è venuta a me la madre del mio Signore? Quando mi hai salu­tata il mio bambino è balzato di gioia vicino al mio cuore! Oh! tu sei la fortunata fra le donne! Tu hai creduto, e ciò che credesti si avverò e si verificherà quello che ti fu promesso dal Signore”.

Mentre Elisabetta parlava in questo modo, condusse Maria nella stanzetta che aveva già disposto per lei affinché potesse ripo­sarsi dal lungo cammino. La Santa Vergine allora incrociò le mani sul petto e nella sua estasi intonò il canto di lode: “L’anima mia onora il Signore e il mio spirito si vivifica in Lui, mio Salvatore, perché Egli si è degnato di contemplare la nullità della sua ancella; ed ecco che da quest’istante tutte le genti mi chiameranno beata, perché in me il Potente fece grandi cose, Egli che è grande, il cui nome è santo, la cui misericordia si spande di generazione in generazio­ne su tutti quelli che lo temono. Egli fece opere di potenza col suo braccio ed ha distrutto le vane speranze dei superbi; ha deposto dal loro seggio i potenti ed ha esaltato gli umili; ha colmato di doni i poveri e rimandato senza conforto i ricchi. Egli ha accolto Israele, suo servo, memore della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo ed ai suoi figli per l’Eternità” (cfr. Lc 1,47-55). 

Vidi Elisabetta assorta in estasi che cantava il Magnificat, poi le due sante donne si avvicinarono ad un piccolo tavolo su cui si trovavano dei bicchieri. Oh! come sono stata felice di poterle accompagnare con la mia preghiera!
Suor Emmerick al pomeriggio dello stesso giorno così continuò in uno stato estatico: 

“Giuseppe e Zaccaria sono assieme e discorrono della prossima venuta del Messia e del compimento dell’antica profezia. Zaccaria è un bell’uomo anziano, vestito da sacerdote. Egli ri­sponde sempre con segni, oppure scrivendo su una tavoletta. La stanza dove essi si trovano ha una porta sul giardino, il sole splende e tutto richiama all’armonia del cuore. Vedo adesso i due nel giardino, all’ombra di un grande albero; 
sono seduti al suolo su un tappeto. Dietro l’albero vi è un pozzo da cui si attin­ge l’acqua aprendo un rubinetto. Ammiro meglio questo giardino: è coperto di erba molto verde, ci sono fiori ed alberi carichi di pic­cole susine giallognole. 

Mentre discorrono lentamente, mangiano un po’ di frutta che prendono dal sacco portato da Giuseppe. Zaccaria prosegue la conversazione sempre scrivendo sulla tavoletta. Com’è commovente la loro semplicità! I due servi e le due ancelle addette alla casa si affaccendano nei servizi domestici, preparano la tavola sotto un altro albero, dove sopraggiungono Zaccaria e Giuseppe per mangiare qualcosa. Giuseppe rimane otto giorni a casa di Zaccaria. Fino a questo momento egli ignora ancora le condizioni in cui si trova il corpo della Santa Vergine. Maria ed Elisabetta, che si comprendono per i moti interiori dell’animo, tacciono. Alcune volte, specialmente poco prima del pranzo, le sante donne intonano una litania e poi pregano tutti insieme. Vedo apparire in mezzo a loro una croce.

3 luglio

Ieri sera si trattennero fino a mezzanotte sotto l’albero del giardino. Una torcia li rischiarava. Poi Giuseppe e Zaccaria si riti­rarono per la preghiera, anche Maria ed Elisabetta, rapite in esta­si, cantarono e contemplarono il Magnificat, come ogni sera. Vidi Zaccaria condurre San Giuseppe in un orticello che apparteneva pure alla casa, e siccome era un uomo ordinato e precisissimo, così pure quest’orto mostrava una coltura diligente: era ricco di belle piante e di alberi da frutta. Vidi nell’orto una casetta quasi nascosta tra il fogliame in cui scorsi due figure; penso che rappresentassero Zaccaria ed Elisabetta quand’erano più giova­ni. 

Di più non saprei dire, perché la visione di quelle figure fu assai breve e indistinta. Frattanto, Elisabetta e Maria erano rimaste, a casa assai 
affac­cendate. La Vergine prendeva parte a tutte le vicende domestiche e preparava tutto quanto occorreva per l’imminente parto della cugina. Lavoravano insieme a tessere un gran tappeto che doveva servire da letto ad Elisabetta. 

