La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.

Martin Luther King

Se vedi la carità, vedi la Trinità.

( Sant'Agostino )

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giovedì 29 agosto 2013

Tributo dovuto al


Ven. Don Giuseppe Tomaselli


Sacerdote Salesiano Esorcista, Mistico nato a Biancavilla e morto a Messina in concetto di santità la notte tra l’8 e il 9 maggio 1989. 
Istituì l'Associazione delle"Piccole Ostie "  Anime Riparatrici...

(E' stato il mio primo padre spirituale. A Lui va tutto  l'affetto e la riconoscenza per il bene che ha fatto alla mia anima.  Nella santità di Uomo di Dio, portò l'Associazione da Lui fondata nel mio paese, 
affidandola all'anima santa della signorina Maria Mollica,terziaria carmelitana scalza,alla quale va il mio ricordo rispettoso e devoto, di Lei fui fidata fedele Amica, e  sostenitrice delle"PiccoleOstie". 

Don Tomaselli non amava le sdolcinature ma la tenerezza. 
Il suo parlare era aut aut. Non concedeva sconti alla Verità, e non girava attorno al problema ma lo affrontava col coraggio di chi vive solo per Iddio. Il "Decalogo" era scolpito nel Suo cuore magnanimo e buono. Tutte le creature per Lui avevano lo stesso valore. I titolati, i diseredati e gli esclusi erano amati e accolti alla stessa maniera. Patì infinite persecuzioni e incomprensioni...Io sono una testimone oculare. Voglio ricordarLo e farLo conoscere per mezzo dei suoi scritti).    Ti voglio bene Padre! Proteggimi!



I Morti Risorgeranno

di Don Giuseppe Tomaselli

(continuazione)


IL GIUDIZIO PARTICOLARE

L'ANIMA


Appena il moribondo emette l'ultimo respiro, alcuni esclamano: E' morto... tutto è finito!

Non è così! Se è finita la vita terrena, è cominciata però la vita eterna dello spirito o dell'anima.

Noi siamo fatti di anima e di corpo. L'anima è il principio vitale per cui l'uomo ama, vuole il bene ed è libero dei suoi atti, perciò responsabile del suo agire. Per mezzo dell'anima il corpo compie tutte le sue funzioni di assimilare, crescere e sentire.

Il corpo è lo strumento dell'anima; finché questa lo vivifica, abbiamo il corpo in piena efficienza; appena essa parte, abbiamo la morte, cioè il corpo diventa cadavere, insensibile, destinato alla dissoluzione. Il corpo non può vivere senza l'anima.

L'anima, fatta a immagine e somiglianza divina, è creata da Dio nell'atto della umana concezione; dopo una dimora più o meno a lungo su questa terra, ritorna a Dio per essere giudicata.

Il Giudizio Divino!... Entriamo, o lettore, in un argomento di massima importanza, di gran lunga superiore a quello della morte. Difficilmente mi commuovo, o lettore; il pensiero del Giudizio però riesce a commuovermi. Dico questo affinché tu segua con particolare interesse l'argomento che sto per trattare.



IL DIVIN GIUDICE

Dopo la morte del corpo, l'anima continua a vivere; è questa una verità di fede insegnataci da Gesù Cristo, Dio e uomo. Egli infatti dice: Non temete quelli che uccidono il corpo; ma temete piuttosto Colui che può perdere il corpo e l'anima vostra! - E parlando di un tale che pensava solo a questa vita terrena, ammassando ricchezze, Egli dice: Stolto, questa notte tu morrai e l'anima tua ti sarà domandata! Quanto hai preparato di chi sarà? - Mentre è morente sulla Croce, dice al buon ladrone: Oggi sarai con me in Paradiso! - Parlando del ricco epulone, asserisce: Morì il ricco e fu sepolto nell'inferno.

Dunque, appena l'anima parte dal corpo, senza intervallo alcuno si trova davanti all'eternità. Se essa fosse libera di scegliere, andrebbe senz'altro in Paradiso, perchè nessun'anima vorrebbe andare all'inferno. E' necessario quindi un giudice che assegni l'eterna dimora. Questo giudice è Iddio stesso e precisamente Gesù Cristo, il Figliuolo Eterno del Padre. Egli stesso lo afferma: Il Padre non giudica alcuno, ma ogni giudizio ha rimesso al Figlio!

Si sono visti dei colpevoli a tremare davanti al giudice terreno, a sudar freddo ed anche a morire.

Eppure si tratta di un uomo che deve essere giudicato da un altro uomo. E che cosa sarà quando l'anima comparirà davanti a Dio per ricevere la sentenza irrevocabile per tutta l'eternità? Alcuni Santi tremavano al pensiero di questa comparsa. Si racconta di un monaco, che avendo visto nel sogno Gesù Cristo in atto di giudicarlo, ebbe tanto spavento, che i capelli gli divennero ad un tratto bianchi.

S. Giovanni Bosco prima di morire alla presenza del Cardinale Alimonda e di parecchi Salesiani, cominciò a piangere. - Perchè piangete? - domandò il Cardinale. - Penso al giudizio di Dio! Presto comparirò al suo cospetto e dovrò rendergli conto di tutto! Pregate per me!

Se questo facevano i Santi, che cosa dovremmo fare noi che abbiamo la coscienza carica di tante miserie?



DOVE SAREMO GIUDICATI? 

I Dottori di Santa Chiesa insegnano che il Giudizio Particolare sarà nel luogo stesso ove avviene la morte. Verità tremenda questa! Morire mentre si sta commettendo un peccato e comparire lì stesso davanti al Giudice Supremo offeso!

Pensa, o anima cristiana, a questa verità allorquando la tentazione ti assale! Vorresti fare una cattiva azione... E se tu morissi in quel momento?... Tu commetti tanti peccati nella tua stanza... sopra quel letto... Pensa che tu probabilmente morrai su quel letto e che proprio là vedrai il Divino Giudice!... Tu perciò, o anima cristiana, sarai giudicata da Dio dentro la tua stessa casa, se ivi ti coglierà la morte!... Medita seriamente!...



LA DOTTRINA CATTOLICA 

Il Giudizio che l'anima subisce appena spira, si chiama «particolare» per distinguerlo da quello che avverrà alla fine del mondo.

Addentriamoci un po' nel Giudizio Particolare, per quanto umanamente sarà possibile. Il tutto avverrà in un batter d'occhio, come dice S. Paolo; noi però cerchiamo di descrivere lo svolgimento della scena in alcuni particolari più interessanti. Non sono io che invento questa scena del Giudizio; sono i Santi che la descrivono, con a capo Sant'Agostino, appoggiati ai detti della Sacra Scrittura. E' bene esporre prima la dottrina cattolica riguardo alla sentenza del Giudice supremo: « Dopo la morte, se l'anima è in grazia di Dio e senza resto di peccato, va in Paradiso. Se è in disgrazia di Dio, va all'inferno. Se ha ancora qualche debito da scontare presso la Divina Giustizia, va in Purgatorio finché non sia fatta degna di entrare in Paradiso ».



UN'ANIMA INFELICE

Assistiamo assieme, o lettore, al giudizio che subisce dopo la morte un'anima cristiana, la quale, pur avendo ricevuto tante volte i Santi Sacramenti, abbia menato tuttavia una vita qua e là macchiata di gravi colpe ed abbia peccato con la speranza di salvarsi lo stesso, pensando di morire almeno in grazia di Dio. Purtroppo è stata colta dalla morte mentre era in peccato mortale ed eccola ora davanti al Giudice Eterno.



LA COMPARSA 

Gesù Cristo Giudice non è più il tenero Bambino di Betlemme, il dolce Messia che benedice e perdona, l'Agnello mansueto che va alla morte sul Calvario senza aprire bocca; ma è il fiero Leone di Giuda, il Dio di tremenda maestà, davanti al quale cadono in adorazione i più eletti Spiriti Celesti e tremano le potenze infernali.

I Profeti intravidero in qualche modo nelle loro visioni il Divin Giudice e ce ne diedero delle immagini. Essi ci raffigurano Cristo Giudice con la faccia splendente come il sole, con gli occhi scintillanti come fiamme, con la voce simile al ruggito del leone, con il furore a guisa di un'orsa alla quale siano stati rubati i figli. Al fianco ha la giustizia con due giustissime bilance: una per le opere buone e un'altra per le cattive.

L'anima peccatrice a vederlo, vorrebbe slanciarsi verso di Lui, per possederlo in eterno; per Lui è stata creata ed a Lui tende; ma ne viene trattenuta da forza misteriosa. Vorrebbe essa annientarsi od almeno fuggire per non sostenere lo sguardo di un Dio sdegnato; ma non le è concesso. Intanto vede davanti a sé il cumulo dei peccati commessi in vita, il demonio, a fianco, che sghignazza pronto a trascinarla con sé e vede al di sotto la terribile fornace dell'inferno.

Prima ancora di ricevere la sentenza, già l'anima ne prova l'atroce strazio, stimandosi da se stessa degna del fuoco eterno.

- Che cosa, penserà l'anima, che cosa dovrò dire al Divin Giudice, essendo così misera?... Quale patrono ho da supplicare affinché mi aiuti?... Oh! me infelice!



L'ACCUSA


Comparsa l'anima davanti a Dio, nel medesimo istante comincia l'accusa.
 Ecco il primo accusatore, il demonio!
 - Signore, dice, siate giusto!... Voi mi avete condannato all'inferno per un solo peccato! Quest'anima ne ha commessi tanti!... Fatela bruciare con me eternamente!... O anima, non ti lascerò più!... Tu mi appartieni!... Sei stata mia schiava tanto tempo!... 
- Ah! bugiardo e traditore! - dice l'anima. 
Mi hai promesso la felicità, presentandomi in vita il calice del piacere ed ora per te son perduta! 

