La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.

Martin Luther King

Se vedi la carità, vedi la Trinità.

( Sant'Agostino )

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sabato 20 dicembre 2014

La vita presente è come una notte trascorsa in un brutto albergo... e le uniche vere gioie sono quelle che ci provengono dalla fede .
(Santa Teresa d'Avila) 

lunedì 17 novembre 2014


Io nulla. Tu tutto!

Io nulla

Primizia del mio tempo
Orlo del velo che copre la Presenza
Dal vivo occhio mi penetra
Un raggio di pura luce
Fai cantare alla mia lingua
Melodie sconosciute
Dell'amore che buca l'opacità del mondo e crea
Io nulla, io nulla, io nulla, io nulla
Sciamano pensieri di pura luce
La via dell'assoluto rischiara
Primizia del mio tempo alla Presenza
Io nulla, io nulla, io nulla, io nulla, io nulla
Oso fiorir
Sciamano pensieri di pura luce
La via dell'assoluto rischiara
Primizia del mio tempo
Alla Tua presenza
Io nulla, io nulla, io nulla
Fai cantare alla mia lingua
Melodie sconosciute
Che nascono nel cuore
La notte se ne va
Primizia del mio tempo
Alla Tua presenza
Io nulla, io nulla, io nulla
Davanti a Te
Io nulla

lunedì 10 novembre 2014



Canzone ispirata da testi di Santa Teresa D'Avila.

Anima fosti dal nulla
e per amore creata
se ti perdessi o mia colomba amata
ti scoprirai dipinta
impressa sul mio petto
dai tratti così viva che posso contemplarti

cercati cercati in me
che ti potrai scoprire
in me cerca te
in te cerca me
ti scoprirai dipinta smarrita nel mio amore
cercati in me ed io ci sarò.

Se non sapessi dove
Tu mi potrai cercare
Non affannarti è inutile vagare
Tempio dove io dimoro
Pace e ristoro ritrovo
Chiamami ovunque sei e ci sarò, verrò

Cercami cercami in te
Al centro del tuo cuore
In me cerca te
In te cerca me
Se non sapessi dove se mi vorrai trovare
Dentro il Tuo stesso cuore, io sarò

CercaTi in me
CercaTi in me

  

Immobile
Le cose ancora non sono
Palpito di vita
Adamo ancora non è
Non pronuncio il Tuo nome
L'amore è palpito in me
Poi gradino per gradino
L'incontro nell'anima
È un amore intenso intenso
È un amore intenso in Te
È un amore intenso in Te
Immutabile

Immobile
Incantato giardino
In un attimo l'incontro
Tutto è gioia dentro di me
Non pronuncio il Tuo nome
L'amore è palpito
È un amore intenso intenso
È un amore intenso in Te
È un amore intenso in Te



Santa Teresa D’Avila
 Tra i valori umani che le stavano a cuore,
 il senso della verità merita una menzione speciale. 
Ella guardava con estremo orrore la più
 piccola colpa contro la verità. 
Se le religiose riferivano qualche 
storia in sua presenza, ricordava: 
”Fate molta attenzione, quando riferite qualche cosa”.
SANTA TERESA DI GESU'


INNO

Cammino interminabile,
lungo e crudele esilio,
terra in cui debbo vivere,
soggiorno di perìglio!

Signore amabilissimo
concedimi d'uscire,
che ansiosa in Te d'immergermi,
desidero morire.

Questo terreno vivere
è un'iterata guerra:
la vera vita vivesi
oltre la grama terra.
Schiudi, Signor, l'empireo,
fammi con Te venire,
che ansiosa in Te d'immergermi,
desidero morire.

Chi porrà mai dolèrsene
se questo fral perisce,
quando in tal modo acquistasi
il Ben che mai svanisce
Amarti, amarti, o Amabile;
amarti e mai finire.
Ansiosa in Te d'immergermi,
desidero morire.

Invano, o Dio, ti supplico;
invan ti cerco e bramo:
ognora a me invisibile,
non senti che ti chiamo:
onde infiammata spasimo
mai stanca di ridire
che ansiosa in Te d'immergermi,
desidero morire.

Cessi, Gesù dolcissimo,
quest' aspra pena mia!
Appagasi quest'anima
che Te, Signor, desia!
Fugate alfin le tenebre,
possa pur io gioire,
che ansiosa in Te d'immergermi,
desidero morire.


