La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.

Martin Luther King

Se vedi la carità, vedi la Trinità.

( Sant'Agostino )

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sabato 20 dicembre 2014


Alla  sera di questa vita saremo giudicati sull'amore.

(San Giovanni della Croce)


( Sant' Agostino ) 

sabato 21 giugno 2014

sabato 28 dicembre 2013


Alla  sera di questa vita saremo giudicati sull'amore.

(San Giovanni della Croce)



lunedì 18 novembre 2013


O fiamma d’amor viva,
che amorosamente ferisci
della mia anima il più profondo centro!
poiché non sei più dolorosa,
se vuoi, ormai finisci;
squarcia il velo di questo dolce incontro.

San Giovanni Della Croce


mercoledì 21 agosto 2013



E' più prezioso al cospetto del Signore un briciolo di puro amore che tutte le altre opere insieme.

(San Giovanni della Croce)
 

lunedì 24 giugno 2013

domenica 7 aprile 2013



Dopo un amoroso slancio
E non privo di speranza,
volai sì alto, sì alto,
che raggiunsi il mio desir.

1 - Per poter raggiungere
questo slancio divino,
tanto volar mi convenne
che di vista mi perdei;
però, in tal impeto,
nel mio volo venni meno;
ma l’amor fu così alto,
che raggiunsi il mio desir.

2 - Quanto più alto salivo,
abbagliavasi la vista,
e la più alta conquista
tra le tenebre avveniva;
ma poiché lancio è di amore,
con un cieco e oscuro salto
mi trovai tanto in alto
che raggiunsi il mio desir.

3 - Quanto più alto giungevo
in questo slancio sublime,
tanto più basso, arreso
e umiliato mi trovavo.
Dissi: non vi sarà chi l’arrivi,
e mi umiliai così tanto
che mi trovai tanto alto
che raggiunsi il mio desir.

4 - In una strana maniera
mille voli feci in uno,
ché la celeste speranza
tanto acquista quanto spera;
attesi solo questo lancio,
la mia speme non fu vana,
ché mi trovai tanto alto
che raggiunsi il mio desir.

San Giovanni Della Croce





Me ne entrai dove non seppi,
vi rimasi non sapendo,
ogni scienza trascendendo.

1 - Non capivo dove entravo,
però quando lì mi vidi,
non sapendo dove stavo,
cose eccelse molto intesi;
non dirò quel che sentii,
ché rimasi non sapendo,
ogni scienza trascendendo.

2 - Di gran pace e di pietà
scienza quella era perfetta,
in profonda solitudine
io l’intesi per vita retta;
era cosa sì segreta,
che rimasi balbettando,
ogni scienza trascendendo.
  
3 - Mi trovai così rapito,
così assorto ed alienato,
che il mio senso ne rimase
privo d’ogni sentimento,
e lo spirito fu dotato
di un intender non sapendo,
ogni scienza trascendendo.

4 - Chi vi giunge veramente,
da se stesso viene meno;
quanto prima egli sapeva,
molto poco allor gli pare;
la sua scienza tanto cresce,
ch’ei rimase non sapendo,
ogni scienza trascendendo.
  
5 - Quanto più si sale in alto,
tanto meno si capisce,
ché una nube tenebrosa
va la notte illuminando,
perciò chi questo conosce
resta sempre non sapendo,
ogni scienza trascendendo.

6 - Tal sapere non sapendo
ha un così alto potere,
che i sapienti argomentando
mai lo possono superare;
ché la scienza lor non giunge
ad un non saper sapendo,
ogni scienza trascendendo.
  
7 - Sì sublime è l’eccellenza
di codesto alto sapere,
che non v’è potenza o scienza
che lo possa conquistare;
chi se stesso vincer sappia
con un non saper sapendo,
andrà sempre trascendendo.

8 - Or conoscere volete
questa scienza sovrumana?
Essa è un alto sentimento
dell’essenza di Dio vivo;
opra è di sua clemenza
farci stare non sapendo,
ogni scienza trascendendo.

 San Giovanni Della Croce 





lunedì 10 settembre 2012

Dipinto dell'esimio Artista Abram Adam


Dipinto dell'esimio Artista Abram Adam

SAN GIOVANNI DELLA CROCE




Libro 2

Si prende a trattare della notte oscura dello spirito, e si precisa il momento in cui incomincia.

