La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.

Martin Luther King

Se vedi la carità, vedi la Trinità.

( Sant'Agostino )

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giovedì 17 luglio 2014

RICORDANDO

SAN PIO DA PIETRALCINA


mercoledì 16 luglio 2014

SAN PIO DA PIETRALCINA

VOCE DI PADRE PIO


SAN PIO DA PIETRALCINA
SAN PIO DA PIETRALCINA
Padre Pio e "Barbablù"
intervista a Padre Gabriele Amorth di Raffaele Iaria



Semplice strumento nelle mani di Dio, scuoteva per amore: presso di lui vi erano soltanto anime da salvare e "non dava il dolce a chi aveva bisogno del purgante", come diceva con una sua colorita espressione.

Ma è riconosciuto anche l'umorismo e il buonumore di padre Pio, conversatore vivace e brillante, sorriso leale, aperto e cordiale. Sapeva amare genuinamente e semplicemente come ama e si comporta un "uomo naturale"; trattava familiarmente con tutti e familiarmente risolveva i problemi, anche quelli vasti e complicati.

Insomma chi si era formato l'idea del "fraticello", si trova davanti un frate "robusto, forte nella persona e nei modi", vede venirsi incontro "un antico guerriero dalla tonaca scura aperta sul collo, pieno di energia e vigore".

SAN PIO DA PIETRALCINA


Le vessazioni e tentazioni del Maligno

Per tutto il corso della sua vita, ma in special modo fino ai 30 anni, Padre Pio fu duramente provato e tentato dal demonio che ha una rilevanza fondamentale nella vita del “frate stigmatizzato”. Satana non potendo affliggerlo con l'ossessione ne’ con la possessione, non gli ha risparmiato ogni sorta di tentazioni attaccando insistentemente la sua anima per allontanarlo da quella fede devota e strapparlo a Dio. Padre Pio fu tentato da Satana in tutti i modi, tuttavia non ha mai ceduto alle fosche trame e alle lusinghiere ed allettanti promesse che gli prospettava il maligno. I dubbi, la svogliatezza, i sentimenti di indifferenza e di sgomento furono frequentissimi, essi arrivavano a colpire nell'intimo il povero fraticello e le argomentazioni più frequenti che si instauravano con i suoi direttori spirituali vertevano quasi esclusivamente su tutte quelle amare e pesanti tribolazioni che a causa del demonio la sua anima era costretta a patire. Le vessazioni diaboliche furono dirette proprio ad impedire che avesse contatti anche solo epistolari con i suoi direttori spirituali.

Come scrive Padre Tarcisio da Cervinara desumendolo da brani tratti dall'Epistolario: "Il diavolo mette tutto il suo diabolico artificio per impedire che riveda Padre Agostino, come pure cerca di ostacolarlo ogni volta che vorrebbe scrivergli, vorrebbe privarlo anche della sua direzione spirituale, vera tavola di salvezza; e Padre Pio deve farsi sempre tanta forza ogni volta che deve comunicare a Padre Agostino le sue cose, specialmente quando si tratta di rivelare al padre spirituale le infernali insidie”. "I cosacci" poi pretendono dal Padre che, nel ricevere una lettera dal suo direttore spirituale, egli la strappi prima di aprirla o che la getti nel fuoco, dicendogli che: "se ciò facevo si sarebbero ritirati per sempre e non mi avrebbero più molestato". In una lettera di Padre Agostino- scrive ancora Padre Tarcisio da Cervinara, ricavando i testi delle lettere dall'Epistolario del frate stigmatizzato - il foglietto arrivò in bianco; ed in un'altra lettera il foglietto fu trovato tutto imbrattato di inchiostro. Padre Pio annota a questo punto: " Le lettere scritte ci sembrano in principio illeggibili, ma dietro che vi ponemmo sopra il crocifisso si fece un po' di luce tanto da potersi leggere sebbene a stento". Il Padre pensa che in questi casi vi sia una vendetta di Barbablu'. (Il diavolo nella vita di Padre Pio Padre Tarcisio Da Cervinara pagg.38-39 Ed. Padre Pio da Pietrelcina). Padre Pio era convinto però che tutto ciò rientrasse nei disegni di Dio e pertanto accettava con umile rassegnazione qualunque circostanza dettata dal volere del Cielo.