1 Dall'Autobiografia di santa Teresa d'Avila.
Vida de Santa Teresa de Jesus, XXIL3.5‑11.14. Obras,Burgos,1922, 159‑166.

Quando cominciai ad avere un po' d'orazione soprannaturale, vale a dire di quiete, procurai di allontanarmi da ogni cosa corporea; tuttavia, non osai elevare l'anima, perché mi sembrava una temerarietà a causa della mia grande miseria.
Intanto ‑ ed era vero ‑ mi pareva di sentire la presenza di Dio e cercavo di starmene raccolta in lui. Se il Signore aiuta, questa orazione fa gustare molte delizie.
Perciò, sentendone diletto e profitto, non solo non trovavo chi mi riconducesse alla conside-razione dell'umanità di Cristo, ma in verità la reputavo anch'io un ostacolo.
O Signore dell'anima mia, mio Bene, Cristo Gesù crocifisso! Non ricordo mai questa illusione che avevo allora, senza sentirne gran dolore; mi sembra infatti che fu un grave tradimento, anche se per ignoranza.

2 Voler far a meno dell'umanità di nostro Signore rivela un difetto nell'umiltà cosi nascosto e dissimulato che uno nemmeno se ne accorge. Ma chi può essere come me, cosi superbo e miserabile, da non stimarsi molto ricco e ben ripagato se in ricompensa della sua vita, sia pur condotta tra ogni genere di fatiche, orazioni, penitenze e persecuzioni, il Signore gli permette di stare ai piedi della croce con san Giovanni? Non so a chi può mai sorgere il pensiero di non esserne contento se non a me; appunto per questo ebbi a perdere dove invece avrei potuto guadagnare.
A volte la sensibilità o la malattia non permettono di pensare alla passione del Signore, perché è troppo penosa. Ma nessuno vieta di far compagnia a Gesù risorto, giacché l'abbiamo tanto vicino nel santissimo Sacramento, in cui si trova glorificato.

3 Non ho mai avuta una prova che non abbia sopportato bene, purché ti contempli, Signore, quando stavi davanti ai giudici. Chi ha come amico Cristo Gesù e segue un capitano cosi magnanimo come lui, può certo sopportare ogni cosa. Gesù infatti aiuta e da forza, non viene mai meno: è un vero amico.
Ho sempre riconosciuto e tuttora vedo chiaramente che non possiamo piacere a Dio e da lui ricevere grandi grazie, se non per le mani della sacratissima umanità di Cristo, nella quale egli ha detto di compiacersi.
Ne ho fatto molte volte l'esperienza, e me l'ha detto il Signore stesso. Ho visto nettamente che dobbiamo passare per questa porta, se desideriamo che la somma Maestà ci mostri i suoi grandi segreti.
Non bisogna cercare altra strada, anche se si è raggiunto il vertice della contemplazione, perché per questa via si è sicuri.

4  Da nostro Signore ci vengono tutti i beni. Lui ci istruirà e meditando la sua vita non si troverà modello più perfetto. Che cosa possiamo desiderare di più, quando abbiamo al fianco un cosi buon amico che non ci abbandona mai nelle tribolazioni e nelle sventure, come fanno gli amici del mondo? Beato colui che lo ama per davvero e lo ha sempre con se! Guardiamo il glorioso apostolo Paolo che non poteva far a meno di avere sempre sulla bocca il nome di Gesù, perché l'aveva ben fisso nel cuore.
Conosciuta questa verità, ho considerato e ho appreso che alcuni santi molto contemplativi non hanno seguito altro cammino. Ce ne da prova san Francesco con le stimmate e sant'Antonio con il Bambino. San Bernardo trovava le sue delizie nell'umanità di Cristo, cosi come santa Caterina da Siena e molti altri che conoscete meglio di me.
Rigettare ogni immagine corporea sarà certo ben fatto se l'insegnano persone tanto spirituali; ma io credo che ciò non debba farsi se non quando l'anima sia già molto avanzata, perché prima d'allora si deve sempre cercare il Creatore attraverso le creature.

5 Quando Dio vuol sospendere tutte le potenze dell'anima in certi modi d'orazione, è chiaro che la presenza della sacratissima umanità di Cristo ci è tolta dinanzi, anche se non vogliamo. Se è cosi, tanto meglio, perché una tale perdita ci fa meglio godere quello che ci sembrava di aver perduto. Allora l’anima si dedica totalmente ad amare colui che l'intelletto faticava a conoscere.
L'anima può cosi amare colui che non riusciva a comprendere e godere il bene che non avrebbe mai potuto cosi godere se non col perdere se stessa per meglio guadagnare.
Ma che noi mettiamo ogni cura e ogni abilità per evitare di aver sempre innanzi la sacratissima umanità di Gesù, (e piacesse a Dio che l'avessimo sempre per davvero!), ecco ciò che non mi pare ben fatto.
Anzi, come suol dirsi, è camminare per aria, perché allora l'anima sembra andare senza appoggio, nonostante che si creda piena di Dio. E' invece importantissimo per  noi uomini, finché siamo quaggiù, rappresentarci il Signore in figura di uomo.

