La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.

Martin Luther King

Se vedi la carità, vedi la Trinità.

( Sant'Agostino )

sabato 27 settembre 2014

LA VITA DELLA MADONNA
 Secondo le contemplazioni
della pia Suora STIGMATIZZATA
Anna Caterina Emmerick


Capitolo X

142 – “Giovanni, ecco tua Madre”

Verso l’ora sesta, secondo il modo di calcolare il tempo degli Ebrei, che corrisponde circa alle dodici e mezzo, vi fu un eclissi meravigliosa di sole. Vidi il cielo incupirsi e le stelle mostrarsi, il cielo divenne scuro rosso-sangue. Un terrore generale si impadronì degli uomini che urlavano, mentre gli animali fuggivano. Vidi gli uccelli che cercavano rifu­gio e si abbattevano in massa sulle colline che circondavano il Calvario, erano così terrorizzati che si potevano prendere in mano. Vidi coloro che ingiuriavano Gesù abbassare il tono.


I farisei cercavano ancora di spiegare ogni cosa con cause naturali, ma vi riuscivano male perché essi stessi erano interiormen­te presi dal terrore; tutti alzavano gli occhi al cielo e molte perso­ne si percuotevano il petto e si torcevano le mani esclamando: “Il suo sangue ricada sui suoi crocifissori!”. Molta gente vicina e lontana dalla Croce cadeva in ginocchio implorando perdono a Gesù, che immerso nei suoi dolori, volse gli occhi verso di loro. Allora vidi le tenebre aumentare sempre più, tutti rifuggivano la Croce e cercavano riparo, eccetto Maria Santissima, circon­data dai più fedeli seguaci del Salvatore. 

Dismas che era piomba­to nel più profondo pentimento, levò il capo verso di Lui e, con timida speranza, gli disse: “Signore, pensa a me quando sarai nel tuo Regno”.Gesù gli rispose: “In verità ti dico, oggi stesso tu sarai con me in Paradiso”. 

La Santa Vergine, Maddalena, Maria di Cleofa e Giovanni, stavano fra la Croce di Gesù e quelle dei ladroni e guardavano il Signore Gesù. 

Maria, nel suo amore di Madre, pregava interior­mente affinché Gesù la lasciasse morire con Lui. Il Salvatore la guardò con tenerezza ineffabile, poi volse gli occhi a Giovanni e disse a Maria Santissima: “Donna, ecco tuo fi­glio. Egli sarà tale più che tu lo avessi generato; Egli ha sempre avuto una fede incrollabile e si è solo scandalizzato quando sua madre ha voluto che fosse esaltato sopra gli altri”. 

Poi disse a Giovanni: “Ecco tua Madre Giovanni abbracciò rispettosamente, sotto la Croce del Reden­tore morente, la Madre di Gesù divenuta ormai anche la sua. A queste ultime disposizioni del Figlio, la Santa Vergine fu tal­mente accasciata dal dolore, che cadde priva di sensi tra le brac­cia delle pie donne. Maria fu portata a qualche distanza e fu fat­ta sedere sul terrapieno di fronte alla Croce, poi la condussero più lontana dalla piattaforma. In simili visioni si percepiscono molte cose che non sono scritte e ve ne sono pochissime che si possono rendere chiaramente con il linguaggio umano. 

Gesù chiama sua Madre “Donna” perché rappresenta la Don­na per eccellenza che deve schiacciare il capo al serpente, soprattutto in quest’istante in cui la promessa si compie con la morte del Figlio. Non dovrebbe esserci alcuna meraviglia che Gesù dia Gio­vanni per figlio a Colei che l’Angelo aveva salutato piena di gra­zia, perché il nome Giovanni significa appunto "grazia" Donando sua Madre a Giovanni, Gesù l’ha donata come Ma­dre pure a tutti coloro che credono nel suo nome, che diventano figli di Dio e che sono nati dalla volontà di Dio. Maria, la più pura, la più obbediente, la più umile delle don­ne che, dopo aver detto all’Angelo: “Ecco l’Ancella del Signore, sia fatto secondo la tua parola”, divenne Madre del Verbo incarnato, oggi, avendo appreso dal Signore che doveva divenire madre spi­rituale d’un altro figlio, ha ripetuto queste stesse parole con umi­le obbedienza, nell’angoscia della separzione. 