1 - Dio non fa entrare in questa notte oscura dello spirito l'anima che Egli vuol far progredire, appena essa è uscita dalle aridità e dai travagli delle prime purificazioni o notte del senso, ma è solito far trascorrere molto tempo e molti anni, durante i quali l'anima, uscita dallo stato dei principianti, si esercita in quello dei proficienti. In esso, come colui che è uscito da un carcere angusto, ella cammina nelle cose di Dio, si muove con maggior libertà e soddisfazione e con un più abbondante e interiore diletto di quanto non avesse fatto agli inizi, prima di entrare in questa notte. Ormai l'immaginazione e le potenze non sono più legate, come in passato, al discorso e alla preoccupazione spirituale, poiché nel suo spirito essa trova subito con grande facilità una contemplazione molto serena e amorosa ed un sapore spirituale senza la fatica del ragionamento. Però, non essendo ancora ben perfetta la purificazione dell'anima 
( poiché manca la parte principale, quella dello spirito, senza cui non è perfetta neppure la purificazione sensitiva, per intensa che sia stata, perché essendo un unico supposto l'una parte comunica con l'altra ), non le mancheranno mai alcune prove, aridità, tenebre e angustie, talvolta molto più intense di quelle passate, che sono come presagio e annunzio della notte dello spirito che sta per venire, quantunque non durino quanto la notte che si aspetta. Infatti, trascorse una o più ore, uno o più giorni in questa notte o tempesta, l'anima torna subito alla sua usuale serenità. In tale maniera Dio è solito purificare alcune anime che non destina ad un grado così elevato di amore come le altre, mettendole di quando in quando in questa notte di contemplazione e purificazione spirituale, facendo spesso annottare e albeggiare affinché si avveri quanto afferma David quando dice che Dio manda il suo ghiaccio, cioè la sua contemplazione, quasi a bocconi (Salmo 147, 17 ), i quali bocconi non sono però  mai così intensi come quella notte orrenda oscura di cui devo parlare, in cui Dio pone deliberatamente l'anima per elevarla all'unione divina.

2 - Questo godimento intimo quindi, che i proficienti provano e gustano con abbondanza e facilità nel loro spirito, ridondando nel senso più copiosamente che in passato, ridondando nel senso più di quanto non accadesse prima di questa purificazione sensibile, il quale senso, perché ormai più puro, può sentire con maggiore facilità  i gusti dello spirito. E poiché, infine, questa parte dell'anima è fiacca e inadeguata alla forza dello spirito, ne deriva che questi proficienti, per la comunicazione spirituale che si verifica nella parte sensitiva, soffrono molto a causa di una debolezza di stomaco, di deperimento e di fiacchezza e conseguentemente di affanni nello spirito. Dice infatti il Savio: Il corpo che si corrompe, aggrava l'anima ( Sap.9,15 ). Perciò le comunicazioni che essi hanno non possono essere né molto forti, né molto intense, né molto spirituali, quali si richiedono per l'unione con Dio, a causa della fiacchezza e della corruzione della sensualità che vi prende parte.
Da ciò provengono le estasi, gli svenimenti e gli slogamenti delle ossa che accadono sempre quando le comunicazioni non sono puramente spirituali, vale a dire, non vengono fatte al solo spirito, come sono quelle dei perfetti, purificati ormai dalla notte seconda dello spirito. In essi cessano le estasi e i tormenti del corpo, poichè costoro godono della libertà dello spirito senza che il senso si oscuri e venga meno.

3 - Affinchè si comprenda la necessità che queste anime hanno di entrare nella notte dello spirito, passerò in rassegna alcune imperfezioni e pericoli in cui si possono imbattere i proficienti.

(continua)

domenica 9 settembre 2012




MEDITAZIONE

I

Me ne entrai dove non seppi,
vi rimasi non sapendo,
ogni scienza trascendendo.

1 - Non capivo dove entravo,
però quando lí mi vidi,
non sapendo dove stavo,
cose eccelse molto intesi;
non dirò quel che sentii,
ché rimasi non sapendo,
ogni scienza trascendendo.

2 - Di gran pace e di pietà
scienza quella era perfetta,
in profonda solitudine
io l'intesi per via retta;
era cosa sí segreta,
che rimasi balbettando,
ogni scienza trascendendo.

3 - Mi trovai cosí rapito,
cosí assorto ed alienato,
che il mio senso ne rimase
privo d'ogni sentimento,
ogni scienza trascendendo.