6 Noi non siamo angeli, ma abbiamo un corpo. Voler fare gli angeli, mentre siamo sulla terra, è una vera pazzia, soprattutto quando si è cosi miseri come ero io. Il pensiero solita-mente ha bisogno di appoggio, benché talvolta l'anima esca cosi fuori di se e sia talmente piena di Dio da non aver bisogno, per raccogliersi, di alcuna cosa creata. Ma ciò non è abituale.Quando perciò sopraggiungono affari, travagli, persecuzioni, quando non si può avere tanta quiete o si passa per un periodo di aridità, Cristo è sempre un buonissimo amico. Lo vediamo uomo come noi, soggetto alle nostre medesime debolezze e sofferenze, e ci diventa di grande compagnia.
Una volta fatta l'abitudine, sapremo rappresentarcelo facilmente, nonostante che ci saranno giorni in cui non saper trovare Dio ne senza immagini, ne attraverso l'umanità di Cristo.
Perciò è bene, come ho detto, di non abituarci a cercare consolazioni spirituali.
Capiti ciò che vuole, sarà già gran cosa rimanere abbracciati alla croce.

7 Nostro Signore rimase senza consolazione, solo, sotto il peso dei suoi dolori. Non abban-doniamolo, ed egli ci darà la mano per salire, più che non potrà fare la nostra solerzia.
Poi magari si assenterà, quando lo vedrà opportuno e vorrà spingere l'anima a uscire da sé stessa.
Dio si compiace molto nel vedere un'anima prendere umilmente suo Figlio per mediatore, amarlo tanto e riconoscersi indegna, dicendo con san Pietro: Signore, allontanati da me che sono un peccatore , (Lc 5,8 ) anche se lui la eleva alla più alta contemplazione.
L'ho provato io stessa, perché il Signore mi ha condotta per questa via. Altri potranno prendere una strada più breve, ma io ho visto che l'edificio dell'orazione deve fondarsi sull'umiltà: quanto più un'anima si abbassa nell'orazione, tanto più Iddio la innalza.

8 Concluderò cosi: ogni volta che pensiamo a Cristo, ricordiamoci dell'amore che lo ha spinto a concederci tante grazie e dell'accesa carità che il Padre ci ha mostrato dandoci in lui un pegno della tenerezza con cui ci segue.
Amore chiama amore. Nonostante che siamo agli inizi e la nostra miseria sia grande, sforziamoci di aver sempre questo presente e di essere vigili nell'amare. Se Dio ci facesse la grazia, una volta, di imprimerci nel cuore questo amore, tutto ci diverrebbe facile e faremmo molto, in breve e senza fatica.
Sua Maestà ci doni questa fiamma, lui che sa bene quanto ci convenga. Lo supplico in nome dell'amore che ci ha portato e in nome dei suo glorioso Figlio che tanto patì per testimoniarcelo. Amen.


SANTA TERESA DI GESU' (CARMELITANA SCALZA)



ACCETTARE LA PROPRIA DEBOLEZZA
 (Pensieri sull'amore di Dio 3, 12)

«Non lamentiamoci dei nostri timori né ci scoraggi vedere la debolezza della nostra natura e dei nostri sforzi. Piuttosto cerchiamo di rafforzarci nell'umiltà e di renderci ben conto di quanto siano limitate le nostre possibilità e del fatto che, senza l'aiuto di Dio, non siamo nulla. Bisogna confidare nella sua misericordia, diffidare completamente delle nostre forze ed essere convinti che tutta la nostra debolezza deriva dal far assegnamento su di esse. Non senza una profonda ragione nostro Signore ha voluto manifestare debolezza. È chiaro che non la sentiva, essendo egli la stessa forza; ma l'ha fatto per nostra consolazione, per mostrarci quanto sia opportuno passare dai desideri alle opere e indurci a considerare che, quando un'anima comincia a mortificarsi, tutto le riesce gravoso. Se si accinge a lasciare le proprie comodità, che pena! Se a trascurare l'onore, che tormento! Se deve sopportare una parola ostile, che cosa intollerabile! Insomma, è assalita da ogni parte da tristezze mortali. Ma, appena si deciderà a morire al mondo, si vedrà libera da queste pene; anzi, non nutrirà più alcun timore di lamentarsi, una volta conseguita la pace richiesta dalla sposa». 

SANTA TERESA D'AVILA


In queste sue parole c’è racchiuso il seme dell’emancipazione femminile. 