Intanto il demonio, come dice Sant'Agostino, rinfaccia all'anima le colpe commesse e con aria di trionfo le ricorda il giorno, l'ora e le circostanze. - Ricordi, anima cristiana, quel peccato... quella persona... quel libro... quel luogo?... Ricordi come ti eccitavo al male?... Come eri ubbidiente alle mie tentazioni! 
Ecco farsi avanti l'Angelo Custode, come dice Origene. 
- O Dio, esclama, quanto ho fatto per la salvezza di quest'anima!... Molti anni ho passato al suo fianco, custodendola amorosamente... Quanti buoni pensieri le ho ispirato!... Dapprima, quando era innocente, mi ascoltava. In seguito, cadendo e ricadendo nella grave colpa, è diventata sorda alla mia voce!... Sapeva essa di far male... e tuttavia preferiva il suggerimento del demonio!

A questo punto l'anima, tormentata dal rimorso e dalla rabbia, non sa contro chi avventarsi! - Sì, dirà, la colpa è mia!



L'ESAME 

Ancora non ha avuto luogo il rigoroso interrogatorio. Illuminata dalla luce che emana da Gesù Cristo, l'anima vede tutto l'operato della sua vita nei minimi particolari.

« Dammi conto, dice il Divin Giudice, delle tue opere malvagie! Quante profanazioni del giorno festivo!... Quante mancanze contro il prossimo... approfittando della roba altrui... imbrogliando nel lavoro... dando in prestito denaro ed esigendo più del giusto!... Quante falsificazioni nel commercio, alterando la merce ed il peso!... E quelle vendette prese dopo la tale e la tal altra offesa?... Tu non volevi perdonare e pretendevi il mio perdono!

« Dammi conto delle colpe contro il sesto Comandamento!... Ti avevo dato un corpo anche te ne servissi in bene e tu invece l'hai profanato!... Quante libertà indegne di una creatura!


« Quanta malizia in quegli sguardi scandalosi!... 
Quante miserie in gioventù... nel fidanzamento... nella vita di matrimonio, che avresti dovuto santificare!... Credevi, o infelice anima, che tutto fosse lecito!... Non pensavi che io vedevo tutto e ti avvertivo della mia presenza con il rimorso!

Le città di Sodoma e di Gomorra furono incenerite da me per mezzo del fuoco a motivo di questo peccato; anche tu eternamente sarai bruciata nell'inferno e sconterai quei cattivi piaceri presi; per poco arderai da sola, dopo verrà pure il tuo corpo!

« Dammi conto di quegl'insulti che mi lanciavi nella collera, quando dicevi: Iddio non fa le cose giuste!... E' sordo!... Non sa ciò che fa!... Misera creatura, hai osato trattare così il tuo Creatore!... 
Ti avevo dato la lingua per lodarmi e te ne sei servita per insultare me e per offendere il prossimo!... Rendimi ragione ora delle calunnie... delle mormorazioni... dei segreti che hai manifestati... delle imprecazioni... delle bugie e dei giuramenti!... Di tutto voglio conto anche delle tue parole oziose!... - Signore, esclama atterrita l'anima, anche di questo?... E si? Non hai letto nel mio Vangelo: Di ogni parola oziosa che gli uomini avranno detto, mi daranno conto nel giorno del Giudizio!...?

« Dammi conto anche dei pensieri, dei desideri impuri volontariamente tenuti nella mente... dei pensieri di odio e di godimento del male altrui!..:

« Come hai adempiuti i doveri del tuo stato!... Quanta trascuratezza!... Ti sei sposata!... Ma perchè non hai soddisfatto ai gravi obblighi inerenti?... Rifiutasti i figliuoli che avrei voluto donarti!... Di qualcuno, che hai accettato, non hai avuto la debita cura spirituale!... Ti ho ricoperta di favori particolari dalla nascita alla morte... tu stessa lo hai riconosciuta... e mi hai corrisposto con tanta ingratitudine!... Avresti potuto salvarti, e invece!...

«Ma il conto più stretto lo esigo delle anime che hai scandalizzate!...  per salvare le anime sono sceso dal Cielo in terra e son morto in Croce!:.. Per salvarne una sola, se fosse necessario, farei altrettanto!... E tu, invece mi hai rapite le anime con i tuoi scandali!... Ricordi quei discorsi scandalosi... quei gesti... quelle provocazioni al male?... In tal modo hai spinto al peccato anime innocenti!... Costoro hanno insegnato anche ad altre il male, aiutando l'opera di Satana!... Dammi conto di ciascuna anima!... Tu tremi!... Dovevi prima tremare, pensando a quelle mie terribili parole: Guai a chi dà scandalo! Sarebbe meglio che venisse legata al collo dello scandaloso una macina da mulino e fosse precipitato nel profondo del mare! - Signore, dice l'anima, ho peccato, è vero! Però non sono stata solamente io!... Anche altre hanno operato come me! - Le altre avranno il loro giudizio!...  perché non lasciasti a suo tempo quelle amicizie cattive?... Il rispetto umano, o paura della critica, ti ha trattenuto nel male ed invece di aver vergogna di dare scandalo... ridevi scioccamente!... Ma vada l'anima tua all'eterna perdizione per le anime che hai rovinate! Soffri tanti inferni, quanti sono coloro che hai scandalizzato!

- Dio di tremenda, giustizia, riconosco di aver mancato!... Ma tenete conto delle passioni che mi hanno violentato!... - E perché non toglievi le occasioni? Tu invece mettevi la legna al fuoco!... Ogni divertimento, lecito o no, lo facevi tuo!...

- Nella vostra giustizia infinita, ricordatevi, o Signore, delle opere buone da me compiute!... - Sì, hai compiute delle opere buone... ma non le hai fatte per amor mio! Operavi per farti vedere... per guadagnare la stima o la lode altrui!... Hai ricevuto la tua ricompensa in vita!... Hai fatte altre opere buone però ti trovavi in stato di peccato-mortale e quanto facevi non era meritorio!... L'ultimo peccato grave commesso... quello che stoltamente speravi di confessare prima di morire... quell'ultimo peccato ti ha spogliato di ogni merito!...

- Quante volte, o Dio misericordioso; in vita mi avete perdonato!... Perdonatemi anche ora! - E' finito il tempo della misericordia!... Già troppo hai abusato della mia bontà... e per questo ti sei perduta!... Peccavi e ripeccavi... pensando: Iddio è buono e mi perdona!...  con la speranza del perdono ritornavi a trafiggermi!... E correvi dal mio Ministro per avere l'Assoluzione!... Quelle tue Confessioni non mi erano accette!... Ricordi quante volte nascondevi per vergogna qualche peccato?... Quando pur lo confessavi, non ne eri del tutto pentita e subito vi ricadevi!... Quante Confessioni mal fatte!... Quante Comunioni sacrileghe!... Tu, o anima, eri stimata come buona e pia dagli altri ma io che conosco l'intimo del cuore, ti giudico come perversa!...



LA SENTENZA

- Giusto siete, o Signore, esclama l'anima, e retto è il vostro giudizio!... Merito la vostra ira!... Ma non siete voi il Dio tutto amore?... Non spargeste per me il vostro Sangue sulla Croce?... Questo Sangue propiziatore invoco su di me!... - Sì, scenda esso punitore su di te dalle mie Piaghe!... E va', maledetta, lontano da me, nel fuoco eterno, preparato al diavolo ed ai suoi seguaci!

Questa sentenza di eterna maledizione è per la misera anima la maggiore pena! Sentenza divina, immutabile, eterna!

In meno che si dica, data la sentenza, ecco l'anima afferrata dai demoni e trascinata con scherno dentro al supplizio eterno, tra le fiamme, che bruciano e non consumano. Ove cade l'anima, ivi rimane! Ogni tormento piomba, sopra di essa; il maggiore pero è il rimorso, il verme roditore di cui ci parla il Vangelo. 

(continua)

venerdì 9 agosto 2013

TRIBUTO DI AFFETTO ALLE ANIME DEL PURGATORIO CUI SONO MOLTO DEVOTA.



Il Purgatorio e il Paradiso




Sac. Dolindo Ruotolo


Apostolato Stampa - Napoli – Riano – Sessa Aurunca 1984



Cap. XIII

Le anime del Purgatorio ci proteggono, tanto nelle necessità corporali che in quelle spirituali

La sollecitudine di suffragare le anime del Purgatorio non è per noi solo un dovere di giustizia e di carità, ma è anche un grande beneficio, perché le anime del Purgatorio ci sono grate al sommo, dei sollievi che loro doniamo, e ci proteggono. Se noi mortali, che siamo tanto imperfetti, sentiamo il bisogno di essere grati, e di rispondere con un beneficio o una cortesia a chi ci dona qualche cosa, anche piccola, per amore, le anime del Purgatorio, che sono sante e nobilissime, perché sono già predestinate ad essere cittadine del Paradiso, con quanto amore e gratitudine risponderanno ai benefici che loro facciamo avvicinandole al possesso di Dio, del quale hanno fame e sete abbreviando il tempo delle loro ineffabili pene, e facendo più facilmente conquistare loro l'eterna felicità! Se noi col suffragio preghiamo per loro, esse certamente ci rispondono pregando per noi. Non hanno la possibilità di meritare, perché per loro è finito il tempo della vita terrena. ma, come amiche di Dio hanno la possibilità di pregare, e logicamente pregano con preferenza per quelli che le beneficano.