4 - Chi vi giunge veramente,
da sé stesso viene meno;
quanto prima egli sapeva,
molto poco allor gli pare;
la sua scienza tanto cresce,
ch'ei rimane non sapendo,
ogni scienza trascendendo.

5 - Quanto piú si sale in alto,
tanto meno si capisce,
ché una nube tenebrosa
va la notte illuminando,
perciò chi questo conosce
resta sempre non sapendo,
ogni scienza trascendendo.

6 - Tal sapere non sapendo
ha un cosí alto potere,
che i sapienti argomentando
mai lo posson superare;
ché la scienza lor non giunge
ad un non saper sapendo,
ogni scienza trascendendo.

7 - Sí sublime è l'eccellenza
di cotesto alto sapere,
che non v'è potenza, o scienza
che lo possa conquistare;
chi sé stesso vincer sappia
con un non saper sapendo,
andrà sempre trascendendo.

8 - Or conoscere volete
questa scienza sovrumana?
Essa è un alto sentimento
dell'essenza di Dio vivo;
opra è di sua clemenza
farci stare non sapendo,
ogni scienza trascendendo.

III

Dopo un amoroso slancio
e non privo di speranza,
volai sí alto, sí alto,
che raggiunsi il mio desir.

1 - Per poter raggiungere
questo slancio divino,
tanto volar mi convenne
che di vista mi perdei;
però, in tale ímpeto,
nel mio volo venni meno;
ma l'amor fu cosí alto,
che raggiunsi il mio desir.

2 - Quanto piú alto salivo,
abbagliavasi la vista,
e la piú alta conquista
tra le tenebre avveniva;
ma poiché lancio è di amore,
con un cieco e oscuro salto
mi trovai tanto in alto
che raggiunsi il mio desir.

3 - Quanto piú alto giungevo
in questo slancio sublime,
tanto piú basso, arreso
e umiliato mi trovavo.
Dissi: non vi sarà chi l'arrivi,
e mi umiliai cosí tanto
che mi trovai tanto alto
che raggiunsi il mio desir.

4 - In una strana maniera
mille voci feci in uno,
ché la celeste speranza
tanto acquista quanto spera;
attesi solo questo lancio,
la mia speme non fu vana,
ché mi trovai tanto in alto
che raggiunsi il mio desir.

(SAN GIOVANNI DELLA CROCE, Opere, Poesie, Postulazione Generale dei Carmelitani scalzi, Roma, 1991.)

(9/97) 

 

Giovanni della Croce mistico e maestro di mistica cerca di infondere il metodo che permette
di percorrere la via di Dio attraverso la contemplazione, peculiarità del Carmelo..
La via che conduce alla vetta mistica è raffigurata dal Monte Carmelo.
Dice che per giungere al possesso di Dio, l'anima deve passare per due "notti", esperienze misteriose di spogliazione interiore: la notte dei sensi, con cui viene liberata dall'attaccamento disordinato alle cose sensibili, e la notte dello spirito, con cui viene liberata dalle false certezze e dai falsi assoluti dell'intelligenza: l'uomo vecchio deve morire a sé stesso, e rinascere nel Messia.


Per giungere dove non sei

devi passare per dove non sei
Per giungere a possedere tutto
non voler possedere niente
Per giungere ad essere tutto
non voler essere niente. 

 
12
Quando ti fermi su qualche cosa,
tralasci di slanciarti verso il tutto.
E quando tu giunga ad avere il tutto,
devi possederlo senza voler niente,
poiché se tu vuoi possedere qualche cosa del tutto,
non hai il tuo solo tesoro in Dio.

13 - In questa nudità lo spirito trova il suo riposo poiché non desiderando niente, niente lo appesantisce nella sua ascesa verso l'alto e niente lo spinge verso il basso, perché si trova nel centro della sua umiltà. Quando invece desidera qualche cosa, proprio in essa si affatica.



[SAN GIOVANNI DELLA CROCE, Opere, Salita del Monte Carmelo, libro I, cap. 13, Postulazione Generale dei Carmelitani scalzi, Roma, 19 91.]