«Signore dell'anima mia, tu, quando pellegrinavi quaggiù sulla terra non disprezzasti le donne, ma anzi le favoristi sempre con molta benevolenza e trovasti in loro tanto amore persino maggior fede che negli uomini. Nel mondo le onoravi. Possibile che non riusciamo a fare qualcosa di valido per te in pubblico, che non osiamo dire apertamente alcune verità, che piangiamo in segreto, che tu non debba esaudirci quando ti rivolgiamo una richiesta così giusta? Io non lo credo, Signore, perché faccio affidamento sulla tua bontà e giustizia. (So che sei un giudice giusto e non fai come i giudici del mondo, per i quali, essendo figli di Adamo e in definitiva tutti uomini, non esiste virtù di donna che non ritengano sospetta). O mio Re, dovrà pur venire il giorno in cui tutti si conoscono per quel che valgono. Non parlo per me, poiché il mondo conosce la mia miseria. Vedo però profilarsi dei tempi in cui non c'è più ragione di sottovalutare animi virtuosi e forti, per il solo fatto che appartengono a delle donne».



San Francesco di Sales dice che “ quanto più la grazia ci divinizza, tanto più ci umanizza”. Un recente commento insiste:”Quanto più intensa è la nostra umanizzazione, tanto più radicale è la nostra divinizzazione,e quanto più totale è la nostra divinizzazione, tanto più radicale sarà anche la nostra umanizzazione”
(Teresa di Gesù" Pontificio Istituto 
di Spiritualità del Teresianum)

domenica 12 ottobre 2014

lunedì 21 luglio 2014

ACCANTO ALLA MADRE: IMPARIAMO A CONOSCERLA.



Il demonio teme l’anima unita a Dio tanto quanto Dio stesso. 



«C'è un modo in cui il Signore parla all'anima e a me sembra un segno sicurissimo della sua opera: è la visione intellettuale. Ha luogo così nell'intimo dell'anima e sembra di udire così chiaramente e al tempo stesso segretamente, con l'udito spirituale, pronunciare proprio dal Signore quelle parole, che lo stesso modo di intendere, insieme con ciò che la visione opera, rassicura e dà la certezza che il demonio non può intromettersi minimamente, I grandi effetti che lascia sono, appunto, motivo di crederlo; se non altro c'è la sicurezza che non procede dall'immaginazione, sicurezza che con un po' di avvertenza si può sempre avere per le seguenti ragioni. La prima perché c'è una evidente differenza circa la chiarezza del linguaggio: nelle parole di Dio essa è tale che ci si rende conto anche di una sola sillaba mancante e si ha il ricordo preciso del diverso modo in cui tale parole ci sono state dette. La seconda, perché spesso non si pensava nemmeno a ciò a cui le parole si riferiscono - intendo dire che vengono all'improvviso, a volte anche mentre si sta in conversazione - e spesso riguardano cose mai pensate né credute possibili. La terza, perché nelle parole di Dio l'anima è come una persona che ode, mentre in quelle dell'immaginazione è come una persona che va componendo a poco a poco ciò che ella stessa desidera udire. La quarta, perché le parole sono assai diverse, e una sola di quelle divine fa capire molto più di quello che il nostro intelletto non potrebbe mettere insieme in così breve spazio di tempo. La quinta, perché insieme con le parole, spesso, in un modo che io non saprei spiegare, si comprende assai più di quello che significano, benché senza suoni».
(Pensieri sull'amore di Dio 3, 12) 

«Non lamentiamoci dei nostri timori né ci scoraggi vedere la debolezza della nostra natura e dei nostri sforzi. Piuttosto cerchiamo di rafforzarci nell'umiltà e di renderci ben conto di quanto siano limitate le nostre possibilità e del fatto che, senza l'aiuto di Dio, non siamo nulla. Bisogna confidare nella sua misericordia, diffidare completamente delle nostre forze ed essere convinti che tutta la nostra debolezza deriva dal far assegnamento su di esse. Non senza una profonda ragione nostro Signore ha voluto manifestare debolezza. È chiaro che non la sentiva, essendo egli la stessa forza; ma l'ha fatto per nostra consolazione, per mostrarci quanto sia opportuno passare dai desideri alle opere e indurci a considerare che, quando un'anima comincia a mortificarsi, tutto le riesce gravoso. Se si accinge a lasciare le proprie comodità, che pena! Se a trascurare l'onore, che tormento! Se deve sopportare una parola ostile, che cosa intollerabile! Insomma, è assalita da ogni parte da tristezze mortali. Ma, appena si deciderà a morire al mondo, si vedrà libera da queste pene; anzi, non nutrirà più alcun timore di lamentarsi, una volta conseguita la pace richiesta dalla sposa».
 