Le loro preghiere sono efficacissime, perché sono sante, e ci procurano benefici immensi, tanto per la vita spirituale che per quella corporale.


Grazie anche miracolose ottenute per l'intercessione delle anime del Purgatorio 

Sono innumerevoli gli esempi di grazie, anche miracolose, ottenute per l'intercessione delle anime del Purgatorio, e possiamo dire che la loro sollecitudine per l'anima e per la nostra vita corporale è tanto più grande, in quanto che esse sperimentano al vivo che cosa è un danno per l'anima e, soffrendo, compatiscono con immensa carità le nostre pene. Anche esse sono state pellegrine sulla terra, anche esse hanno conosciuto i pericoli che vi s'incontrano per l'anima, e le pene che vi si soffrono per il corpo, ora chi si trova nello stato di perfetta carità ed è beneficiato da uno della terra, sente il bisogno di soccorrerlo tanto più efficacemente, quanto più è in grado di compatirlo. Per questo le anime del Purgatorio non solo pregano efficacemente per quelli che le suffragano, ma, col permesso di Dio, intervengono personalmente nei nostri pericoli e nei nostri dolori.

Nel 1649 un celebre libraio di Colonia, Guglielmo Freyssen, per aver fatto il voto di distribuire gratuitamente cento copie di un libro sulle anime del Purgatorio, al fine di spingere i fedeli a suffragarle, ebbe salvo un bambino assalito da gravissima malattia, e, poco dopo, la moglie, che si era ridotta in fin di vita.

(Confr. Puteus Delunct. lib. V, art. 9).

A Parigi nell'anno 1817, una povera domestica, educata cristianamente nel suo villaggio, aveva la pia abitudine di far celebrare ogni mese con i suoi poveri risparmi, una Messa di requie per le anime del Purgatorio, assistendo al Santo Sacrificio, e unendo le sue preghiere a quelle del Sacerdote, per meglio ottenere la liberazione dell'anima che più ne avesse bisogno. Colpita da una lunga malattia, e licenziata dai suoi padroni, non ebbe più danari per soddisfare il suo pio desiderio. Il giorno nel quale uscì dall'Ospedale non aveva più di venti soldi. Si raccomandò fiduciosamente al Signore, e postasi in giro per trovare servizio, avendo sentito parlare di una agenzia di collocamento, vi si diresse, nella speranza di trovare un posto. Nel passare però davanti ad una Chiesa, si ricordò che quel mese non aveva fatto celebrare la Messa consueta. Ma non avendo altro che venti soldi, rimase in forse se dovesse privarsene o no. Però vinse in lei la pietà, ed entrata in Chiesa, donò i venti soldi, che allora era l'elemosina per una Messa, e la fece celebrare, assistendovi con fervore, e pregando la Divina Provvidenza che non l'abbandonasse.

Uscita di Chiesa, preoccupata ed afflitta per il suo misero stato, proseguiva il cammino, quand'ecco farsele incontro un giovane alto, pallido, e di nobile aspetto, il quale, avvicinandosi a lei, le disse:

« Voi cercate servizio, non è vero? ».

« Sì, mio signore » rispose la donna.

« Ebbene, andate in via..., numero..., presso la signora..., e troverete da collocarvi ».

E disparve dileguandosi tra la folla, senza darle tempo di ringraziarlo.

La buona donna si diresse subito all'indirizzo che quel giovane le aveva dato, e nel salire le scale, ne vide discendere, brontolando, una domestica, con un involto sotto il braccio. Le domandò se la signora fosse in casa, ma quella le rispose bruscamente, dicendole che la signora avrebbe pensato ad aprirle, giacché essa in quel momento aveva lasciato il suo servizio. La buona donna allora si fece coraggio, e bussò alla porta indicatale dal giovane. Le venne ad aprire una signora di aspetto nobile, alla quale la giovane raccontò ciò che le era accaduto. La signora fece molte meraviglie, non sapendo chi avesse potuto dare alla ragazza l'indirizzo, dal momento che soltanto allora aveva cacciato la cameriera, in seguito ad insolenze ed a cattiva condotta. E mentre si stupiva di sentire che un giovane sconosciuto l'avesse a lei diretta, la ragazza, sollevando gli occhi verso un mobile, e scorgendovi un ritratto, s'alzò in piedi e disse:

« Ecco, o signora, il giovane che mi ha parlato, e da parte del quale io vengo ».
A tale affermazione la signora, gettando un grido, cadde svenuta. Appena riavutasi, si slanciò al collo della giovane, ed abbracciandola con effusione, le disse:
« Fin da questo momento io ti considero come mia figlia carissima, e non come serva, poiché è stato mio figlio, che io perdetti due anni or sono, che deve alla Messa che hai fatta celebrare la sua liberazione dal Purgatorio. Sii dunque la benvenuta, e rimani nella mia casa, dove pregheremo insieme per coloro che soffrono, prima di entrare nella Patria beata del Paradiso ».
Di questi fatti, assolutamente accertati, ce ne sono moltissimi, che testimoniano della protezione delle anime purganti per quelli che le beneficiano.

E se la loro protezione è evidente nelle necessità temporali, quanto più grande non è per le necessità spirituali!

Gli effetti di questa protezione spirituale non sono visibili come quelli della protezione corporale, ma molte buone ispirazioni, molti santi pensieri, che ci danno la vittoria nelle tentazioni, e molte conversioni prodigiose nel punto di morte, si debbono alle preghiere ardenti delle anime purganti per coloro che in un modo qualunque le beneficano.

Oh quanto è mai ammirabile il mistero della Comunione dei Santi! Quale stupendo spettacolo, dice il Conte De Maistre, è quello di vedere una immensa città di anime coi suoi tre ordini continuamente in rapporto fra loro, e dove il mondo che combatte porge la mano a quello che soffre, ed afferra l'altra del mondo che trionfa!



L'anima purgante di Montefalco

A conclusione del mistero e della realtà assoluta del Purgatorio, citeremo le manifestazioni di un'anima purgante, avvenuta a Montefalco, nella Diocesi di Spoleto, dal 2 settembre 1918 al 9 novembre 1919. Dette manifestazioni, attestate da testimoni degnissimi di fede, furono confermate da un processo canonico, fatto fare da Mons. Pietro Pacifici, Vescovo di Spoleto, dal 27 luglio al giorno 8 agosto del 1921. Eccone il genuino racconto:

Le straordinarie manifestazioni, 28 in tutte, ebbero luogo nel Monastero di S. Leonardo in Montefalco, dove (anche attualmente) vive una numerosa Comunità di Suore Clarisse. Il 2 settembre 1918, sentito suonare il campanello della sacrestia, Suor Maria Teresa di Gesù, Abbadessa del Monastero, andò a rispondere, ed una voce le disse:

« Devo lasciare qui questa elemosina ».

La ruota girò, e sopra vi erano 10 lire. Avendo domandato l'Abbadessa se dovevano farsi tridui od altre preghiere, oppure far celebrare delle Messe, fu risposto:

« Senza nessun obbligo ».

L'Abbadessa domandò:

« Se è lecito, chi è lei? ».

La voce rispose:

« Non occorre saperlo ».

La voce era gentile ma mesta, lontana e frettolosa come fosse nascosta.

La cosa si ripetette il 5 ottobre, il 31 ottobre, il 29 novembre, il 9 dicembre, il 1 gennaio 1919 e il 29 gennaio, nel medesimo modo, e sempre fu lasciata la somma di 10 lire sulla ruota. Domandando l'Abbadessa se si dovessero fase preghiere, le fu risposto: « La preghiera è sempre buona ».

Il 14 marzo in tempo dell'esame, circa le ore 20, il campanello suonò due volte, ed essendo andata l'Abbadessa a rispondere, trovò 10 lire sulla ruota, ma alle sue domande nessuno rispose. La Chiesa esterna era chiusa, e le chiavi le avevano le Suore. Chiamata la fattora, e fatto guardare in Chiesa, non vi fu trovato nessuno. Da quella sera le Suore cominciarono a pensare che colui che faceva l'elemosina non era persona di questo mondo.

Il giorno 11 aprile, nel modo come sopra, furono portate altre 10 lire, e la voce per la prima volta chiese preghiere per un defunto.

Il 2 maggio si ebbe la decima manifestazione.

Poco prima del silenzio, alle ore 21,30, circa, inteso suonare il campanello, le suore andarono a rispondere in quattro: l'Abbadessa, Suor Maria Francesca delle cinque piaghe, Suor Amante Maria di S. Antonio, e Suor Angelica Ruggieri. Furono trovate 20 lire sulla ruota, due carte messe a forma di croce. La Chiesa esterna era chiusa.

Il 25 maggio, il 4 giugno ed il 21 giugno, furono trovate 10 lire ogni volta, senza sapere donde venissero.

Il 7 luglio, circa le ore 14, in tempo di ritiro, suonò due volte il campanello, ma l'Abbadessa, credendo che fossero bambini in Chiesa, non volle rispondere. Essendosi appoggiata per riposare, una voce fuori della camera disse:

« Hanno suonato il campanello della sacrestia ».

Andata subito a rispondere, udì la solita voce dire:

« Lascio qui 10 lire per preghiere ».

Essa domandò:

« Da parte di Dio, chi è? ».

Le fu risposto: « Non è permesso ».

E non sentì altro. Domandò poi alle Suore chi l'avesse chiamata, ma nessuna di loro l'aveva chiamata.