(6/97)

mercoledì 22 agosto 2012




INSEGNAMENTI SPIRITUALI 
DI SAN GIOVANNI DELLA CROCE 
(DOTTORE DELLA CHIESA)
(raccolti da Eliseo dei Martiri)

LETTERATURA ASCETICA 



In virtù del precetto che mi è stato dato, affermo e dichiaro quanto segue: Conobbi il padre fra Giovanni della Croce, trattai e conversai con lui molte volte. Era un uomo di media statura, dal volto grave e venerabile, un po’ scuro di carnagione e di bell’aspetto; il suo tratto e la sua conversazione amabili, molto spirituali e tali da giovare a coloro che lo udivano o parlavano con lui. In questo fu talmente singolare e proficuo che coloro che lo avvicinavano, sia uomini che donne, ne uscivano arricchiti nello spirito, più devoti e meglio disposti alla virtù. Conobbe e praticò intensamente la preghiera e la conversazione con Dio; a tutti i dubbi che gli proponevamo su questi punti, rispondeva con grande saggezza, lasciando coloro che lo consultavano molto soddisfatti e migliori. Amava il raccoglimento e parlava poco; rideva poco e compostamente. Quando rimproverava come superiore, e lo fu spesso, lo faceva con dolce severità, esortando con amore fraterno e sempre con mirabile serenità e gravità. 


 
 Insegnamento 1. Era contrario che i superiori dei religiosi, e soprattutto dei riformati, comandassero con alterigia, e per questo ripeteva che in nessuna cosa uno si dimostra più indegno di comandare che nel comandare con alterigia; devono anzi fare in modo che i sudditi non se ne vadano mai tristi dalla loro presenza. 


 Insegnamento 2. Non parlava mai con circonlocuzioni né con doppiezza, cui era contrarissimo. Diceva che le circonlocuzioni violano la sincerità e la purezza dell’ordine e lo danneggiano molto, perché insegnano astuzie umane, dalle quali le anime ricevono gravi danni.


 Insegnamento 3. Diceva che il vizio dell’ambizione nei religiosi riformati è quasi incurabile, essendo il vizio più pericoloso di tutti, perché essi colorano e mascherano il loro governo e la loro condotta con apparenze di virtù e di maggior perfezione, con cui la guerra diventa più spietata e l’infermità spirituale più incurabile. Diceva, altresì, che questo vizio è così potente e nocivo da rendere coloro che ne sono contagiati talmente peccatori che, con la loro vita e con i loro inganni, il demonio crea un guazzabuglio tale da confondere i confessori, anche quelli molto dotti, perché cadono in tutti i vizi. Era molto costante nell’orazione e nella presenza di Dio, negli atti, nelle elevazioni dello spirito e nella recita delle giaculatorie. 


Insegnamento 5. Diceva che ci sono due modi per resistere ai vizi e acquistare la virtù: uno è comune e meno perfetto ed è quando si vuole resistere a qualche vizio o peccato o tentazione per mezzo degli atti della virtù che si oppone e distrugge quel determinato vizio, peccato o tentazione; per esempio, al vizio o tentazione dell’impazienza o dello spirito di vendetta che sento nella mia anima per qualche danno ricevuto o per parole ingiuriose, resisto con alcune buone considerazioni, per esempio sulla passione del Signore: Qui cum male tractaretur non aperuit os suum: Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca (Is 53,7); o considerando i beni che si acquisiscono con la sofferenza e con la vittoria su se stessi, o pensando che Dio ha voluto che soffrissimo, perché la sofferenza è la nostra fortuna migliore. Con tali considerazioni accetto di soffrire, di volere e di subire detta ingiuria, l’offesa e il danno, e ciò a onore e gloria di Dio. Questo modo di resistere e di opporsi alla tentazione, al vizio o al peccato genera la virtù della pazienza ed è un buon modo di resistere, anche se difficoltoso e meno perfetto. Esiste anche un altro modo per vincere vizi e tentazioni e acquistare o guadagnare virtù. Questo modo è più facile, più vantaggioso e più perfetto. Si verifica quando l’anima, solo con atti ed elevazioni piene d’amore, senza altri esercizi, resiste e distrugge tutte le tentazioni del nostro avversario e raggiunge la perfezione nella virtù. Diceva che era possibile farlo in questo modo: quando avvertiamo il moto primo o l’assalto di qualche vizio, per esempio della lussuria, dell’ira, dell’impazienza o dello spirito di vendetta per qualche offesa ricevuta, ecc., non dobbiamo opporci con l’atto della virtù contraria, come si è detto sopra, ma immediatamente, appena lo avvertiamo, dobbiamo ricorrere a un atto o elevazione d’amore contro il detto vizio, accrescendo il nostro affetto nell’unione con Dio, perché con questa elevazione l’anima si allontana di lì, si presenta e si unisce al suo Dio, cosicché il vizio o la tentazione come anche il nemico vengono defraudati del loro scopo e non trovano chi ferire. Difatti, poiché l’anima si trova più dove ama che dove anima, occorre sottrarre divinamente il corpo alla tentazione, e così il nemico non trova dove colpire o avere presa, perché l’anima non si trova più lì dove la tentazione o il nemico volevano colpirla e danneggiarla. E allora – cosa meravigliosa! – l’anima, dimentica del moto vizioso e strettamente unita al suo Amato, non sente alcun moto di quel vizio con cui il demonio voleva tentarla e aveva cercato di farlo; anzitutto perché ha sottratto il corpo, come ho detto, e non si trova più lì e quindi, se così si può dire, è come tentare un corpo morto, combattere con uno che non esiste, uno che non è presente, uno che non sente e quindi non è in grado di essere tentato. In questo modo nasce nell’anima una virtù eroica e meravigliosa, che il dottore angelico, san Tommaso, chiama virtù dell’anima perfettamente purificata; l’anima possiede questa virtù, dice il santo, quando Dio la porta a uno stato tale che non sente i moti dei vizi, né i loro assalti, aggressioni o tentazioni, per la sublimità della virtù che abita in quell’anima. Da ciò deriva una perfezione altissima, per cui non le importa nulla che la offendano o che la lodino e la innalzino, o che la umilino o che dicano bene o male sul suo conto; poiché, infatti, quelle elevazioni piene d’amore portano l’anima ad uno stato così alto e sublime, il loro effetto più peculiare nella detta anima è quello di farle dimenticare tutte le cose che sono al di fuori del suo Amato, Gesù Cristo. E, come ho detto, da ciò le deriva che, essendo l’anima unita al suo Dio e felice con lui, le tentazioni non trovano chi ferire, perché non possono giungere fin dove è salita l’anima o Dio l’ha portata: Non accedet ad te malum: Non ti accadrà alcun male (Sal 90,10). 