«Mi accadeva alcune volte di essere in grandissime pene spirituali insieme a tormenti e dolori fisici così intensi da non sapere come darmi aiuto. Dimenticavo allora tutte le grazie che il Signore mi aveva fatto; me ne restava solo un ricordo come di cosa sognata, che serviva a darmi pena; l'intelligenza mi si offuscava tanto da farmi sorgere mille dubbie sospetti: mi sembrava di non aver saputo comprendere quanto mi era accaduto, che forse era frutto della mia fantasia. E pensavo che bastava che mi fossi ingannata io, senza dover ingannare anche i buoni. Mi pareva d'esser così perversa che ritenevo dovuti ai miei peccati tutti i mali e le eresie da cui era invaso il mondo. Questa era una falsa umiltà creata dal demonio per turbarmi e provare se gli riusciva di trascinare la mia anima alla disperazione. Che sia un'umiltà diabolica si vede chiaramente dall'inquietudine e dal turbamento con cui comincia, dal tumulto che produce nell'anima per tutto il tempo che dura, dall'oscurità e dall'afflizione in cui la immerge, dall'aridità e dall'incapacità di attendere alla preghiera e ad ogni opera buona. Sembra che soffochi l'anima e immobilizzi il corpo perché non possa trarre vantaggio da nulla. Invece la vera umiltà non è accompagnata da inquietudine, né turba l'anima né la getta nelle tenebre né l'inaridisce, anzi la solleva e, al contrario dell'altra, comporta quiete, soavità, luce. Si rammarica di aver offeso Dio, ma d'altra parte le procura distensione la sua misericordia. Invece, nell'altra umiltà che viene dal demonio non c'è luce per alcun bene, e sembra che Dio metta tutto a ferro e fuoco; le è presente la sua giustizia, e se anche conserva la fede nella sua misericordia, essa è tale da non offrirle conforto, anzi la considerazione di tanta misericordia è motivo di maggior tormento, perché sembra che imponga maggiori obblighi».
Libro della Vita 30, 8-9)




Avila (Spagna) 1534. Una giovane donna di 19 anni bussa alle porte del monastero delle carmelitane. Veste in modo elegante e raffinato. E’ bella. Tutto le riesce bene. Non le manca nulla apparentemente. L’aspetta un brillante avvenire ed è guardata da tutti con ammirazione.
 E perché dunque vuol entrare al Carmelo?




Un cuore grande vuole sempre il bene anche se il premio non sempre ottiene.(Teresa d'Avila)

La cosa più importante è non pensare troppo e amare molto. Per questo motivo fate ciò che più vi spinge ad amare. (Teresa d'Avila)



 «Mentre l'anima è ben lontana dall'aspettarsi di vedere qualcosa, e non le passa neppure per la mente, d'un tratto le si presenta tutta intera la visione che sconvolge le potenze e i sensi, riempiendola di timore e di turbamento, per poi darle una pace deliziosa e l'anima si ritrova con la cognizione di tali sublimi verità da non aver più bisogno di alcun maestro.»
(Teresa d'Avila, Castello interiore, 9,10)



Santa Teresa d'Avila: un Amore sopra le righe
di Fabio Mancini.

Esiste una bellezza che và al di là del semplice soddisfacimento dei sensi e che coinvolge l'ambito intellettivo e spirituale?
Coloro che hanno conosciuto santa Teresa d'Avila, raccontano che era una donna molto bella; aveva i capelli neri e le mani bellissime, il viso proporzionato, la carnagione bianchissima, il sorriso amabile e quando parlava di Dio si animava di una forza incantevole.
Nella sua autobiografia, Teresa, dice: "Dio mi ha dato la grazia di piacere a chiunque". Ai nostri giorni leggere o ascoltare una simile affermazione, ci induce a pensare che Teresa d'Avila fosse guarnita di un'avvenenza universale ed avesse dei modi gradevoli e arrendevoli al punto da suscitare la simpatia e l'ammirazione di coloro che la avvicinavano.
Chi ha letto le sue opere, vi scorge un linguaggio di una semplicità infantile, ma illuminato di Sapienza e di Verità che segnato dalle esperienze mistiche, approdano alla teologia spirituale, usando il metodo della narrazione.

Teresa d'Avila conferma la strada della "teologia narrativa" come rilevato nei Vangeli e in gran parte dei libri sacri, poiché sopra ciò di cui non si può tacere, si deve narrare.
Teresa d'Avila racconta le sue esperienze soprannaturali, ma il suo primo libro autobiografico viene sequestrato dall'inquisizione senza che questa però, vi ravvisi alcuna traccia di eresia. Su santa Teresa d'Avila è stato detto e scritto di tutto: una persona allucinata e suggestionabile, una femmina sessualmente repressa, una indemoniata, una donna indecisa e ipocondriaca, una masochista.
Sembra che a parlare dell'Amore trasformante di Dio, si venga etichettati, perseguitati, diffamati, ma mai dimenticati, perché altrimenti come spiegare l'interesse dell'uomo contemporaneo verso una mistica vissuta nel pieno rinascimento spagnolo?