"Le tentazioni", - dice il suo direttore spirituale - "sono come il fuoco che purificano. Esse sono come colpi di martello e di scalpello con cui il divino Artefice, prepara le pietre, cioè le anime elette, che dovranno far parte dell'edificio eterno" - ed ancora - " Sembra a prima vista che le tentazioni macchino anzichè purificare lo spirito. Ma non è così. Le tentazioni sono come il sapone, il quale diffuso sui panni sembra imbrattarli ed in verità li purifica. L'essere tentato, è segno evidente che l'anima è ben accetta da Dio. Le tentazioni quindi non sono un castigo, ma prove di amore, e bisogna gioire per questo. Sono segno di predilezione divina, sono la prova dell'anima che Dio vuole sperimentare quando la vede in forze necessarie a sostenere il combattimento ed intessersi il serto della gloria".(Il Diavolo nella vita di Padre Pio - pag.53 - Padre Tarcisio Da Cervinara).

PENSIERI DI SAN PIO


È per mezzo delle prove che Dio 
vincola a sé le anime a lui dilette.



In verità mi sembra inconcepibile come uno, che ha intelligenza e coscienza, possa insuperbirsi.

Non ti dar troppo fastidio di guarire il tuo cuore, giacché la tua pena lo renderebbe più infermo.

L'umiltà e la carità vanno di pari passo. L'una glorifica e l'altra santifica.

L'umiltà e la purezza dei costumi sono ali che elevano fino a Dio e quasi divinizzano.


Quanto più amaro avrai, tanto più amore riceverai.

Guardiamo prima in alto e poi guardiamo noi stessi.

L'infinita distanza che intercorre tra l'azzurro e l'abisso genera umiltà.

 Bisogna amare, amare, amare e niente più.

L'umiltà è verità, la verità è umiltà.

Non bisogna scoraggiarsi, perché se nell'anima vi è il continuo sforzo di migliorare, alla fine il Signore la premia facendo fiorire in lei ad un tratto tutte le virtù come in un giardino fiorito.

Il dovere prima di ogni altra cosa, anche santa.

Nulla di più nauseante di una donna, massimamente se è sposa, leggera, frivola ed altezzosa.

La sposa cristiana deve essere una donna di soda pietà verso Dio, angelo di pace in famiglia, dignitosa e piacevole verso il prossimo.

mercoledì 11 giugno 2014

 E nuove forze avranno quelli che sperano in Gesù...

domenica 8 giugno 2014



Padre Pio proteggi le Anime di Dio.

Un servo non è più grande del suo padrone.

(Gv 15,18-21)



Per comprendere perché l’odio del mondo si scatena contro i servi di Dio, e in modo particolare contro gli amici di Cristo Signore, è bene leggere il Libro della Sapienza. Quella rivelazione accompagnerà tutta la storia di fede. Il Vangelo si vive all’ombra e sotto la luce di questa potente parola di Dio data a noi come certezza del suo amore.

Dicono fra loro sragionando: «La nostra vita è breve e triste; non c’è rimedio quando l’uomo muore, e non si conosce nessuno che liberi dal regno dei morti. Siamo nati per caso e dopo saremo come se non fossimo stati: è un fumo il soffio delle nostre narici, il pensiero è una scintilla nel palpito del nostro cuore, il corpo diventerà cenere e lo spirito svanirà come aria sottile. Il nostro nome cadrà, con il tempo, nell’oblio e nessuno ricorderà le nostre opere. La nostra vita passerà come traccia di nuvola, si dissolverà come nebbia messa in fuga dai raggi del sole e abbattuta dal suo calore. Passaggio di un’ombra è infatti la nostra esistenza e non c’è ritorno quando viene la nostra fine, poiché il sigillo è posto e nessuno torna indietro.

Venite dunque e godiamo dei beni presenti, gustiamo delle creature come nel tempo della giovinezza! Saziamoci di vino pregiato e di profumi, non ci sfugga alcun fiore di primavera, coroniamoci di boccioli di rosa prima che avvizziscano; nessuno di noi sia escluso dalle nostre dissolutezze. Lasciamo dappertutto i segni del nostro piacere, perché questo ci spetta, questa è la nostra parte. Spadroneggiamo sul giusto, che è povero, non risparmiamo le vedove, né abbiamo rispetto per la canizie di un vecchio attempato. 

La nostra forza sia legge della giustizia, perché la debolezza risulta inutile.

Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta. Proclama di possedere la conoscenza di Dio e chiama se stesso figlio del Signore. È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita non è come quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade. Siamo stati considerati da lui moneta falsa, e si tiene lontano dalle nostre vie come da cose impure. Proclama beata la sorte finale dei giusti e si vanta di avere Dio per padre. 

Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine. Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione. Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà». 

Hanno pensato così, ma si sono sbagliati; la loro malizia li ha accecati. Non conoscono i misteriosi segreti di Dio, non sperano ricompensa per la rettitudine né credono a un premio per una vita irreprensibile. Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura. Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono (Sap 2,1-24).