  DIO NON VIENE MAI MENO


 (Cantico spirituale B, Strofa I, 8)
«È grande conforto per l'anima sapere che Dio non le viene mai meno, anche se essa è in peccato mortale; quanto meno Egli abbandonerà quella che è in grazia! Che vuoi di più, o anima, e perché cerchi ancora fuori di te, dal momento che hai dentro di te le tue ricchezze, i tuoi diletti, la tua soddisfazione, la tua abbondanza e il tuo regno, cioè l'Amato, che tu desideri e brami? Gioisci e rallegrati pure con Lui nel tuo raccoglimento interiore, perché lo hai così vicino! Qui desideralo, adoralo, senza andare a cercarlo altrove, poiché ti distrarresti, ti stancheresti senza poterlo Né trovare né godere con maggiore certezza e celerità, né averlo più vicino che dentro di te. Vi è un'unica difficoltà e cioè che, pure essendo dentro di te, se ne sta nascosto; però è già molto se si conosce il
l

domenica 5 agosto 2012

Preghiera, musica silenziosa


Fra Giovanni all'inizio del suo libro "La salita del Monte Carmelo", pose uno schizzo ricco di sentieri per la scalata. Però, sulla cima della montagna scrisse queste tre frasi: "juge convivium", "divinum silentium", "divina sapientia" (Banchetto perenne / divino silenzio / sapienza divina). Questo disegno lo regalava fra Giovanni ai suoi discepoli e discepole. Unito ad esso aggiungeva, su pezzetti di carta, consegne che ora si trovano nei "Detti di luce e d'amore" o "Avvisi e cautele". Erano - come il disegno del monte - autentici condensati del suo pensiero spirituale.
C'è sufficiente spigolarne alcuni:
 
 - "Lo spirito puro non si distrae in estranee attenzioni, né in considerazioni umane ma, solo, nella solitudine di tutte le forme, con saporosa quiete interiore comunica con Dio, la cui conoscenza avviene soltanto nel silenzio divino".


-"Ciò che più importa per progredire è far tacere dinanzi a questo grande Dio la nostra lingua e il nostro appetito, poichè il solo linguaggio che Egli ascolta è il silenzioso amore".


- "Non fermarti ad osservare le imperfezioni altrui, custodisci il silenzio e il continuo tratto con Dio. Ciò sradicherà dalla tua anima grandi imperfezioni e la renderanno padrona di grandi virtù".