Il 18 luglio, dopo il silenzio della sera, circa le ore 21,30, scese l'Abbadessa a chiudere la porta del forno rimasta aperta, mentre risaliva, udì il suono dei campanello; andata alla ruota, al saluto:

« Lodato Gesù e Maria, sentì rispondersi: Amen », e poi soggiungere:

« Lascio questa elemosina per le solite preghiere ».

L'Abbadessa si fece animo, e domandò: « In nome di Dio e della SS. Trinità, chi é? ».

E la stessa voce rispose: « Non è permesso ».

E non udì altro. La Chiesa esterna era chiusa.

Il 27 luglio, andata l'Abbadessa alla ruota prima della Messa, trovò 10 lire, senza sapere chi ce le avesse messe.

Il 12 agosto, circa le ore 20, suonato il solito campanello, andarono a rispondere l'Abbadessa, Suor Maria Nazarena dell'Addolorata, e Suor Chiara Benedetta Giuseppa del Sacro Cuore. Trovarono sulla ruota 10 lire. Avendo scongiurato in nome di Dio, nessuna risposta. La Chiesa era chiusa. Essendo stata chiamata la servigiana per guardare se c'era nessuno in Chiesa, vi andarono il Rev. Don Alessandro Climati, priore di S. Bartolomeo e confessore delle Suore, Don Agazio Tabarrini, Parroco di Casale, e cappellano del Monastero, e P. Angelo, Guardiano dei Cappuccini, ma in Chiesa non trovarono nessuno.

Il 19 agosto, circa le ore 18,30, essendo suonato il campanello, l'Abbadessa andò a rispondere. Al saluto: « Lodato Gesù e Maria », la voce rispose:
 « Amen » e subito soggiunse:

« Lascio questa elemosina per preghiere ».

L'Abbadessa rispose: « Noi pregheremo lo stesso, l'elemosina la dia a qualche altra persona più bisognosa ».

Allora la voce fattosi compassionevole, disse: 
« No, la prendano, è una misericordia ».

E l'Abbadessa: « E’ permesso sapere chi é? ».

Rispose la voce: « Sono sempre la medesima ».

E non si udì altro. Lasciò 10 lire. Altrettanto accadde il 28 agosto e il 4 settembre, ma alle domande dell'Abbadessa non rispose nessuno.

Il 16 settembre, circa le ore 21,15, l'Abbadessa chiuse il dormitorio e sentì suonare il campanello. Andata a rispondere con un'altra suora, nessuno parlò, ma sulla ruota v'erano 10 lire. Rifiutando l'Abbadessa di prendere il denaro, le fu risposto:

« Le prenda, è per soddisfare la Divina Giustizia ».
L'Abbadessa fece ripetere al suo misterioso interlocutore la giaculatoria: « Sia benedetta la santa, purissima ed immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria », e la giaculatoria fu fedelmente ripetuta.

Il 21 settembre si trovarono sulla ruota altre 10 lire. Il 3 ottobre, circa le ore 21, dopo il silenzio, mentre l'Abbadessa era affacciata alla finestra della camera, le parve di sentir suonare. Andata a rispondere, e rifiutando le 20 lire che le venivano date in elemosina, col dire che il confessore non era contento, dubitando di una manifestazione diabolica, le fu risposto:

« No, sono un'anima purgante. Sono 40 anni che mi trovo in Purgatorio, per aver dissipato beni ecclesiastici ».

Il 6 ottobre fu fatta celebrare una Messa in suffragio di quell'anima. Dopo poco suonò il campanello. Andata l'Abbadessa a rispondere, la solita voce disse:

« Lascio quest'elemosina, grazie tanto ».

L'Abbadessa fece altre domande, ma non ebbe risposta. La sacrestia era chiusa, e sulla ruota furono lasciate le solite 10 lire.

Altrettanto accadde il 10 ottobre. Alla richiesta dell'Abbadessa circa la sua identità, l'anima rispose:

« Il giudizio di Dio e giusto e retto ».

« Ma come - soggiunse l'Abbadessa - io le ho fatto dire delle Messe, e se una sola basta per liberare un'anima, come lei non è ancora libera? ».

Rispose la voce: « Io ne ricevo la minima parte ».

Ad altre domande non rispose, e anche questa volta lasciò 20 lire.

Il 20 ottobre, alle ore 20,45, appena suonato il silenzio, mentre l'Abbadessa saliva con due altre monache: Suor Maria Rosalia della Croce e Suor Chiara Giuseppa del S. Cuore, udirono suonare il campanello, e andata l'Abbadessa a rispondere, trovò le 10 lire sulla ruota, ma non rispose nessuno Tornò l'Abbadessa a chiudere la porta del dormitorio, quando sentì suonare di nuovo. Tornò, ed al saluto: « Sia lodato Gesù e Maria » l'anima rispose: « Amen » con voce assai intelligibile, e siccome l'Abbadessa non aveva preso le 10 lire, soggiunse:

« Prenda quest'elemosina, è una misericordia ».

Avendola presa, disse: « Grazie! ». E l'Abbadessa:

« Ma si potrebbe sapere chi é? ».

L'anima rispose: « Preghi, preghi, preghi, preghi ».

Il 30 ottobre, alle ore 2,45, l'Abbadessa, da una voce fuori alla camera, sentì dirsi: « E’ suonato il campanello della sacrestia ». Andata a rispondere, al solito saluto, l'anima rispose: « Amen » e poi subito:

« Lascio qui quest'elemosina ».

Ma l'Abbadessa, senza far finire la parola, soggiunse:

« Io per ordine del confessore non posso prenderla. In nome di Dio, e per ordine del confessore, mi dica chi è; è Sacerdote? ».

Rispose: « Sì ».

« Erano di questo Monastero i beni che ha dissipati? ».

Rispose: « No, ma ho il permesso di portarli qui ».

L'Abbadessa: « E dove li prende? ».

L'anima: « Il giudizio di Dio è giusto ».

L'Abbadessa: « Ma io ci credo poco che sia un'anima, penso sempre che sia qualcuno che scherza ».

L'anima: « Vuole un segno? ».

L'Abbadessa: « No, ho paura. Se chiamo qualcuna? Faccio subito ».

L'anima: « No, perché non mi è permesso ».

Evidentemente non le era permesso darle un segno alla presenza di altre, perché sarebbe successo un trambusto di spavento.

L'Abbadessa prese le 10 lire, e l'anima disse: 
« Adesso entro a parte delle preghiere ».

Fino a questo giorno l'anima aveva posto sulla ruota, complessivamente 300 lire di elemosine. Alla risposta di ringraziamento dell'anima, l'Abbadessa soggiunse:

« Lei pregherà per me, per la mia Comunità, per il Confessore? ».

L'anima rispose: « Benedictus Dei qui... » e si allontanò mormorando a bassa voce, e non si capì altro.

La voce di quest'ultima volta era meno frettolosa e meno cupa; anzi prima sembrava che stesse fuori, adesso invece era come se parlasse all'orecchio destro, e quando si allontanava era udita meglio dal sinistro.

Il 9 novembre ebbe luogo l'ultima manifestazione. Alle ore 4,15 circa, l'Abbadessa dal dormitorio intese suonare il campanello della sacrestia. Andata a rispondere, al saluto: Lodato Gesù e Maria, la solita voce rispose:

« Sia lodato in eterno. Io ringrazio lei e la religiosa comunità, sono fuori di ogni pena ».

L'Abbadessa soggiunse: « E ringrazi pure i Sacerdoti che hanno dette più Messe, no? Il Confessore, il P. Luigi Bianchi, Don Agazio? ».

Rispose: « Io ringrazio tutti ».

E l'Abbadessa: 
« A me piacerebbe di andare in Purgatorio, dove si trovava lei, cosi starei sicura... ».

L'anima rispose:
 « Faccia la Volontà dell'Altissimo ».

L'Abbadessa: « Pregherà per me, per la Comunità, per i miei genitori se sono in Purgatorio, per il Confessore, per il P. Luigi Bianchi, per il Papa, per il Vescovo, per il Cardinale Ascalesì? ».

Rispose: « Sì ».

L'Abbadessa: « Benedica me e le persone che ho nominate ».

Rispose: « Benedictio Domini super vos ».

La mattina prima di questa manifestazione, fu fatta celebrare una Messa dal P. Luigi Bianchi, della Compagnia di Gesù, alla Chiesa del Gesù, in Roma, all'Altare privilegiato.

La voce del Sacerdote defunto, sul principio delle manifestazioni era mesta, poi a mano a mano sembrava più lieta, e nell'ultima volta aveva il timbro di chi è felicissimo. Il suono del campanello era mesto e flebile, e pareva che facesse scendere un senso di pace e di contento nel cuore di chi l'udiva, cosicché ormai tutte le Suore lo conoscevano e pregavano per il defunto, appena lo udivano. Delle 300 lire portate da quell'anima, furono celebrate per lei 38 Messe di suffragio.

Questa è la relazione autentica, fatta dalle Suore Clarisse del Monastero di S. Leonardo in Montefalco.

Di queste manifestazioni furono subito messi al corrente l'Arcivescovo di Spoleto, Mons. Pietro Pacifici, l'Em.mo Cardinale Pompili, Vicario di Sua Santità in Roma, l'Em.mo Cardinale Ascalesi di Napoli, ed altre personalità. Fu conservato un biglietto di banca da Lire 10, che portava i numeri di serie 041161 e 2694.