Gesù con la sua santità ha crocifisso il mondo sull’altare della sua falsità. Il mondo crocifisso, crocifigge Cristo sull’altare della purissima verità. Questa duplice crocifissione accompagnerà tutta la storia dell’umanità. 
Dove vi è un vero discepolo del Signore lì vi è anche il mondo crocifisso nella sua falsità e il cristiano crocifisso nella sua verità. 

Dove non vi è crocifissione della falsità neanche vi è crocifissione della verità. Mondo e cristiano vivono di un tacito accordo di non crocifissione.
Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. 

Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. 

Ricordatevi della parola che io vi ho detto: 
“Un servo non è più grande del suo padrone”. 
Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.

Chi non viene crocifisso dal mondo attesta con la sua vita che lui non ha crocifisso il mondo. 
Rivela che lui non è un vero discepolo del Signore. I falsi discepoli di Cristo Gesù dal mondo sono onorati, con essi scendono anche a patti, stringono alleanze. Vivono collusi nel male e in ogni iniquità. Non è la celebrazione di una Santa Messa che mi rivela cristiano vero. È la vera condanna del male che mi fa vero in Gesù. 


Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci veri discepoli del Signore.

giovedì 8 agosto 2013

Amerei essere trafitto con una lama fredda, 

anziché dare volontariamente 

dispiacere a qualcuno.

(Padre Pio)


Oh se avessi infiniti cuori, tutti i cuori del 

cielo e della terra, della Madre tua, o Gesù, 

tutti, tutti li offrirei a te!


(Padre Pio)


Tieni per fermo che quanto più un'anima è a 

Dio gradita, tanto più dovrà essere provata. 

(Padre Pio)

Il Cuore del nostro divin Maestro non ha legge 

più amabile di quella della dolcezza, 

dell'umiltà e della carità.


(Padre Pio)

giovedì 25 luglio 2013








dal web


Intervista a Padre Gerardo Di Flumeri,
 ( tornato alla casa del Padre Celeste l'8 maggio 2005) vice Postulatore del Processo di Beatificazione e Canonizzazione di Padre Pio.

Padre Pio


Padre Pio nel confessionale

Domanda: Si dice però che fosse burbero con chi si rivolgeva a lui. 

PADRE GERARDO: Burbero? Se permette, non le do la mia testimonianza, ma cito lo stesso Padre Pio. In una lettera al suo padre spirituale parla «delle sfuriate che a volte ho fatto». E le spiega così: «Come è possibile vedere Dio che si contrista pel male e non contristarsi parimenti? Veder Dio che è sul punto di scaricare i suoi fulmini, e per pararli altro rimedio non vi è se non alzando una mano a trattenere il suo braccio, e l’altra rivolgerla concitata al proprio fratello, per un duplice motivo: che gittino via il male e che si scostino, e presto, da quel luogo dove sono, perché la mano del giudice è per scaricarsi su di esso? […] Ahimé! quante volte, per non dire sempre, mi tocca dire a Dio giudice, con Mosè: o perdona a questo popolo o cancellami dalla vita». 


La fama di Padre Pio è dovuta soprattutto alle guarigioni miracolose e ai fenomeni “straordinari”. Quale era, in realtà, la natura dei suoi miracoli? 

PADRE GERARDO: A differenza di quanto si crede, la maggior parte dei suoi miracoli è di ordine spirituale, e non di ordine fisico. Si tratta di un aspetto poco conosciuto, ma è una realtà della vita di Padre Pio, sia quando era in vita sia da morto. La conversione del cuore, molte volte, è più stupefacente della guarigione fisica. E poi, se parliamo di miracoli, il vero, principale miracolo era Padre Pio. Un uomo che vive crocifisso, con cinque piaghe aperte nel corpo e sanguinanti, non per un giorno o due ma per cinquanta anni, è un miracolo vivente. E c’è anche un altro miracolo, da lui compiuto: quello della carità. Su questa montagna, Padre Pio ha costruito un ospedale. E poi c’è il miracolo dell’ubbidienza: nonostante tante incomprensioni, Padre Pio ha sempre obbedito alle autorità della Chiesa. 

Padre Pio aveva pudore a mostrare le stimmate. Lei invece ha avuto modo di vederle da vicino. Quale fu la sua impressione? 

PADRE GERARDO: Quando Padre Pio celebrava la santa messa, toglieva i mezzi guanti con cui proteggeva le piaghe delle mani. In quel momento, le stimmate erano visibili. Non solo a chi serviva la messa, come a me che l’ho servita tante volte al suo fianco, ma anche a tutti i fedeli che erano in chiesa. Sì, io ho visto le piaghe sulle palme e sui dorsi delle mani, tante volte, a vicinanza di meno di un metro. E molte volte, da quelle piaghe, ho visto sgorgare il sangue, che colava sulla tovaglia dell’altare. Posso testimoniarlo. 

Quando gli erano venute? 