Le ebree si servivano di tappeti nel cui centro era assicurato un largo mantello di lana, in modo tale che la partoriente vi si potesse avvolgere dentro interamente col nascituro. 

L’orlo del tappeto era ricamato a fiori e vi erano incisi dei proverbi. Le due donne prepararono pure molte cose da rega­lare ai poveri in occasione del parto. Zaccaria e Giuseppe, dopo aver pregato sotto le stelle, si riti­rarono a dormire nella capanna dell’orto. 

Allo spuntar dell’alba tornarono a casa dove si ritrovarono con le rispettive consorti. Stanotte ho visto le sante donne assorte in preghiera. 
Improv­visamente in questa visione ho compreso molte allusioni contenute nel Magnificat, fra le quali una relativa all’istituzione del Santo Sacramento. Al passo: “Tu hai fortificato il tuo braccio…” mi sono comparsi moltissimi simboli relativi al Santo Sacramento dell’altare contenuti nell’Antico Testamento, fra questi Abramo mentre stava per sacri­ficare Isacco, e Isaia che predicava la verità ad un re cattivo, il quale lo scherniva. 

Ho visto numerose cose da Abramo fino ad Isaia
e da questi fino ai tempi della Santa Vergine. 
Ho visto che i giorni del Santo Sacramento e della Chiesa di Gesù Cristo erano veramente prossimi. 
Il saluto dell’Angelo aveva consacrato la Santa Vergine alla Chiesa, e quand’Ella pronunciò le parole dell’accoglimento: “Ecco l’Ancella del Signore, avvenga di me come tu hai detto” il Verbo di Dio che dimorava nel tempio Celeste andò a germogliare nel suo seno. La Vergine in quel momento si trasformava nel tempio terre­no e nell’Arca della Nuova Alleanza di Dio. 

Il saluto di Elisabetta e la vivificazione di Giovanni nell’utero della madre erano stati i primi omaggi tributati dall’umanità all’Eletta del sacro Santuano.

Prima di addormentarsi Suor Emmerick recitò le litanie dello Spirito Santo, particolarmente il Veni Sancte Spiritus. La sera seguente, come una fanciulla innocente, Suor Emmerick levò in alto le mani segnate dai santi sigilli e continuò la nar­razione.

Oggi non ho conversato quasi con alcuno, molte visioni che avevo dimenticato mi sono tornate alla mente come il mistero del Santo Sacramento dell’Antica Alleanza. Ho vissuto un momento di quiete profonda; com’è stato bel­lo! Ho visto di nuovo la Terra Promessa dove abitava Maria. 

Fa­ceva molto caldo. Vedevo quelle sante persone entrare nel giardi­no, prima Zaccaria e Giuseppe, poi Elisabetta e Maria. Erano sotto una specie di capanna vicino ad un albero gigan­tesco, sedevano su piccole sedie, mangiavano e discorrevano, ogni tanto passeggiavano, poi si fermavano per meditare e pregare. Hanno trascorso così la notte intera in quel giardino sotto la vol­ta celeste. Mentre la bellezza della natura illuminata dalla volta stellata li circondava, Maria ha annunciato a Zaccaria che egli presto avreb­be ricevuto la grazia della parola. 

Il mio Angelo custode mi ha illuminato il cuore con un simbolo, il quale mostrava che solo un’ingenua e viva fede in Dio può operare e realizzare ogni cosa. Più tardi Giuseppe si è preparato per il viaggio di ritorno a Nazareth, che avrebbe fatto da solo; Zaccaria gli sarebbe stato com­pagno per un tratto di strada.

7 luglio 

Nella casa di Elisabetta ho visto la Vergine dormire nella sua stanza, era distesa su un fianco ed appoggiava la testa sul brac­cio. Maria era avvolta in un lenzuolo bianco dalla testa fino ai piedi. Sotto il suo cuore ho visto una gloria luminosa a forma di pera circondata da un cerchio di luce chiarissima. Avevo visto anche in Elisabetta manifestarsi una simile aureola che, sebbene fosse più ampia nella forma, presentava però minor pienezza di luce di quella di Maria.