Nel luglio 1921 Mons. Pietro Pacifici volle fare un processo canonico del fatto, facendo venire a posta da Roma Mons. Giovanni Capobianco, che fu giudice del Tribunale. Gli atti originali del processo si conservano nell'Archivio della Curia Arcivescovile di Spoleto, e comprendono più di 200 pagine, ossia facciate, in protocollo. Vi sono raccolte le deposizioni di dodici testimoni, indotti dal Postulatore, tra i quali sette monache, il Rev. D. Agazio Tabarrini, Cappellano del Monastero, il P. Valentino da Giano, cappuccino, Millei Caterina, servigiana del Monastero, il Rev. Tommaso Casciola, Vice Parroco di S. Bartolomeo, ed il signor Ponziani Vergari. Vi furono inoltre le deposizioni di tre testi indotti ex officio: l'Eminentissimo Cardinale Alessio Ascalesi, Mons. Climati ed il dottor Alessandro Tassinari, Medico-Chirurgo di Montefalco. In appendice ad essi sono riportati nel processo, tra altri documenti, gli atti della prima Istruttoria sulle manifestazioni e la relazione del P. Luigi Bianchi, gesuita, autenticata dal suo provinciale, non avendo potuto detto Padre recarsi di persona a deporre.

L'esito del processo fu positivo, e quindi le manifestazioni furono giuridicamente accertate.

La sacrestia dove accaddero venne trasformata in Cappella dedicata al suffragio delle anime del Purgatorio, e specialmente di quelle dei Sacerdoti defunti. Fu benedetta il 26 febbraio 1924, ed è centro ardentissimo di pietà per le povere anime penanti.

Ivi è eretta una Confraternita delle Anime del Purgatorio, specie delle anime Sacerdotali.

(continua)


domenica 4 agosto 2013


Dipinto dell'esimio Artista Danny Hahlbohm



Coroncina all’arcangelo San Michele in suffragio dei nostri defunti:


O Dio, vieni a salvarmi.

Signore, vieni presto in mio aiuto

L’Eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen.

1 Principe glorioso, S, Michele Arcangelo, per la tua serafica carità, soccorri tutte le anime dei nostri parenti che si purificano nelle pene del Purgatorio. Sii loro Consolatore e implora che siano ammesse quanto prima in Cielo a lodare in eterno il Signore.

Un Padre nostro, un Ave, ed Eterno Riposo


2 Gloriosissimo Principe del Cielo, S. Michele Arcangelo, fedelissimo protettore dei nostri defunti, ottieni che i nostri parenti siano liberati presto dalle pene del Purgatorio. Sii per loro Padre, amico, consolatore, conforto. Per la tua serafica carità ottieni che possano venire presto con Te in Cielo a lodare per sempre Dio.

Un Padre nostro, un Ave, ed Eterno Riposo

3 Principe potentissimo, amabile S. Michele, nostro specialissimo protettore, Ti veneriamo, Ti lodiamo e Ti benediciamo per la grande potenza che Dio ti ha concesso e ti preghiamo di ottenerci la grazia, che le anime dei nostri parenti, che soffrono in Purgatorio, siano ammessi presto in Cielo e godere per sempre con Te il Signore.

Un Padre nostro, un Ave, ed Eterno Riposo

4 O Principe degli Angeli, o glorioso S. Michele, ricorriamo alla tua grande carità per noi miseri peccatori, e ti imploriamo di liberare le anime dei nostri parenti, che gemono nel Purgatorio. Prega per loro! Soccorrili! Perché siano ammessi presto in Cielo a Lodare con tutti i Beati il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Un Padre nostro, un Ave, ed Eterno Riposo

Orazioni per tutti i defunti.

O Grande Dio, Creatore e Redentore di tutti gli uomini, concedi, te ne preghiamo, la remissione di tutte le pene alle anime del Purgatorio, perché ottengano la grazia di essere ammesse alla gloria del Cielo che ardentemente desiderano per lodarti e ringraziarti e amarti per tutta l’eternità con tutti i loro cari. Amen.

Orazione a Dio e alla SS. Vergine in suffragio delle anime del Purgatorio.


O Dio Potentissimo, misericordia infinita, a cui con fiducia ogni peccatore pentito, sicuro di trovare perdono deh! Per i meriti della tua dolorosissima Passione e Morte, esaudisci le preghiere che in questo giorno Ti porgiamo in suffragio di tutte le anime del Purgatorio, affinché possano quanto prima essere liberate dalle loro pene e godere della vita eterna.

O Maria SS. Madre del Salvatore, che consoli tutti gli afflitti e sei Regina di tutti i Santi, per la tua potente intercessione, ottieni che le anime di tutti i fedeli defunti riposino in pace con tutti gli Angeli e i Santi del Cielo. Amen.

Il Purgatorio e il Paradiso



Sac. Dolindo Ruotolo


Apostolato Stampa - Napoli – Riano – Sessa Aurunca 1984

Cap. X

Doveri di suffragare le anime purganti


Per la stessa Comunione dei Santi, noi abbiamo dei doveri verso le anime purganti, doveri di giustizia e doveri di carità. Ma anche quelli di carità possono dirsi di giustizia, perché la carità è un dovere.


Doveri di giustizia

In quanto ai doveri di stretta giustizia, che riguardano i suffragi che un defunto dispone per la propria anima dopo la morte, dalle sue sostanze o dal frutto del suo lavoro, bisogna riconoscere che nel mondo se ne fa un massacro. Famiglie che ereditano un patrimonio talvolta ricchissimo, mercanteggiano vergognosamente i pochi suffragi che il defunto si era riservati, ed ove l'insufficienza o l'astuzia della legge civile vi si presti, cercano ogni via per far dichiarare nullo il testamento.

E’ questo uno dei più abominevoli furti, che sono puniti da Dio con severissimi castighi. Le storie riboccano di racconti nei quali si parla di case diroccate o rese inabitabili, con grave detrimento dei proprietari, di terreni desolati dalla grandine, di bestiami decimati dal contagio, e di sventure piombate su famiglie benestanti e felici, che avevano mancato di soddisfare gli obblighi che avevano verso le anime del Purgatorio.

E’ dovere di giustizia non solo eseguire la volontà dei defunti, ma eseguirla subito, come sarebbe ingiustizia e crudeltà quella di avere in custodia del denaro di un infermo gravissimo per curarlo, facendo passare del tempo per alleviare le sue sofferenze. A volte i lasciti di pii legati che i defunti destinano a proprio suffragio, sono doveri che essi avevano per danni fatti agli altri, e che volevano soddisfare sotto questa forma, non volendo svelare le proprie colpe. Il sopprimere o trascurare tali suffragi non solo è un atto d'ingiustizia verso i defunti, ma anche verso persone da loro danneggiate.

Bisogna riconoscere che sugli Stati moderni pesano gravissime responsabilità, per le innumerevoli ingiustizie commesse nella soppressione degli Ordini Religiosi, e nell'incameramento dei loro beni, destinati dai benefattori a sollievo dei poveri e delle anime del Purgatorio. Per questi delitti e per tanti altri palliati da leggi e decreti infami, gli Stati moderni si dibattono in mille difficoltà, e non hanno pace.

E’ stretto dovere di giustizia dei figli il suffragare i loro genitori, non solo con preghiere, penitenze e Messe, ma anche con una vita esemplarmente cristiana, perché i figli sono come fiori e frutti dei loro genitori, e la vita santa che menano è riparazione delle loro responsabilità nell'educarli. Un figlio dissoluto, irreligioso e lontano dai Sacramenti è una tormentosa spina per le anime che gli hanno dato la vita corporale.

E’ anche dovere di giustizia per i genitori pregare per i figli defunti. Sì, il dolore di averli perduti li stempera a volte in un inconsolabile pianto, ma, per quanto è da compatirsi, il pianto non giova ai defunti, anzi può loro nuocere se è un pianto che allontana chi piange dalla piena unione alla volontà di Dio.

Racconta Catimprè che la sua nonna, avendo perduto un figlio di grandi speranze, piangeva giorno e notte sconsolatamente, senza pensare a pregare per l'anima del defunto che soffriva nel Purgatorio. Ma Dio, avendo pietà di lui, un giorno fece apparire in visione a quella desolata madre, uno stuolo di giovani che si avviavano processionalmente e lieti, verso una magnifica città. Essa guardò attentamente se tra loro ci fosse il figlio, ma, ahimè, lo vide venire lontano lontano, solo, affaticato, e con le vesti inzuppate di acqua. Richiestolo perché non prendesse parte alla festa degli altri, rispose: « Le tue lacrime, o madre mia, sono quelle che ritardano il mio cammino, e macchiano cosi le mie vesti. Se è vero che mi ami, cessa dal tuo sterile dolore, e solleva l'anima mia con preghiere, con elemosine e con sacrifici ». Lo stesso deve dirsi per le inconsolabili lacrime dei figli per i genitori defunti, quando non sono accompagnate da preghiere e da opere di suffragio.

E’ anche un dovere di giustizia, come quello dei figli verso i genitori, il pregare per i Sacerdoti defunti, e massime per quelli che hanno guidata l'anima nostra. Essi hanno per noi una vera paternità spirituale, perché ci danno la vita dello spirito, mille volte più preziosa della vita corporale. Se si pensa che i Sacerdoti sono spesso i più dimenticati dai fedeli, si accresca maggiormente il nostro dovere di suffragarli.

Doveri di carità

Abbiamo finalmente il dovere di suffragare in generale tutte le anime, anche quelle verso le quali non abbiamo uno stretto dovere di giustizia, per un dovere di carità che, come abbiamo detto, può riguardarsi un dovere di giustizia. In virtù della Comunione dei Santi, infatti, le anime purganti fanno parte, come noi, della grande famiglia di Gesù Cristo, e quindi sono nostri i loro interessi, e nostre le loro pene. Il bisogno che esse hanno di noi è immenso, data la grandezza delle loro pene, e i loro appelli alla nostra carità sono continui, anche se noi non li sentiamo. Il fatto stesso che ogni giorno muoiono migliaia di persone dev'essere per noi un richiamo a soccorrere quelle anime che giornalmente cadono nel Purgatorio. Noi abbiamo enormi possibilità di aiutarle, e il non soccorrerle è una mancanza di carità.

