La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.

Martin Luther King

Se vedi la carità, vedi la Trinità.

( Sant'Agostino )

martedì 12 agosto 2014

LA VITA DELLA MADONNA
 Secondo le contemplazioni
della pia Suora STIGMATIZZATA
Anna Caterina Emmerick

109 – La fonte miracolosa 
e il giardino dalle piante balsamiche

All’indomani i santi Profughi proseguirono la via attraversan­do aride e sabbiose zone desertiche, li vidi spossati fino all’estremo limite delle proprie forze. Si sedettero su una piccola duna, men­tre la Santa Vergine entrò in profonda contemplazione per innalza­re a Dio un’ardente preghiera e una devota supplica. Mentre pregava, le scaturì accanto una fonte d’acqua abbon­dante e cristallina che serpeggiò sul terreno. 

Giuseppe scavò profondamente alla fonte un bacino, poi fece un canale che servisse allo scolo dell’acqua. Mentre Maria lavava il Bambino, Giuseppe abbeverava l’asino e riempiva gli otri. Poi si riposarono. 

Frattanto, orribili animali, simili nella forma a grandi lucertole ed a testuggini, vennero a dissetarsi all’acqua del nuovo ruscello. 

Come le altre volte, non fecero alcun male alla Santa Fa­miglia, anzi mi sembrò che la guardassero quasi con gratitudine. Il paesaggio intorno, benedetto dalla sorgente d’acqua, rinac­que a vera vita. Gli alberi fruttificarono e vicino ad essi crebbero persino al­cune piante curative. 

Quel luogo sarebbe divenuto un giorno una nota oasi con un giardino di piante balsamiche dove numerose persone vi avrebbero dimorato stabilmente. 

Tra queste mi parve di vedere la madre del giovinetto lebbroso risanato dall’acqua dove si era bagnato Gesù. Più tardi ebbi delle visioni relative al luogo. 

Vidi le piante balsamiche che circondavano un giardino al centro del quale crescevano molti alberi da frutta. Molto tempo dopo vi si scavò un altro pozzo assai profondo. Una ruota mossa dai buoi vi attingeva l’acqua che, mista a quella della fonte di Maria, irrigava il giardino. Se l’acqua del pozzo non veniva miscelata a quella della fon­te, anziché giovare al terreno lo danneggiava. 

I buoi che poneva­no in movimento la ruota, non lavoravano dal mezzogiorno del sabato fino al mattino del lunedì. I santi Profughi, dopo essersi ristorati, avanzarono verso la vasta e antica città di Eliopoli, detta anche On. 
Quando Gesù morì, in questa città vi abitava Dionigi l’Aropagita. Ai tempi d’Israele vi abitava Putifar, il sacerdote egiziano, la cui figlia, Asenet, sposò il patriarca Giuseppe. 

La guerra aveva distrutto la città e fiaccato gli abitanti, i quali avevano poi ricostruito nuove abitazioni sulle rovine di quelle precedenti. Passando sopra un lungo ponte, i santi Fuggiaschi attraversaro­no un fiume larghissimo (il Nilo) che mi parve si dividesse in più bracci. 

Giunsero in una piazza che si apriva davanti alla porta della città ed era circondata da una specie di pubblico passaggio. Su di una colonna, larga alla base e stretta alla cima, si mo­strava un grand’idolo con la testa di bue che teneva tra le braccia una specie di fantoccio. 

I numerosi devoti che in grosse carovane uscivano dalla città, usavano deporre le offerte sotto quest’idolo, sopra cerchi di pietra che parevano panche o sedili. Non lontano da questa statua 
pa­gana vi era una grande palma sotto la cui ombra si era seduta a riposare la Santa Famiglia.

Mentre se ne stavano seduti tranquillamente, un terremoto fece precipitare l’idolo. Il popolo, emettendo grida selvagge, si riversò sulla piazza e circondò minaccioso la Santa Famiglia, perché alcu­ni avevano gridato che loro sarebbero stati la causa del terremoto. 

Appena la minaccia della gente diventò incombente, la terra ricominciò a tremare ed il grosso albero si ripiegò tutto verso il terreno. 

L’idolo sprofondò in un cratere enorme che si era riempi­to di acqua fangosa e nerastra; si videro appena le corna spunta­re dal fango. Alcuni fra i più violenti tumultuanti annegarono nella voragine oscura. A quella vista tutti gli altri si ritirarono timorosi. Quindi la Santa Famiglia entrò tranquillamente nella città e prese alloggio vicino ad un vasto tempio idolatra, in un locale all’interno di una grossa muraglia.