Teresa di Gesù, 
nata ad Avila il 28 marzo del 1515 e morta ad Alba de Tormes il 15 ottobre del 1582, tra le più celebri figure mistiche della Chiesa cattolica, riformatrice dell’Ordine del Carmelo, nel 1970 proclamata anche Dottore della Chiesa. 



sabato 21 giugno 2014

INSIEME ALLA SANTA MADRE TERESA DI GESU'


Canto a Gesù crocifisso

Se elevo a te, mio Dio, il mio grido d'amore,
 
non è affatto per il cielo che ci hai promesso;
e non è neppure l'inferno, con i suoi territori,
che mi fa allontanare dal tradirti.
Ma io ti amo, mio Dio, vedendoti così,
inchiodato su questa croce imporporata dal tuo sangue.
Sono le tue piaghe che amo, ed è la tua morte,
quel che amo è il tuo amore.
Al di là dei tuoi doni e delle tue speranze,
quand'anche non vi fossero né cielo, né inferno,
io lo so, mio Dio, che t'amerei ancora.
Amarti è mia felicità tanto quanto mio dovere.
Non mi accordare nulla, dunque, anche se t'imploro:
l'amore che ho per te non ha bisogno di speranza.

( Teresa d'Avila Carmelitana scalza)



Canzone ispirata ai testi di Santa Teresa D’Avila

SANTA TERESA D'AVILA

 Tra i valori umani che le stavano a cuore, il senso della verità merita una menzione speciale. Ella guardava con estremo orrore la più piccola colpa contro la verità. Se le religiose riferivano qualche storia in sua presenza, ricordava:”Fate molta attenzione, quando riferite qualche cosa”



La gioia, al Carmelo, è un segno di vitalità, di equilibrio. Visitando un convento, la fondatrice viene a sapere che la Madre priora ha proibito le storie allegre in ricreazione, a causa dell’amor proprio che potrebbe intromettersi. 
“Dio mio-esclama-, a che punto siamo arrivate? 
Come se non fossimo abbastanza stupide per natura, lo vogliamo divenire per grazia!” 

“Sapete voi che cosa vuol dire esser veramente spirituali? Vuol dire esser gli schiavi di Dio, tali che, segnati con il suo ferro, quello della croce, Egli li possa vendere come schiavi di tutto il mondo, com’è stato per Lui” 

(S. Teresa d’Avila). 

“L’uomo, che va fino in fondo al suo cuore e si scopre inabitato da Dio, non resta comodo in poltrona. S. Teresa dice che un uomo così ha la stessa sorte di Gesù: viene dato via, segnato con il sigillo della croce e viene “venduto al mondo” e nascono opere, opere, opere”
 

(P. Antonio Maria Sicari)


 Lo Scapolare carmelitano

L'Abitino che io porto

L'Abitino che io porto
è sicuro mio conforto
e lo stimo mio tesoro
più d'argento, gemme ed oro.

Da voi spero, o gran Signora, 

ciò che voi diceste allora
a Simone vostro amato,
dando l'Abito sacrato.

Prometteste certamente: 

chi lo porta piamente,
esentarlo da ria sorte
nella vita e dopo morte.

Ed il sabato che viene 

esentarlo dalle pene,
col sovrano Vostro zelo
poi condurlo là nel Cielo.

Orsù dunque, Verginella, 

Madre, Sposa, tutta bella,
me infelice liberate,
d'ogni mal mi preservate.

Aiutatemi nei guai 

quando afflitto sono assai,
e precisamente quando
la mia vita sta spirando.

Allor sì, datemi aita 

d'impetrar l'eterna vita,
e sfuggire in tutti i modi
di Lucifero le frodi.

Fate allora che, gioiendo 

e con gli Angeli godendo,
canti in dolce melodia,
«Viva, viva, del Carmine Maria»

Così sia.

martedì 15 aprile 2014


Canto a Gesù crocifisso

Se elevo a te, mio Dio, il mio grido d'amore,
 
non è affatto per il cielo che ci hai promesso;
e non è neppure l'inferno, con i suoi territori,
che mi fa allontanare dal tradirti.
Ma io ti amo, mio Dio, vedendoti così,
inchiodato su questa croce imporporata dal tuo sangue.
Sono le tue piaghe che amo, ed è la tua morte,
quel che amo è il tuo amore.
Al di là dei tuoi doni e delle tue speranze,
quand'anche non vi fossero né cielo, né inferno,
io lo so, mio Dio, che t'amerei ancora.
Amarti è mia felicità tanto quanto mio dovere.
Non mi accordare nulla, dunque, anche se t'imploro:
l'amore che ho per te non ha bisogno di speranza.