Se è dovere di carità soccorrere chi soffre nel corpo, e se nel giorno del giudizio Gesù ci esaminerà proprio sui doveri della carità fatta per suo amore, non è per noi materia di rigoroso esame la carità del sollievo che dobbiamo dare alle anime purganti? Esse sono affamate di felicità, assetate di Dio, nude di meriti, inferme nei dolori che le opprimono, carcerate nel Purgatorio, pellegrine che cercano l'ospitalità del Cielo, e sono membra del Corpo Mistico di Gesù, che anche in loro soffre e geme, come soffre e geme in noi che siamo pellegrini sulla terra; ora, possiamo noi trascurarle senza meritare un aspro rimprovero nel giudizio, ed una severa condanna? Dobbiamo anzi aggiungere, che, a differenza dei pellegrini della terra, tante volte peccatori e ingrati, e quindi immagini deturpate di Gesù Cristo, le anime purganti sono sante, confermate in grazia, predestinate alla gloria, predilette di Dio, che le purifica per puro amore, e brama di averle nel Paradiso per inebriarle di Lui, per renderle simili a Lui, e mostrarsi loro faccia a faccia in un eterno convito di amore, e che, quindi, il suffragarle per affrettare la loro unione con Dio è un atto di carità illuminato dall'amore divino, assai più di un sollievo dato ad un poverello della terra. I Santi, che avevano ben compresa la legge divina della carità, sono stati sempre solleciti verso le anime purganti, e molte volte si sono offerti vittime per loro, per abbreviarne le pene.


Sterilità delle pompe esterne

Molti, oggi specialmente, credono di manifestare il loro dolore e il loro amore per i defunti, con vistose pompe esterne. Corone di fiori costosissime in gran numero. Cortei di gente, di carrozze e di automobili, interminabili, discorsi di saluto, strette di mano, lacrime improvvisate, più o meno sentite, nella commozione di un momento, causato dal pianto degli altri. A volte, e non di rado, gridi, gesti disperati, parole di bestemmia, e persino atti di violenza contro immagini sacre, per non aver ascoltate le preghiere di chi supplicava per conservare in vita il defunto, propositi blasfemi di non voler andare in Chiesa, di non volere più confessarsi, comunicarsi, ascoltare la Messa, dire il Rosario e pregare.

Tutte queste manifestazioni esterne di duolo sono inutili e persino dannose alle anime trapassate. Si, un funerale decente, un omaggio limitato di fiori può essere un atto gentile di rammarico e di affetto, ma se non è congiunto con la preghiera, col ricevere la S. Comunione, col proposito di vivere cristianamente, di fronte alla realtà della morte e dell'eternità, è una cosa perfettamente inutile.
Il cristiano non può e non deve ignorare che noi siamo per l'eterna vita, e la morte di una persona cara, se è un dolore, non può prescindere dalla visuale dell'eternità. Il cristiano sa o deve sapere che la morte non è un suggello posto sulla vita, quasi cadesse nel nulla, ma è un sonno che attende il ridestarsi, nella resurrezione finale.
E’ dunque da riprovare ogni profanazione del corpo destinato a risorgere. E’ profanazione, come si è detto, la cremazione del cadavere, ed è per lo meno brutto l'uso dei loculi, dove il cadavere viene chiuso e saldato, in preda ad un orribile putrefazione che non può avere sfogo nel terreno. Questo modo di seppellire ha tutto il carattere di un volere dimenticare per sempre il defunto. La sepoltura cristiana è nell'umiltà della terra, dove l'uomo si riconosce polvere, ed aspetta la voce della tromba finale che lo richiama a vita immortale.

Noi vediamo i Camposanti popolati, per così dire, da monumenti funebri e da lapidi di ricordo, con iscrizioni di lode o di rammarico che molte volte sono una menzogna. Se aprite queste tombe, vi troverete solo ossa spolpate, riposanti spesso tra ragnatele. Che pena! Il migliore ricordo di un defunto è quello che non è morto con lui, è la sua virtù e la sua vita cristiana. Per questo il più grande monumento che si può elevare sulla desolazione della morte è la vita santa, è la vita dei Santi, i cui resti mortali si racchiudono in reliquiari più o meno ricchi, grandi o piccole tombe di un corpo santificato dalla grazia di Dio. Una nicchia, una tomba, un monumento magari, può essere anche un atto gentile di amoroso ricordo, ma deve rifulgere nella luce di Gesù Cristo, resurrezione e vita, con un ben visibile e trionfante segno di Croce e con espressioni di fede nella vita eterna.

Bisognerebbe ispirarsi alle iscrizioni delle Catacombe, semplici e concise, che danno un senso soave di fede, di speranza e di pace. 
Per es.: Candida Metella, nella pace di Cristo. Visse 20 anni, sei mesi e sette giorni. In pace.

Che dire delle tombe dette di uomini illustri, prive di Croce e di ogni più piccolo richiamo di fede? Sono tombe che portano dolorosamente, e speriamo che innanzi a Dio non sia così, i contrassegni della riprovazione eterna, tra le orgogliose spampanate di elogi e di titoli che ne sono lo scherno!

(continua)

sabato 3 agosto 2013

Dipinto dell'Artista Lu Cong


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Il Purgatorio e il Paradiso



Sac. Dolindo Ruotolo


Apostolato Stampa - Napoli – Riano – Sessa Aurunca 1984


Cap. IX

La comunione dei Santi ed il conforto che le anime purganti hanno dagli Angeli, dai Santi e in particolare da Maria SS.ma
Uno dei dogmi più consolanti che noi confessiamo nel recitare il Credo, è la Comunione dei Santi.

La Chiesa Cattolica non rimane limitata alla terra, ma ha confini sterminati ed immensi, perché abbraccia in Cielo i Beati, nel Purgatorio le anime penanti, e sulla terra quelli che vi passano peregrinando nelle prove della vita. E' una sola e grande famiglia, nella quale tutto è posto in perfetta comunanza: le gioie e le pene, i trionfi dei Santi, le sofferenze del Purgatorio e le prove dei mortali. E mentre noi in mezzo alle amarezze della vita ci rallegriamo della gloria dei Beati, e compatiamo le anime purganti, da parte loro i Santi che ci hanno preceduti nel soggiorno della felicità, si commuovono al pensiero dei pericoli nei quali viviamo, e quando dall'alto dei Cieli abbassano i loro sguardi sulle desolate regioni del Purgatorio, mirano laggiù con immenso amore le anime che vi penano, e le confortano, come un uomo sano compatisce e consola chi è costretto a subire una dolorosa operazione per risanare, e godere poi la gioia della salute.

Le anime purganti per la Comunione dei Santi non si sentono come isolate, e intendono anche di più, con immenso amore a Dio, che le loro pene non sono una vendetta della giustizia, ma un'esigenza dell’amore. Dio non castiga mai nel senso nel quale noi concepiamo il castigo, dal quale non sappiamo separare l'idea di ira, di sdegno e di vendetta.
Non c'è frase più brutta e meno rispondente alla verità come il dire: Ira di Dio, e per indicare un flagello o una confusione eccezionale, il dire: E’ un'ira di Dio.

No, Dio è carità, è tutto amore, opera sempre per amore. Se non consideriamo questo amore, l'anima si smarrisce, e non ama Dio, considerandolo come una Potenza che schiaccia, una Sapienza che non compatisce, ma calcola fino i quadranti delle nostre debolezze, un Amore che non si espande su di noi, ma rimane nel mistero dell'unione del Verbo al Padre e del Padre al Verbo. Eppure l'amore di Dio si rivolge a tutte le creature considerando persino i capelli del loro capo, e avendo cura del passero che vola nello spazio.


Gli Angeli e il Purgatorio


Per la Comunione dei Santi, gli Angeli hanno relazione di amore con le anime purganti.

Esse infatti sono destinate a riempire il vuoto spaventevole prodotto nei cori angelici dalla caduta di Lucifero e degli angeli ribelli, e quindi gli Angeli le riguardano come loro sorelle. Ognuna poi di quelle anime fu affidata ad un Angelo Custode, che non può abbandonarla, e vuole compire la sua missione accompagnandola al Paradiso.
La Chiesa nella festa di S. Michele Arcangelo ha espressioni che confermano l'assistenza degli Angeli alle anime purganti: Arcangelo Michele, io ti ho costituito principe su tutte le anime che debbono essere ricevute in Cielo
(Ant. 3 delle Lodi). E nel 5° Responsorio del Mattutino, la Chiesa esclama: A questo Arcangelo Dio affidò le anime dei Santi, per condurle nel Paradiso dell'esultanza.

S. Michele Principe del Purgatorio, e quindi Principe degli Angeli che hanno cura delle anime che vi penano, non può non intercedere per loro, com'è detto nel 4° Responsorio del Mattutino: L'orazione di questo Arcangelo, conduce le anime al Regno dei Cieli.
L'assistenza degli Angeli alle anime purganti, è confermata da molte rivelazioni. Ricordiamo quella avvenuta in Napoli nel monastero di S. Caterina, riportata dal Padre Rossignoli.