PADRE GERARDO: Il 20 settembre del 1918, pochi mesi dopo il suo arrivo qui nel convento, le stimmate apparvero nel suo corpo, clamorosamente e definitivamente. In realtà gli erano venute già nel 1910, a Piana Romana, nelle campagne di Pietrelcina. Ma, in seguito alle preghiere rivolte al Signore da Padre Pio, erano rimaste invisibili. In quel periodo, i segni della passione del Signore apparvero ad intermittenza sul suo corpo. Però, anche quando non erano visibili, era sempre presente il dolore, che si faceva sentire «specie in qualche circostanza e in determinati giorni», come scrive in una lettera al direttore spirituale. 

Come viveva Padre Pio questo fenomeno straordinario che lo segnava nella carne? 

PADRE GERARDO: Come ha detto lei: con estremo pudore. «Questi segni esterni mi sono di una confusione e di una umiliazione indescrivibile ed insostenibile», scrive in una lettera al direttore spirituale. Delle stimmate, non parlava mai. Non le mostrò nemmeno al padre Agostino Gemelli, l’illustre medico fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che il 18 aprile 1920 venne in convento. Al direttore spirituale, descrivendo come avvenne la sua crocifissione, dice: «Da quel giorno in qua io sono ferito a morte. Sento nel più intimo dell’anima una ferita che è sempre aperta, che mi fa spasimare assiduamente». E ancora: «Innalzerò forte la mia voce a Lui e non desisterò dallo scongiurarlo affinché per sua misericordia ritiri da me, non lo strazio, non il dolore […] ma questi segni esterni. […] Mio Dio! è giusto il castigo e retto il tuo giudizio, ma usami alfine misericordia».

sabato 6 luglio 2013

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1.L’uomo  è stato creato per amare la vita, ed è finito per distruggere la vita…

2.Quando il mondo è stato affidato all’uomo era un giardino. L’uomo lo ha trasformato in un rovaio pieno di veleni.




3.Gli uomini hanno abbandonato la giusta strada, per avventurarsi in viottoli che finiscono nel deserto dell’ingiustizia e della violenza…

4.L’uomo era stato creato per amare la vita, ed è finito per distruggere la vita…



5.L’amore dell’uomo per l’uomo è diventato una vuota parola. Come potete comprendere che Gesù vi ami, se voi non sapete amare nemmeno quelli che mangiano alla stessa vostra tavola?


6.Ricordatevi: fedeltà a tutta prova al Santo Padre, pietà profonda per coloro che sono inviati a strappare la fede, ma non ci riusciranno! 
Le porte dell’inferno giammai prevarranno contro la Chiesa di Dio.

(Padre Pio)



giovedì 6 dicembre 2012



venerdì 7 settembre 2012

AD IMMAGINE DI CRISTO




OMAGGIO A PADRE PIO. IL FRATE UMILE.
Dipinto dell' esimio Artista Paolo De caro


domenica 24 giugno 2012



L'angelo custode in una lettera di Padre Pio a una sua figlia spirituale.

"Il tuo buon angelo custode vegli sempre su di te, sia il tuo condottiero che ti guida per l'aspro sentiero della vita; ti custodisca sempre nella grazia di Gesù, ti sostenga con le sue mani: ti protegga sotto le sue ali da tutte le insidie del mondo, del demonio e della carne.

Abbi grande devozione a questo benefico angelo. Com'è consolante il pensiero che vicino a noi sta uno spirito, il quale dalla culla alla tomba non ci lascia mai un istante, nemmeno quando osiamo peccare! Questo spirito celeste ci guida, ci protegge come un amico, come un fratello.

E' oltremodo consolante il sapere che questo angelo prega incessantemente per noi, offre a Dio tutte le buone azioni e opere che compiamo, i nostri pensieri, i nostri desideri, se puri.

Non dimenticare questo invisibile compagno, sempre presente,sempre pronto ad ascoltarci, più pronto ancora a consolarci. O deliziosa intimità, o beata compagnia, se sapessimo comprenderla! Abbilo sempre davanti agli occhi della mente, ricordati spesso della presenza di quest'angelo, ringrazialo, pregalo, tienigli sempre buona compagnia. Apriti e confida a lui i tuoi dolori; abbi continuo timore di offendere la purezza del suo sguardo: Sappilo e fissalo bene nella mente. Egli è così delicato, così sensibile. A lui rivolgiti nelle ore di suprema angoscia e ne esperimenterai i suo benefici effetti.

Non dir mai di essere sola a sostenere la lotta con i nostri nemici; non dir mai di non avere un'anima alla quale puoi aprirti e confidarti. Sarebbe un grave torto che si farebbe a questo messaggero celeste".


Padre Pio


 ( Pietrelcina, 15 luglio 1915 - epistola III, 82