( Teresa d'Avila, carmelitana scalza)




Innanzi alla bellezza di Dio

Bellezza incomparabile 
Ch’ogni bellezza anneri,
innanzi a Te che l’anima
senza ferir feri,
ogni terreno amore
non con rimpianto muore.

Nodo che insiem sì varie 
Cose congiungi e tieni,
deh! Non ti scior! Se l’anima
stretta al suo Dio trattieni,
in gioie senza uguali
mutansi tosto i mali.

Quei che non è, all’Essere 
Che non ha fine unisci;
m’ami senza mio merito;
senza finir finisci.
Innanzi a Te, o Possente,
fai grande il mio niente. 

( Teresa d'Avila, carmelitana scalza)






Lamenti dell'esilio

Cammino interminabile, 

lungo e crudele esilio, 
terra in cui debbo vivere, 
soggiorno di perielio! 
Signore amabilissimo, 
concedimi d’uscire, 
ché ansiosa in Te d’immergermi, 
desidero morire. 

Da Te lontana, l’anima 
struggesi in duolo e in pianto: 
la vita è triste e lugubre, 
priva d’alcun incanto. 
Ohimè! Infelice e misera, 
costretta qui a soffrire!... 
Ansiosa in Te d’immergermi, 
desidero morire. 

Morte, benigna ascoltami, 
soccorri a tante pene, 
vibra i tuoi colpi amabili, 
spezza le mie catene! 
Che gioia, o Dilettissimo, 
lassù con Te venire!... 
Ansiosa in Te d’immergermi, 
desidero morire. 

L’amor terreno avvinghia 
a questa triste vita, 
ma l’alto amor etereo 
verso quell’altra incita. 
No, non si può più reggere: 
altrove è il mio desire. 
Ansiosa in Te d’immergermi, 
desidero morire. 

Questo terreno vivere 
è un’iterata guerra: 
la vera vita vivesi 
oltre la grama terra. 
Schiudi, Signor, l’empireo, 
fammi con Te venire, 
ché ansiosa in Te d’immergermi, 
desidero morire. 

Chi potrà mai dolersene 
Se questo fral perisce, 
quando in tal modo acquistasi 
il Ben che mai svanisce? 
Amarti, amarti, o Amabile, 
amarti e mai finire. 
Ansiosa in Te d’immergermi, 
desidero morire. 

L’anima afflitta spasima 
senza trovar ristoro. 
Ma chi potrìa non piangere 
lungi dal suo Tesoro? 
Vieni, Signore, ascoltami, 
non farmi più soffrire, 
ché ansiosa in Te d’immergermi, 
desidero morire. 

Se con sottile astuzia 
togliesi al suo elemento 
il pesce muore e termina 
ogni altro suo tormento. 
Io qui invece struggimi 
lungi da te a patire… 
Ansiosa in Te d’immergermi, 
desidero morire. 

Invano, o Dio, ti supplico, 
invan ti cerco e bramo: 
ognora a me invisibile, 
non senti che ti chiamo: 
onde infiammata spasimo 
mai stanca di ridire 
ché ansiosa in Te d’immergermi, 
desidero morire. 

Quando nei candid’Azzimi 
scendi nel petto mio, 
tosto il pensiero angustiami 
che poi n’andrai, mio Dio. 
E allor diffusa in lacrime 
Altro non so che dire, 
ché ansiosa in Te d’immergermi, 
desidero morire. 

Cessi, Gesù dolcissimo, 
quest’aspra pena mia! 
Appaghisi quest’anima 
che Te, Signor, desia! 
Fugate alfin le tenebre, 
possa pur io gioire, 
ché ansiosa in Te d’immergermi, 
desidero morire. 

Ma no, Signor! Innumeri 
sono i miei falli rii: 
è giusto che qui spasimi 
che qualche cosa espii. 
Alfin, però, i miei gemiti 
Degnati d’esaudire, 
ché ansiosa in Te d’immergermi, 
desidero morire. 



(Teresa d'Avila, carmelitana scalza) 


lunedì 10 febbraio 2014


Santa Teresa di Gesù
“Nada te turbi”


Un giorno la santa Madre Teresa di Gesù, intravide un bambino biondo che si dirigeva verso di lei.
Avvicinandosi, il piccolo le chiese chi fosse.
« Sono Teresa di Gesù », rispose la santa.
« E io sono Gesù di Teresa », disse il bimbo. 

POESIE DELLA SANTA MADRE TERESA DI GESU'.