In quel monastero c'era l'uso, di recitare ogni sera, prima di coricarsi, il Vespro dei morti, affinché prima di dare riposo al corpo, si recasse un sollievo alle anime penanti nel Purgatorio. Accadde una volta che in seguito ad un lungo lavoro sostenuto nella giornata, le suore, stanche, omettessero questa pia pratica. Allora si vide uno stuolo di Angeli discendere dal Cielo nel coro del monastero, e recitare essi quel Vespro, omesso dalle suore.


L'intercessione dei Santi

Da molte rivelazioni risulta pure come i Santi intercedono per le anime purganti, in virtù della Comunione dei Santi, per cui è forte il loro legame di amore con quelle anime.

I fondatori di Ordini Religiosi, conservano sempre l'affetto di padri tenerissimi per quelli che furono i loro figli. S. Filippo Neri fu visto dopo morte, circondato da uno stuolo di Religiosi della sua Congregazione, che erano stati tutti liberati da lui. S. Francesco d'Assisi promise ai suoi frati di scendere in Purgatorio dopo la loro morte per liberarli, purché fossero stati fedeli osservanti della Regola, e specialmente della santa povertà. Nostro Signore stesso lo aveva privilegiato di questo dono, e molti fatti che si leggono nelle Cronache dei Minori lo confermano luminosamente. Risulta pure da molte rivelazioni che i Santi nel loro ingresso in Paradiso possono portare con loro molte anime purganti, alle quali Dio applica i meriti e i sacrifici da loro fatti in vita.


La bolla sabatina

Se i Santi possono consolare le anime purganti, immaginiamo come lo possa Maria SS. che è sempre loro mamma amorosissima.
Leggiamo nelle rivelazioni di Santi, che il Sabato, giorno dedicato alla Vergine, è giorno di festa speciale nel Purgatorio, perché in esso la Madre della misericordia scende in quel carcere penoso per visitare e consolare i suoi figli e le sue figlie.

In virtù del privilegio della bolla sabatina, quelli che hanno portato lo scapolare della Vergine del Carmelo, ed hanno adempiute certe condizioni, vengono liberati dal Purgatorio nel primo Sabato dopo la loro morte. Nelle feste di Maria, e specialmente in quella dell'Assunzione (15 agosto), la Vergine SS. scende in Purgatorio e libera una moltitudine di anime purganti.Questo è attestato da S. Pier Damiani, e lo prova col racconto autentico della seguente visione:

Essendo pio uso del popolo romano, ai suoi tempi, di visitare le Chiese con ceri in mano nella notte della Vigilia dell'Assunzione, accadde un anno che una nobile dama, mentre stava inginocchiata nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli sul Campidoglio, con grande sorpresa si vide comparire davanti una donna ch'ella ben conosceva, morta in quello stesso anno. Volle attenderla alla porta della Chiesa, e allorché la vide uscire, presala per mano, e trattala in disparte, le domandò: « Non siete voi la mia Madrina Marozia che mi tenne al fonte battesimale? ».

« Sì - rispose la defunta - Sono proprio io ».

« Com’è che vi trovate fra i vivi, se moriste già da diversi mesi? E che mai vi e accaduto nell'altra vita? ».

« Fino ad oggi - rispose l'anima - sono rimasta immersa in un fuoco ardentissimo in pena di tanti peccati di vanità da me commessi in gioventù, ma, in occasione di questa grande solennità, la Regina del Cielo, essendo discesa in mezzo alle fiamme del Purgatorio, mi ha liberata insieme a molte anime, per farci entrare in Cielo nel giorno stesso della sua Assunzione. Ogni anno la divina Signora rinnova questo miracolo di misericordia, ed il numero delle anime che Essa libera in tal modo, è circa quanto quello della popolazione di Roma (allora Roma contava circa 200 mila abitanti). In riconoscenza di questa grazia, noi ci rechiamo in questa notte nei Santuari a Lei consacrati: che se i vostri occhi veggono me sola, sappiate invece che siamo in grande moltitudine ». E vedendo che la dama rimaneva attonita e dubbiosa, soggiunse: « In prova della verità di quanto vi ho detto, vi annunzio che voi stessa morrete di qui ad un anno, in questa stessa festa ».

S. Pier Damiani riferisce che la pia dama, dopo un anno passato nell'esercizio di molte virtù, per prepararsi degnamente alla morte, ammalatasi nell'antivigilia dell'Assunta, passò da questa vita nel giorno stesso della festa, come le era stato predetto dalla sua madrina.

Molti altri scrittori, come Gersone, Teofilo Reynand, Rossignoli, S. Alfonso de Liguori, Faber ecc., confermano questa credenza, basata sopra un gran numero di rivelazioni particolari. Dobbiamo notare che oggi nell'atmosfera d'incredulità nella quale viviamo, quando si parla di rivelazioni, ci si atteggia a noncuranza o addirittura a disprezzo, quasi fossero fantasie. E’ un atteggiamento stolto quando si tratta di rivelazioni provate, perché le testimonianze certamente soprannaturali, valgono molto più di qualunque opinione di scrittori autorevoli. La rivelazione vera e provata, è un fatto positivo, l'opinione invece è la semplice concezione di una mente più o meno illuminata, che potrebbe anche essere errata.

La Chiesa trionfante, capitanata dalla sua Regina, la dolcissima Mamma Maria, guarda dunque amorevolmente la Chiesa purgante, la soccorre, la consola, e l'aiuta ad entrare più presto in possesso dell'eterna gloria. Dolce e consolante fraternità delle anime, prerogativa divina della Chiesa Cattolica, la quale, facendo considerare tutti come membra di una stessa famiglia, sia che si trovino come viatori in terra, o sofferenti in Purgatorio, o coronati nel Cielo, li rende figli di uno stesso Padre, bramosi di trovarsi un giorno nell'eterna felicita del Paradiso.

(continua)


venerdì 2 agosto 2013

Dipinto dell'esimio Artista Danny Hahlbohm


Il Purgatorio e il Paradiso



Sac. Dolindo Ruotolo


Apostolato Stampa - Napoli – Riano – Sessa Aurunca 1984

Cap. VIII

Le gioie del Purgatorio

Il Purgatorio è una mirabile contesa di amore tra Dio e l'anima, e in una contesa di amore non ci può essere nulla di duro e di spietato. Chi purifica col dolore purifica per amore, e quindi trova modo di temperare il più che può i dolori che purificano; chi è purificato soffre ma l'amore, che lo lega a chi lo purifica, rende accettevoli i dolori. Il chirurgo che medica, cerca ogni mezzo per attenuare il dolore, 
e chi soffre trova sollievo nel sapere che quei 
dolori gli producono la sanità, e li sopporta pazientemente.

Non deve perciò fare meraviglia l'affermare che nel Purgatorio ci sono anche gioie, conforti e sollievi. In questo si vede l'amore di Dio verso quelle anime che vi si purificano, e l'amore delle anime che, anelando a purificarsi, contemplano amorosamente l'armonia tra la giustizia e la misericordia divina. Esse vogliono patire; è un'esigenza del loro stesso amore che le spinge verso Dio; ma nel dolore sentono di essere carezzate da Dio, che non può rifiutare loro la purificazione che le renderà felicissime nell'eterna gloria, ma in tutti i modi le solleva e le conforta, come mamma che bacia e carezza il figlio che subisce un'operazione.

Se Dio piange sulle anime dannate che volontariamente e con odio implacabile si separano da Lui, come non si commuoverà per quelle che lo amano ed anelano a Lui?

Siamo troppo abituati a considerare Dio severissimo giudice, e dividiamo la sua giustizia dalla misericordia e dall'amore, mentre in Lui sono una sola cosa, e una sola cosa amorosa come nell'unione di un bacio: Iustitia et pax osculatae sunt: La giustizia e la pace si sono baciate.
La prima gioia delle anime purganti è il sentirsi confermate in grazia, e quindi sicure della loro eterna salvezza, e nella felice impotenza di più peccare, esse che nelle pene causate loro dai peccati commessi, ne ponderano tutto l'orrore, e ne sentono tutto il pentimento.

E’ una gioia che difficilmente noi possiamo valutare, perché viviamo spensieratamente nell'incertezza della nostra salvezza eterna. E’ un fatto accertato da molte rivelazioni e da molti fatti storici, che le anime preferiscono di rimanere nelle pene del Purgatorio con la certezza di essere salve ed impeccabili, anziché ritornare in terra nell'incertezza di salvarsi. I morti risuscitati dai Santi per miracolo, hanno sempre preferito ricadere nella morte e ritornare in Purgatorio.

S. Stanislao

A conferma di quanto asseriamo, citiamo il celebre fatto avvenuto nel 1070 a S. Stanislao, Vescovo di Cracovia.

Era perseguitato dall'empio Principe Boleslao, e questi, tra le altre infamie fatte contro di lui, riuscì ad eccitargli contro gli credi di un certo Pietro Miles, che era morto tre anni prima, lasciando una delle sue terre alla Chiesa. I suoi eredi, sicuri della protezione del Re, intentarono un processo al Santo, e subornando o intimidendo i testimoni, ottennero che il Santo fosse condannato alla restituzione del terreno.