Sabato 8 luglio 

Ieri sera, venerdì, ebbero inizio le solennità del sabato nella casa di Zaccaria. Alcune torce illuminavano il volto di Giuseppe e Zaccaria che, con altre sei persone dei dintorni, pregavano genuflessi intorno ad una cassa sulla quale stavano aperte le pergamene delle preghie­re. 

Le teste degli oranti erano avvolte in panni. 
Mi sembrò che pregassero come gli Ebrei moderni. Un tramezzo di vimini divi­deva l’oratorio maschile da quello femminile, dove pregavano Maria, Elisabetta ed altre due donne. Vidi Zaccaria con una veste bianca con maniche non molto larghe, portava una larghissima cintura ornata di lettere e nastri pendenti. Un cappuccio era cucito alla parte posteriore della veste ed era ripiegato all’indietro. 

Anche Giuseppe indossava una veste sacerdotale assai bella. Consisteva in un mantello pesantissimo tes­suto di stoffa bianca e color porpora; non aveva maniche, era ag­ganciato sul petto per mezzo di tre fermagli ornati di gioielli. Dopo aver celebrato il banchetto del sabato, la Santa Vergine ed Elisabetta si ritirarono a pregare. Le vidi una di fronte all’altra, con le braccia congiunte sul petto e il velo nero sul volto. 

Durante la seconda parte del cantico un fascio di luce celeste scese su Maria. Era appena calata la notte quando Giuseppe, accompagnato da Zaccaria, si preparò ad intraprendere il cammino sotto le stelle. Prima di partire si genuflessero ancora una volta in preghiera. Giuseppe si appoggiava al suo bastone ritorto alla sommità e portava con sé un sacchetto con dei pani ed un piccolo fiasco. 

Anche Zaccaria si era munito di un lungo bastone. Prima della partenza strinsero le proprie consorti al petto in segno di fraterno amore; non vidi che si baciassero. Le pie donne li accompagnarono per un tratto, poi si sepa­rarono per rientrare in casa. 

Zaccaria e Giuseppe proseguirono da soli il cammino, confortati dalla limpida notte serena.

Martedì 11 luglio 

I due santi uomini passarono la notte in una capanna. Ave­vano preso la strada più lunga per far visita ad alcuni parenti. Cre­do che avessero calcolato per quel viaggio tre giorni complessivi di cammino.

13 luglio 

Ieri ho visto Giuseppe solo nella casa di Nazareth. L’ancella di Anna aveva ogni cura di provvederlo del necessario. Anche Zaccaria, dopo essere stato a Gerusalemme, era ritor­nato alla sua dimora. La Santa Vergine ed Elisabetta, intanto, la­voravano e pregavano. Dopo cena passeggiavano nell’orto, gode­vano la brezza serale e parlavano di Dio. 

Di solito le sante donne si coricavano alle ventuno per alzarsi prima dello spuntare dell’al­ba. Maria rimase presso Elisabetta per tre mesi, fin dopo la nasci­ta di Giovanni; non assistè alla circoncisione del nascituro.

Tutto questo fu quanto Suor Emmerick vide sulla Visitazione della Vergine ad Elisabetta. Ella raccontò le visioni del santo incontro nel mese di luglio, ma in realtà la visita di Maria ebbe luogo in marzo.
Abbiamo pensato di completare questo racconto della Veggente con i seguenti passi dal Vangelo di Luca: “I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei (Eli­sabetta) la sua misericordia e si rallegravano con lei” (Lc 1,58). 
“All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria” (Lc 1,59). 

La circoncisione costituiva il segno dell’alleanza tra Dio e Israele (Gen 17,11) e si praticava l’ottavo giorno (Lv 12,3). Questa poteva far­la chiunque, ma comunemente la faceva il padre. “Ma sua madre intervenne: “No, si chiamerà Giovanni”. 

Le disse­ro: “Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome!”. Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamas­se. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: “Giovanni è il suo nome!”. 

Tutti furono meravigliati. In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. 

Tutti i vicini furono presi da timore e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: “Che sarà mai questo bambino?” si dicevano. 

Davvero la mano del Signore stava con lui. 

Zaccaria, suo padre, fu pieno di Spirito Santo e profittò dicendo: “Benedetto il Signore Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi una salvezza potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. 
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. 
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati, grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace”. 

Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele”. (Lc 1,60-80). 
(continua)