- "La sapienza entra attraverso l'amore, il silenzio e la mortificazione. E' grande sapienza l'essere capaci di tacere e di non guardare nè i fatti, nè la vita degli altri".


- "Consideri quell'infinita sapienza e quel segreto nascosto. Che pace, che amore, che silenzio si trova in quel cuore divino, che scienza sublime e quella che Dio insegna, cioè quelli che noi chiamiamo atti anagogici, che tanto infammano il cuore!".


Come tutti i grandi oranti, fra Giovanni della Croce insiste sulla povertà e insufficienza delle nostre parole allorchè  ci dirigiamo a Dio. Ogni forma di preghiera, inclusa quella recitata a base di parole e formule prestabilite, è una chiamata o un piano inclinato verso la contemplazione. E la contemplazione - che è -
"sapienza di Dio amorosa" - passa necessariamente per la spaziosa zona del silenzio.


Però silenzio non soltanto di rumori o di parole, ma di flusso e riflusso d'immagini e di pensieri: "perciò è meglio che ella impari a porre quiete e a render silenziose le potenze interiori affinchè parli Dio" ( Salita 3, cap.3,4 )


Nel Cantico Spirituale, il Santo riservò due strofe per celebrare il passaggio dell'orante dal rumore delle parole al silenzio interiore. Sarà necessario che l'immensa polifonia delle bellezze create si pacificano soavemente nell'interiorità dell'anima, mutandosi in "musica silenziosa e solitudine sonora":


Ecco le due famosissime strofe:


"L'amato è le montagne,
le valli solitarie e ricche d'ombra,
le isole remote,
le acque rumorose,
il sibilo delle aure amorose;

E' come notte calma,
molto vicina al sorger dell'aurora,
musica silenziosa,
solitudin sonora,
è cena che ristora e che innamora"
(Cant. Str.14-15).


Ecco il commento stesso della stessa mano di San Giovanni:

"Nel riposo e nel silenzio di questa notte e nella notizia concessale dalla luce divina, l'anima avverte un'ammirabile e armoniosa disposizione della Sapienza nella varietà di tutte le creature e di tutte le opere. Si accorge che tutte e ciascuna di esse dono dotate di una certa corrispondenza con Dio, in forza della quale ciascuna, a modo suo, espone quello che Dio è in lei. Ne deriva quasi un'armonia di musica sublime che trascende tutte le danze e le melodie del mondo.
L'anima afferma che questa musica è silenziosa poichè, com'è stato detto, essa è intelligenza riposata e quieta, senza rumore di voci: infatti, in essa si gode la soavità della musica e la quiete del silenzio".


Soltanto il silenzio interiore può raccogliere l'eco di quest'armonia che s'eleva da tutte le cose create verso Dio.

Allora "per mezzo di quella sapienza tranquilla, l'anima vede in tutte le creature, sia superiori sia inferiori, secondo quanto ciascuna ha ricevuto da Dio, che ciascuna a suo modo dà una sua voce di testimonianza a Dio e gli rende gloria, possedendolo in maniera conforme alle proprie capacità. E così, tutte queste voci formano un'armonia musicale di grandezza, di sapienza e di scienza mirabile di Dio.
Ciò vuole esprimere lo Spirito Santo nel libro della Sapienza quando dice: "Lo Spirito del Signore ha riempito l'orbe della terra, e questo mondo che contiene tutte le cose fatte da Lui, ha scienza della voce" 1./).
Possiede, cioè, la solitudine sonora che, come dico io, l'anima cocnosce ora, cioè la testimonianza che tutte le cose in se stesse rendono a Dio..." (Cantico 14,25-27).

mercoledì 27 giugno 2012

San Giovanni della croce



Quando ti fermi su qualche cosa,
tralasci di slanciarti verso il tutto.
E quando tu giunga ad avere il tutto,
devi possederlo senza voler niente,
poiché se tu vuoi possedere qualche cosa del tutto,
non hai il tuo solo tesoro in Dio. 
In questa nudità lo spirito trova il suo riposo poiché non desiderando niente, niente lo appesantisce nella sua ascesa verso l'alto e niente lo spinge verso il basso, perché si trova nel centro della sua umiltà. Quando invece desidera qualche cosa, proprio in essa si affatica. 

San Giovanni della croce


Per accedere alle ricchezze della sapienza divina la porta è la croce. Si tratta di una porta stretta nella quale pochi desiderano entrare, mentre sono molti quelli che amano i diletti a cui si giunge per suo mezzo.
San Giovanni Della Croce