Il Santo, vedendosi mancare la giustizia degli uomini, si appellò fiduciosamente a quella di Dio, e fatta sospendere l'udienza e la condanna, promise che avrebbe fatto comparire come testimone il defunto testatore, che giaceva da tre anni nella tomba. La sua proposta fu accettata tra mordaci derisioni come assurda. Dopo tre giorni di digiuno e di preghiere, il Santo Vescovo si recò col Clero e col popolo sulla tomba di Pietro Milés, ed ordinò che venisse aperta. Ma vi si trovarono solo, com'era da prevedersi, poche ossa tra un mucchio di cenere. I nemici del Santo esultarono, certi della vittoria. Quando ecco il Santo ordinare a quelle ossa di risorgere in nome di Gesù, resurrezione e vita. A quel comando quelle ossa, sotto gli occhi di tutti si avvicinarono, si riunirono, si ricoprirono di carne, e il morto, uscendo dalla tomba, dette la mano al Vescovo, e con lui e col Clero e col popolo stupito, si recò da Boleslao, certificando la verità della donazione fatta. Dopo, S. Stanislao gli domandò se volesse ritornare nella tomba o vivere ancora qualche anno sulla terra, ma il morto risuscitato rispose che, sebbene per i molti peccati commessi si trovava in Purgatorio tra atroci pene, preferiva ritornarvi, anziché rivivere in terra nell'incertezza di salvarsi. Implorò solo dal Vescovo preghiere e suffragi, per essere libero da quelle pene. Ricondotto processionalmente alla sepoltura, e benedetto dal Vescovo, vi si adagiò, e ritornò nello stato primiero.

E’ un fatto assolutamente storico, testimoniato da migliaia di testimoni.
La seconda gioia che provano le anime purganti è quella della loro medesima espiazione.
Amando Dio in modo perfetto e anelando a Lui, sono immensamente addolorate di averlo offeso, e desiderano riparare ed espiare. Se sulla terra le anime veramente pentite dei loro peccati, sentono il bisogno di aggiungere alla penitenza sacramentale penitenze asprissime, come cilizi, discipline, digiuni e disagi di ogni genere, e ne godono intimamente nello spirito, perché soffrono per amore, le anime purganti che hanno delle loro più piccole colpe una percezione chiarissima, non possono non godere di espiarle.

S. Caterina da Genova


S. Caterina da Genova che ebbe speciali rivelazioni sulle gioie del Purgatorio, dice: « Io vedo quelle anime stare volentieri nelle pene del Purgatorio per due motivi: il primo è per loro la considerazione della misericordia di Dio, perché intendono che se la sua bontà non temperasse la giustizia con la misericordia, soddisfacendola col prezioso Sangue di Gesù Cristo, un solo peccato meriterebbe mille inferni ». Esse infatti percepiscono con una luce speciale la grandezza e la santità di Dio, e, soffrendo, godono di adorarne la grandezza e di riconoscerne la santità. La loro gioia è come quella dei Martiri che soffrivano per adorare e testimoniare Dio vivente e Gesù Cristo Redentore, ma la supera in grado eminente».

L'altro motivo di gioia nell'espiazione, dice la Santa, e per le anime il vedersi nella Volontà di Dio, e l'ammirare ciò che l'amore e la misericordia divina operano verso di loro. Queste due percezioni Dio le imprime nelle loro menti in un istante, e siccome esse sono in grazia, le intendono e le capiscono secondo la propria capacità, riportandone grande gioia. Questa gioia poi va crescendo tanto in esse, quanto più si avvicinano a Dio. La più piccola intuizione, infatti che si può avere di Dio, eccede ogni pena ed ogni gaudio che l'uomo possa immaginare. Perciò le anime purganti accettano con gioia le pene che, purificandole, le avvicinano più a Dio, e veggono a mano a mano cadere l'ostacolo che impedisce loro di possederlo e di goderlo.

La terza gioia delle anime purganti è il conforto dell'amore, perché l'amore rende facile ogni cosa. Quando si ama, dice S. Agostino, non si soffre, e se si soffre, si ama la sofferenza. Le anime purganti sono in un mare di amore, poiché il Purgatorio è contesa di amore. Sì, è proprio l'amore che fa penare le anime, ma la pena è temperata dall'amore, più di quello che non fosse temperato per S. Lorenzo il tormento di essere arrostito vivo sulla graticola infuocata. I carboni, egli esclamava, sono per me come rose; eppure ardevano tanto, da fargli dire al tiranno: Sono già cotto da una parte, voltami dall'altra parte.

(continua)

giovedì 1 agosto 2013

Dipinto dell'esimio Artista David Bowman

Il Purgatorio e il Paradiso



Sac. Dolindo Ruotolo


Apostolato Stampa - Napoli – Riano – Sessa Aurunca 1984


Cap. VII continuazione


Fede - Speranza - Carità nell'anima purgante

L'anima purgante dunque pratica in grado eminente la fede, non essendo ancora giunta alla visione intuitiva di Dio, che dissipa ogni nebbia, e la fa vivere nell'eterna luce. Esercita la virtù della speranza, che può dirsi una virtù propria del Purgatorio, perché l'anima, non conoscendo il termine e i limiti della sua purificazione, anela continuamente a Dio, e vi anela con intensità di amore, del quale non possiamo formarci nessuna idea. Anche l'amore che i più grandi Santi hanno avuto in terra verso Dio, è piccola cosa in confronto dell'amore di un'anima purgante. Io credo che per questo tanti Santi, prima di ascendere al Cielo sono passati per il Purgatorio, anche per poco, come risulta da tante loro manifestazioni ad anime buone. Come il razzo che si lancia in orbita intorno alla terra, ha bisogno dell'ultimo scoppio del razzo vettore, che annulla la sua gravità e il suo peso, spingendolo in orbita, così l'anima santa e pura, ha bisogno di un ultimo slancio di amore che la spinga verso Dio, e questo slancio può averlo solo in Purgatorio.

Santa Caterina da Genova nel suo ammirabile trattato sul Purgatorio, ce ne dà la ragione. Essa dice: Il Signore nel Purgatorio imprime all’anima un movimento d'infocato amore attrattivo, sufficiente ad annichilarla se non fosse immortale. Quest'amore e quest'attrattiva unitiva agiscono continuamente e potentemente su di lei, tanto che essa se potesse scoprire un Purgatorio più terribile di quello in cui si trova, vi si precipiterebbe volentieri, spinta vivamente dall’impetuosità di quell’amore, e questo per liberarsi più presto da tutto ciò che la separa dal Sommo Bene
(Trattato del Purgatorio, cap. 9).

L'anima santa è attratta potentemente da Dio, che l'ama infinitamente, e mente umana non può misurare la forza di quest'attrazione, diremmo quasi magnete infinito che attira il piccolo atomo di ferro. L'anima santa attratta così, è per poco nel Purgatorio, non nelle fiamme della purificazione ma nelle fiamme di un immenso amore, che è come lo scoppio che la spinge definitivamente a Dio che l'attrae. E’ allora che l'anima compie la sua piena unione alla Volontà di Dio, che è l'Eterno ed Infinito Amore, ed è totalmente trasformata in essa, da potersi unire a Dio in eterno. L'attrazione di Dio e lo slancio dell'anima, danno un profondo senso di umiltà, come l'avrebbe un satellite artificiale, se potesse ragionare, attratto in orbita nell'immensità dello spazio, intorno ad un pianeta colossale. Se ragionasse, si vedrebbe infinitamente piccolo, e pur si sentirebbe attratto e spinto intorno all'immensamente grande. E girerebbe non con la tracotanza dell'uomo che lo lancia e crede di essere vittorioso degli astri, ma con l'umiltà della piccolezza che gira perché l'attrae l'immensamente grande.


Bisogna invocare le anime purganti

Nella luce della fede, della speranza, dell'amore, della propria piccolezza inebriata di amore, l'anima non può non considerare con immensa compassione le creature peregrinanti in terra, e perciò è piena di carità per loro, e sommamente benefica, le assiste e le aiuta quando la invocano, e più ancora, per riconoscenza, quando la suffragano, affrettando la sua purificazione e la sua unione con Dio.

E’ perciò sommamente salutare invocare le anime purganti nelle nostre angustie e nelle nostre necessità. Innumerevoli sono i fatti che dimostrano la protezione delle anime purganti per gli uomini che le invocano suffragandole.

Citerò un fatto avvenuto ad un mio lontano parente gioielliere.
Egli rincasava a sera avanzata, portando con sé i gioielli più preziosi, per timore di una visita dei ladri al suo negozio. Una sera rincasò a tarda notte, e temendo di essere aggredito, si raccomandò lungo la strada alle anime del Purgatorio, recitando il Rosario di requiem.

Era la mezzanotte quando imboccò il vicolo che menava alla sua abitazione, e con terrore notò alcuni brutti ceffi che stavano in agguato. Più vivacemente invocò le anime del Purgatorio a sua protezione e difesa. C'era una chiesetta al principio del vicolo, e questa improvvisamente si aprì, e ne uscì un corteo di confratelli col sacco e cappuccio bianco, che salmodiavano come per accompagnare un funerale. Il cappuccio era di quelli antichi che oggi non si usano più: copriva tutto il capo e la faccia, ed aveva solo tre fori: due per gli occhi e uno per la bocca. Il gioielliere non trovò di meglio che unirsi a quel corteo che era visibile ai ladri appiattati nell'ombra. La moglie impensierita dall'ora avanzata, stava alla finestra per spiare l'arrivo del marito.

Questi infatti, dopo poco, rincasò disfatto dal timore dei ladri, e consolato dal provvidenziale corteo che l'aveva salvato. Raccontò il fatto alla moglie e questa ne fu più sorpresa di lui, perché l'aveva visto rincasare solo. E poiché il marito insisteva nell'affermare la realtà del corteo, essa gli fece riflettere che oltre la mezzanotte nessun esequie poteva farsi. Fu allora che entrambi capirono che quei confratelli del corteo funebre, erano anime del Purgatorio, accorse in difesa di lui. E’ un fatto certissimo, tramandato nella nostra famiglia, e mi fu raccontato dalla mia mamma, che l'aveva appreso proprio dal gioielliere, beneficato dalle anime per le quali pregava lungo la strada.


(continua)