Felicità di chi ama

Libero e lieto è il cuore innamorato
Che tutto e solo si concentra in Dio.
Per Lui rinuncia ad ogni ben creato,
per Lui si lascia in disdegnoso oblio.
Il suo pensiero è tutto in Lui sacrato,
ed Ei l’appaga in ogni suo desio.
Così, fra mezzo a questo mar sconvolto,
passa sereno nella pace avvolto.



Innanzi alla bellezza di Dio


Bellezza incomparabile

Ch’ogni bellezza anneri,
innanzi a Te che l’anima
senza ferir feri,
ogni terreno amore
non con rimpianto muore.

Nodo che insiem sì varie

Cose congiungi e tieni,
deh! Non ti scior! Se l’anima
stretta al suo Dio trattieni,
in gioie senza uguali
mutansi tosto i mali.

Quei che non è, all’Essere

Che non ha fine unisci;
m’ami senza mio merito;
senza finir finisci.
Innanzi a Te, o Possente,
fai grande il mio niente. 




Lamenti dell'esilio

Cammino interminabile,
lungo e crudele esilio,
terra in cui debbo vivere,
soggiorno di perielio!
Signore amabilissimo,
concedimi d’uscire,
ché ansiosa in Te d’immergermi,
desidero morire.

Da Te lontana, l’anima

struggesi in duolo e in pianto:
la vita è triste e lugubre,
priva d’alcun incanto.
Ohimè! Infelice e misera,
costretta qui a soffrire!...
Ansiosa in Te d’immergermi,
desidero morire.

Morte, benigna ascoltami,

soccorri a tante pene,
vibra i tuoi colpi amabili,
spezza le mie catene!
Che gioia, o Dilettissimo,
lassù con Te venire!...
Ansiosa in Te d’immergermi,
desidero morire.

L’amor terreno avvinghia

a questa triste vita,
ma l’alto amor etereo
verso quell’altra incita.
No, non si può più reggere:
altrove è il mio desire.
Ansiosa in Te d’immergermi,
desidero morire.

Questo terreno vivere

è un’iterata guerra:
la vera vita vivesi
oltre la grama terra.
Schiudi, Signor, l’empireo,
fammi con Te venire,
ché ansiosa in Te d’immergermi,
desidero morire.

Chi potrà mai dolersene

Se questo fral perisce,
quando in tal modo acquistasi
il Ben che mai svanisce?
Amarti, amarti, o Amabile,
amarti e mai finire.
Ansiosa in Te d’immergermi,
desidero morire.

L’anima afflitta spasima

senza trovar ristoro.
Ma chi potrìa non piangere
lungi dal suo Tesoro?
Vieni, Signore, ascoltami,
non farmi più soffrire,
ché ansiosa in Te d’immergermi,
desidero morire.

Se con sottile astuzia

togliesi al suo elemento
il pesce muore e termina
ogni altro suo tormento.
Io qui invece struggimi
lungi da te a patire…
Ansiosa in Te d’immergermi,
desidero morire.

Invano, o Dio, ti supplico,

invan ti cerco e bramo:
ognora a me invisibile,
non senti che ti chiamo:
onde infiammata spasimo
mai stanca di ridire
ché ansiosa in Te d’immergermi,
desidero morire.

Quando nei candid’Azzimi

scendi nel petto mio,
tosto il pensiero angustiami
che poi n’andrai, mio Dio.
E allor diffusa in lacrime
Altro non so che dire,
ché ansiosa in Te d’immergermi,
desidero morire.

Cessi, Gesù dolcissimo,

quest’aspra pena mia!
Appaghisi quest’anima
che Te, Signor, desia!
Fugate alfin le tenebre,
possa pur io gioire,
ché ansiosa in Te d’immergermi,
desidero morire.

Ma no, Signor! Innumeri

sono i miei falli rii:
è giusto che qui spasimi
che qualche cosa espii.
Alfin, però, i miei gemiti
Degnati d’esaudire,
ché ansiosa in Te d’immergermi,
desidero morire. 

 
Teresa d'Avila, carmelitana scalza. 




Canto a Gesù crocifisso

Se elevo a te, mio Dio, il mio grido d'amore,

non è affatto per il cielo che ci hai promesso;
e non è neppure l'inferno, con i suoi territori,
che mi fa allontanare dal tradirti.
Ma io ti amo, mio Dio, vedendoti così,
inchiodato su questa croce imporporata dal tuo sangue.
Sono le tue piaghe che amo, ed è la tua morte,
quel che amo è il tuo amore.
Al di là dei tuoi doni e delle tue speranze,
quand'anche non vi fossero né cielo, né inferno,
io lo so, mio Dio, che t'amerei ancora.
Amarti è mia felicità tanto quanto mio dovere.
Non mi accordare nulla, dunque, anche se t'imploro:
l'amore che ho per te non ha bisogno di speranza.

( Teresa d'Avila, carmelitana scalza)