110 – Visioni sulla vita della Santa Famiglia nella città di On (o Eliopoli)

Suor Emmerick comunicò le visioni intorno alla vita della Santa Famiglia ad Eliopoli o On
Passai il mare e mi recai in spirito in Egitto, trovai i santi Viandanti che abitavano in quell’antica città in rovina. Vidi le acque del fiume scorrere sotto grandi ponti; vidi pure massicce muraglie e torri in rovina. Templi che si conservavano quasi intatti e colonne che parevano torri su cui si saliva per mezzo di scale esterne fatte a chiocciola. Erano alte ed acute all’estre­mità, adornate di strane figure di animali simili a cani con la te­sta umana, accucciati al suolo. 

La Santa Famiglia aveva preso alloggio in alcune sale di un grande edificio di pietra, appoggiato a colonne basse e solide di forma rotonda e quadrangolare. Presso queste colonne molte 
per­sone si erano adattate le loro abitazioni. 

L’edificio era situato in posizione sottoelevata ad una strada su cui passavano non solo i pedoni ma anche i carri; l’alloggio si trovava dirimpetto ad un gran tempio pieno di idoli, con due cortili. 

Il luogo scelto da Giuseppe per stabilire la propria dimora era uno spazio circondato da un muro e da una fila di colonne assai grosse ma non molto alte. In questo spazio egli suddivise le stan­ze per mezzo di assicelle. L’asino fu pure accomodato in un po­sto diviso dal resto dell’abitazione da una parete di legno. 

Giuseppe e Maria avevano eretto un piccolo altare vicino al muro, ripa­rato da una parete di legname. Quest’altarino consisteva in un tavolino coperto di un panno rosso, su cui si stendeva un altro panno bianco e trasparente. Una lampada ardeva perennemente al disopra del tavolo. Li vidi spesso assorti in preghiera. 

Giuseppe iniziò ad esercitare privatamente il suo mestiere pro­ducendo tavoli, sgabelli e delle tettoie per riparare i contadini dai raggi cocenti del sole. La Santa Vergine invece tesseva tappeti e si occupava di un altro lavoro (non so se si trattasse pure di filatura o qualcosa di simile) per cui adoperava un bastoncino con un nodo all’estremità. 

Vidi spesso della gente andare a visitare la Santa Famiglia e particolarmente il Bambino. 
Il Pargoletto, che irradiava innocenza, giaceva nella sua culla sul piedistallo di legno. Lo vidi con le 
pic­cole braccia pendenti dall’una e dall’altra parte della culla. Ebbi una visione in cui il piccolo Gesù era assiso sul suo let­tuccio mentre Maria Santissima sedeva vicino a lui e lavorava a maglia. 

Un cestello era accanto a Lei e tre donne le tenevano compagnia. Maria lavorava per gli Ebrei di Gosen e si guadagnava il pane e gli altri alimenti. 

Gosen era una piccola città a settentrione di Eliopoli situata su un territorio interrotto da canali.

La comunità ebraica che vi risiedeva aveva alterato il suo culto, molti suoi com­ponenti strinsero amicizia con la Santa Famiglia. 

Gli Ebrei di Gosen frequentavano il tempio situato di fronte alla dimora di Giuseppe e Maria; essi osavano paragonarlo a quello di Salomone. Non lontano dal tempio, Giuseppe aveva adattato un luogo di culto dove si radunavano a pregare tutti 
gli Ebrei osservanti di Eliopoli; prima di allora mai avevano pregato in comune. 

Il luogo di preghiera era dotato superiormente da una piccola cupola, e quando si apriva lasciava scorgere liberamente il cie­lo. Al centro del locale vi era il tavolo dei sacrifici coperto dei pan­ni rituali. Sopra questo tavolo o altare erano appoggiate delle per­gamene avvolte. 

Il sommo sacerdote era un uomo molto vecchio. 

Qui gli uomini e le donne si dividevano per la preghiera comu­ne, diversamente da come facevano in Terrasanta: i primi stavano da un lato e le seconde dall’altro lato della sala. 

Vidi in questo luogo la Santa Vergine col bambino Gesù. La Madonna era seduta al suolo e s’appoggiava ad un braccio, men­tre il Bambinello sedeva dinanzi a Lei; Egli indossava una tunica color celeste e teneva le braccia conserte sul petto. 

Giuseppe, come era solito fare, stava dietro a Maria, sebbene tutti gli altri uomini fossero nel lato opposto loro assegnato. 

Gesù cresceva e riceveva frequentemente la visita di altri fan­ciulli. Egli parlava già abbastanza bene e si muoveva con tutta si­curezza; trascorreva parte della giornata con Giuseppe e talvolta lo seguiva anche quando egli andava fuori casa per prestare la sua opera. 

Il Santo Fanciullo vestiva una camiciola tessuta senza cucitu­re. 

A causa dell’improvviso crollo di alcuni idoli venerati da que­sta popolazione, Gesù, Giuseppe e Maria continuarono a subire non poche persecuzioni. 

La Famiglia era tacciata continuamente di es­sere causa dei malaugurati eventi, anche perché abitava presso il tempio degli ebrei-pagani.
(continua)