Obbediente a suo Figlio, Maria ha adottato tutti i figli di Dio come fratelli di Gesù Cristo. In una visione il mio celeste Sposo mi aveva detto: “Tutto è scritto nei cuori dei figli della Chiesa che hanno fede, sperano ed amano.

143 – Morte di Gesù

Gesù senti la bocca inaridirsi e disse: “Ho sete!” Poiché i suoi amici lo guardavano dolorosamente, Egli disse: “Non potreste darmi una goccia d’acqua?”, lasciando intendere che durante le tenebre nessuno avrebbe potuto impedirlo. 

Giovanni, turbato, disse: “O Signore, non vi abbiamo pensa­to!”. Gesù allora pronunciò alcune parole che avevano questo sen­so: “Anche i miei più prossimi dovevano dimenticarmi e non dar­mi da bere, affinché ciò che sta scritto avesse compimento”. Offrirono del denaro ai soldati perché questi Gli portassero un po’ d’acqua, ma essi non se ne curarono. 

Solo il centurione Abenadar, al quale era stato toccato il cuore, portò alle labbra del Signore per mezzo di una lancia una spugna impregnata d’aceto. Vidi Giovanni ai piedi della Croce che asciugava i piedi di Gesù col proprio sudano. Maddalena accasciata dal dolore, s’ap­poggiava dietro la Croce; la Santa Vergine stava ritta fra Gesù e il buon ladrone e guardava morire suo Figlio, sostenuta da Salomè e da Maria di Cleofa. 

L’ora del Signore era venuta: lottò con la morte e un sudore freddo cosparse tutte le membra, allora Egli disse: “Tutto è com­piuto!” e levando il capo, gridò ad alta voce: “Padre mio rimetto il mio spirito nelle tue mani”. Poi chinò il capo e rese lo spirito a Dio. Allora vidi l’Anima sua come una figura luminosa entrare nella terra ai piedi della croce per discendere al limbo. Giovanni e le pie donne caddero con la fronte nella polvere. 

Tutto era compiuto, l’Anima di Gesù aveva lasciato il suo Corpo. Vidi allora che in quel momento la grazia scese su Abenadar: il suo cavallo tremò, l’anima sua fu scossa e il suo cuore duro ed orgoglioso si spezzò come la roccia del Calvario. Egli gettò lontano la spada, si percosse il petto con forza e gridò con accento di uomo rinnovato in Dio: “Sia lodato il Signore onnipotente, il Dio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe. Questi era un giusto ed è veramente il Figlio di Dio!”. 

Molti soldati colpiti dalle parole del loro capo, lo imitarono. Allora molte persone si batterono il petto, per­fino alcuni farisei. Qualcuna delle pie donne che si era tenuta a distanza andò a prendere la Vergine Santa per prestarle pietose cure, conducendola lontano dalla Croce. 

La più desolata e la più addolorata delle ma­dri fu rialzata dagli amici e, sollevando gli occhi, vide il corpo stra­ziato del Figlio. Guardò quel Santo Corpo concepito nella purezza per opera dello Spirito Santo; carne della sua carne, ossa delle sue ossa, cuore del suo cuore, adesso privato d’ogni bellezza e sepa­rato dall’Anima Santissima. 

Lo vide spezzato, sfigurato, messo a morte per mano di coloro che Egli era venuto a rialzare e a vivificare; abbandonato e disprezzato, simile ad un lebbroso, sospe­so alla Croce fra due ladri. 

Chi sulla terra potrà mai descrivere con le parole giuste il vero Dolore di questa povera Madre, Regina di tutti i Martiri? 

La luce del sole era ancora turbata e velata; l’aria però s’era andata gradatamente rinfrescando. 

Il Santo Corpo di Nostro Signore aveva qualche cosa che ispi­rava il rispetto e che toccava singolarmente. I ladroni invece era­no scossi da convulsioni terribili come se fossero stati ubriachi.

Infine tacquero anch’essi: Dismas aveva pregato interiormente pri­ma di morire. Molti quel giorno si convertirono. Quando il Santo Corpo di Gesù fu calato dalla croce con de­licatezza, venne avvolto dalle ginocchia alle anche e deposto tra le braccia della Madre, che Ella aveva teso verso di Lui, piena di dolore e di amore.
(continua)